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Finché c’è Luka Doncic, c’è speranza per i Dallas Mavericks. Tutto sta nel capire quanta. Basta davvero pochissimo per ritrovarsi, nel giro di un anno, da autori di una run profonda a (magari) mancare i Playoffs – i Texani lo sanno meglio di chiunque altro, essendoci passati fra 2022 e 2023. In questa NBA, per restare a lungo ai massimi livelli, servono due fattori: fortuna e progettualità. Se il primo di essi è incontrollabile e imprevedibile, il secondo aspetto è quello davvero rilevante. Questo nucleo può restare stabile e addirittura migliorare, servono semplicemente mosse oculate e fiducia nei propri mezzi, senza farsi influenzare dopo una sconfitta alle Finals. Vediamo quali sono le priorità per la post-season:

  • il contratto di Derrick Jones Jr.

Il miglior contratto a disposizione della squadra, in relazione al rendimento. Derrick Jones Jr. si è affermato non solo come un titolare inamovibile della squadra allenata da coach Jason Kidd, ma anche e soprattutto come uno dei migliori role player di questi Playoffs: 5° miglior on/off di squadra, con lui in campo gli avversari segnano 4.6 punti per 100 possessi in meno rispetto a quando è fuori – 3° miglior dato dei Mavs; frequenza al ferro oltre l’80esimo percentile, ideale lob threat per Luka Doncic soprattutto sui tagli dal lato debole, e tiratore dal 45% sulle triple dall’angolo ai Playoffs, conclusione che Dallas cerca moltissimo – 4° ai Playoffs per corner three frequency. La sua versatilità difensiva ha pochi eguali in NBA, potendo agire sia come PoA perimetrale sia come rim protector secondario di livello, rimediando inoltre con la propria verticalità alla stazza di corpaccioni più grandi, che talvolta si è trovato a marcare:

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Si può notare come si passi dalla maggior minaccia avversaria sul perimetro a veri e propri lunghi quali Holmgren o Towns

La peculiarità del contratto di DJJ è che si tratta di un minimo salariale con un impatto sul cap di poco più di $2 milioni, sostanzialmente nulla. Le cifre che potrà chiedere in estate, firmando per un’altra squadra, sono probabilmente superiori a qualunque numero i Dallas Mavericks possano mettere insieme, comunque limitato da svariate opzioni:


  • non-bird rights: Jones non ha maturato i Bird Rights, un male per i texani e per il giocatore, qualora davvero voglia rimanere. Una soluzione potrebbe essere quella già adottata dai Bucks con Bobby Portis: un 1+1, con player option al secondo anno, che offra al giocatore cifre ridotte per un’altra stagione, per poi rifiutare l’opzione seguente e ri-firmare a cifre più alte, quelle degli Early Bird Rights (QUI un esempio pratico);
  • tax MLE: con 13 contratti potenziali a roster, i Mavericks sono in zona luxury tax. La tax Mid-Level Exception si aggira attorno ai $5.2 milioni, ed è a disposizione per un’altra offerta di 1+1, ma a cifre più elevate di quelle dei non-Bird.
  • liberare spazio per offrire la piena MLE: come detto, nella situazione attuale Dallas si troverebbe poco al di sotto del primo apron, senza accesso alla piena Mid-Level Exception da $12.9 milioni, per la quale servirebbe liberare ulteriore spazio salariale

Ad ogni modo, per far sì che Derrick Jones Jr. resti, serve anche la volontà del giocatore – che, secondo quanto emerso finora, sembrerebbe esserci. Con la sua collaborazione, anche solo una delle prime due opzioni potrebbe non essere affatto male per i Mavericks, che non avrebbero bisogno di tagliare fondi. Altrimenti, la via è la seguente:

  • sbarazzarsi di Tim Hardaway Jr.

Il terzo scorer di Dallas in regular season non ha praticamente visto il campo in questi Playoffs. Siamo passati da 26.8 minuti e 14.4 punti di media a, rispettivamente, 13.0 e 4.7 – con ben 8 partite di inattività all’interno della run dei suoi. La scelta di questo mancato utilizzo dipende in primis dal miglior fit difensivo da parte degli altri esterni con un back-court composto da Doncic e Irving, con maggior taglia a coprire i due pur sacrificando qualcosa in termini di spaziature. L’archetipo di Hardaway è infatti buonissimo in serate in cui il tiro entra, dal momento che vive di scoring e pochissima creation per altri, ma diventa estremamente negativo quando la produzione dal lato di campo teoricamente “buono” è nulla o sotto la media, come nel caso di Gara 3 delle NBA Finals:

Al di là di discorsi sul “terzo scorer” stagionale, si tratta anche del terzo contratto più pesante a libro paga per Dallas, con circa $16.2 milioni previsti per la stagione 2024/25. Se i Mavericks vogliono liberare un po’ di spazio per trattenere Derrick Jones Jr., possono farlo scambiando il suo “contrattone”, magari allegando la pick #58 di quest’anno per indorare la pillola – a tal proposito, il Draft 2024 potrebbe essere un’ottima data per effettuare lo scambio. Altrimenti, si può provare a creare un pacchetto per ottenere un upgrade, aggiungendo per esempio un altro giocatore in aria di estensione come Jaden Hardy, che ha fatto il suo in questi Playoffs e che sicuramente può risultare interessante per altre squadre – sebbene non sia da escludere che Dallas voglia trattenerlo.

  • agire in fretta, ma con cautela

Tolte mosse minori, come la decisione sul contratto non-garantito di Dante Exum, non ci sono altre sliding doors troppo rilevanti. I texani dovranno agire in fretta, dato che col nuovo CBA le negoziazioni potranno partire immediatamente dopo le Finals, ma senza farsi prendere troppo dalla foga. Arrivare così vicini al titolo dopo essere usciti da una Western Conference dal livello folle deve essere un pilastro in termini di consapevolezza per questo nucleo, giovane e con una superstar che si appresta probabilmente a entrare nel proprio peak. Non dimentichiamo, inoltre, che questa squadra ha cambiato volto appena alla trade deadline della passata stagione, conta su role player perfetti per circondare Doncic ma mai passati a questi livelli o per carenze delle squadre precedenti (Daniel Gafford, PJ Washington) o per inesperienza (lo stesso Hardy, ma soprattutto Dereck Lively II). In questa NBA la stabilità e i progetti a lungo termine sembrano ripagare più che mai, molto più di All-In o scambi casuali che hanno portato solo a esiti negativi – un esempio è quello dei Lakers dopo il 2020, ma si potrebbe pensare anche a squadre come gli Hawks che hanno toccato la Conference Finals nelle ultime stagioni ma che, faticando in seguito, si sono perse in scambi che non hanno ripagato (in questo caso, Dejounte Murray). Ciò non significa che, qualora si presentasse l’occasione di impacchettare THJ e Hardy per un role player di livello o di assemblare un pacchetto per una stella scontenta, non lo si debba fare. Anzi, dopo questo percorso sicuramente Dallas si è fatta più “attraente” per giocatori esterni desiderosi di competere – e di contratti per arrivarci, come quelli di Maxi Kleber o di Josh Green, ce ne sono. Semplicemente, serve cautela, perché è davvero un attimo a sacrificare un paio di pezzi di rotazione per un singolo injury prone o che renda al di sotto delle aspettative. Gli estremi per un altro paio di stagioni da contender assoluta ci sono tutti, così come la possibilità di tornare alle NBA Finals – e magari di vincerle. Sta ai Mavericks, con un po’ di fortuna, decidere se e come sfruttare i mezzi a disposizione.