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Questo articolo, scritto da Chris Fedor per cleveland.com e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 settembre 2021.


Cosa dovrebbe sacrificare Cleveland per arrivare a Ben Simmons? È questa la domanda che i Cavaliers, così come tante altre squadre NBA, si stanno ponendo di questi tempi.

È ormai noto che Simmons non giocherà più ai Philadelphia 76ers, né si presenterà all’imminente training camp. Coach Doc Rivers ha pubblicamente spiegato che vorrebbe fargli cambiare idea, ma nel frattempo Daryl Morey, President of Basketball Operations dei Sixers, si sta guardando intorno alla ricerca di trade soddisfacenti.

Molti all’intento della Lega credono che Philadelphia stia utilizzando un approccio paziente, in attesa che altre star dichiarino di volersi trasferire, per poi affondare il colpo utilizzando Simmons come nucleo dello scambio. Ma se questo non succederà – o se nessuno accontenterà le richieste di Daryl Morey – potrebbe crearsi una situazione di stallo.

Da un lato, chiedere molto in cambio è ragionevole: Simmons ha solo 25 anni, è già stato un All-Star per 3 volte e ha un potenziale da DPOY; inoltre, come ulteriore misura di sicurezza, il suo contratto scadrà nel 2025. Senza dimenticarsi ovviamente del suo potenziale, dettato dalla sua grandissima visione di gioco, unita ad una stazza di 211 centimetri per 108 kg.

Dall’altro lato, però, a Simmons mancano ancora diverse cose per essere considerato una superstar. Le carenze iniziano dal tiro, ovviamente, ma si estendono alla personalità e all’aggressività, come sintetizzato da quella ormai celebre non-schiacciata in Gara 7 contro gli Hawks. Questo ha portato ad una serie di domande: può Simmons in futuro essere decisivo in una squadra da titolo? E può davvero stare in campo nei finali di partite importanti, tenendo conto anche del 59.7% ai liberi in carriera e del “Hack-a-Ben” che gli avversari possono adottare?

FOTO: Philadelphia Inquirer

Cleveland e Philly hanno parlato, ma i due front office per ora sembrano pessimisti sulle possibilità di chiudere; i Cavs, in ogni caso, stanno continuando a monitorare la situazione, che è complicata. L’operazione richiederebbe il sacrificio di asset importanti, ma forse non è questo che vuole Philadelphia, date le ambizioni della franchigia. Ai Sixers serve aiuto immediato, non futuro.

Kevin Love è un’opzione: Cleveland vorrebbe sbarazzarsi di lui, ma il suo stipendio da $31 milioni è un ostacolo. Guadagnando quasi quanto Simmons, la soluzione sarebbe qualche altro asset o, più ragionevolmente, il coinvolgimento di altre squadre nella trade. I Sixers vorrebbero altro, nonostante Love tecnicamente potrebbe essere un buon fit per Embiid.

Anche il caso Ricky Rubio è da esaminare: lo spagnolo, MVP dei Mondiali del 2019, ha un solo anno di contratto, a $17.8 milioni; la squadra lo gradisce molto, anche per la sua leadership, ma per arrivare a grandi giocatori bisogna sacrificare diverse pedine.

Fatti questi due i nomi, è innanzitutto da chiarire che Jarrett Allen e Lauri Markkanen non potranno essere scambiati fino a dicembre – due mesi dopo l’inizio della stagione – e che quindi subentra anche il discorso delle tempistiche con cui si muoverà Phila; mentre Evan Mobley e Darius Garland sono intoccabili per i Cavs.

Restano, dunque, due nomi: Collin Sexton e Isaac Okoro. E potenzialmente si potrebbero offrire anche alcune scelte, ma Philly non vuole protezioni eccessive su di esse e questo renderebbe il tutto davvero molto rischioso per i Cavs.

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Sappiamo che Morey non è solito abbassare il prezzo delle sue pedine. La trade (non necessariamente a due team) potrebbe funzionare con un package formato da Love e Sexton, più scelte al primo giro. Ne varrebbe la pena per i Cavs? Cosa potrebbero raggiungere con lui nei prossimi anni? E troveranno altre squadre disponibili per facilitare l’affare, nonostante la stagione stia per iniziare?

Per Ben Simmons ci sono più domande che risposte. Per adesso, forse, bisogna solo attendere… così come i Sixers stanno facendo.