Questo contenuto è tratto da un articolo di Keith Smith per CelticsBlog, tradotto in italiano da Edoardo Viglione per Around the Game.


Il 15 dicembre è una data molto importante per l’NBA, perché quasi tutti i giocatori che hanno firmato un contratto durante l’estate possono essere coinvolti in una trade. Si può dire, praticamente, che il trade market sia cominciato allora.


C’è una finestra di due mesi fino alla deadline del 10 febbraio. Nonostante nessuna trade importante sembri imminente, nelle ultime quattro stagioni sono stati ufficializzati diversi scambi proprio in queste prime settimane. È lecito aspettarsi qualche colpo di scena? Molto probabilmente, non in casa Boston Celtics.

Secondo i rumors, Brad Stevens e soci non sembrano molto attivi sul trade market, ed è comprensibile. I biancoverdi per il momento hanno il miglior record della lega, un nuovo head coach e un roster profondo, in cui è rientrto anche Robert Williams con il suo eccezionale apporto in fase difensiva.

Per ora l’unica mossa è stato il rinnovo di Al Horford fino al 2025. Non ci sono posti liberi a roster, ma Justin Jackson e Noah Vonleh hanno un contratto non garantito, così come Luke Kornet (che, però, è un giocatore di rotazione in Regular Season e quindi difficilmente verrà tagliato).

Boston è attualmente 25 milioni e mezzo di dollari oltre la luxury tax e presumibilmente potrebbe esserci l’intenzione di abbassare tale cifra, considerato anche che in estate Grant Williams batterà cassa e Jaylen Brown sarà eleggibile per l’estensione salariale. I Celtics, in ogni caso, non sembrano nella posizione di dovere assolutamente abbassare il monte stipendi, non ci dovrebbero essere rischi che un giocatore di rotazione possa essere scambiato per questo.

Un possibile partente potrebbe essere Payton Pritchard, considerando che il reparto point guard è il più affollato, con Marcus Smart, Derrick White e Malcom Brogdon. Se tutti e tre dovessero essere disponibili, difficilmente Pritchard otterrebbe minuti; ma dato che spesso Smart e Brogdon sono soggetti a riposi o acciacchi fisici, non sarebbe una mossa prudente privarsi di Payton.

Un altro che potrebbe lasciare il Massachusetts è Danilo Gallinari, al momento ai box per l’infortunio al legamento crociato anteriore. Il suo stipendio di sei milioni e mezzo di dollari potrebbe rivelarsi utile per pareggiare un altro contratto in qualche ipotetica trade, ma difficilmente Boston deciderà di privarsi di lui prima ancora che abbia giocato una partita al TD Garden.

I due più indiziati a partire sono, come detto, Noah Vonleh e Justin Jackson: se i Celtics dovessero decidere di risparmiare qualche milione, potrebbero cedere giocatori che non fanno parte delle rotazioni.

Le TPEs

Un altro argomento-chiave in casa Celtics riguarda le Traded Player Exceptions,che ricordiamo non possono essere aggregate tra di loro. Di quali TPE dispongono i Celtics, e quando scadono?

La più vicina alla scadenza è quella da 6.9 milioni generata dalla trade-Hernangomez, che scadrà il prossimo 19 gennaio. Ce n’è sono cinque, invece, che scadono il 10 febbraio: una da 5.9 milioni derivante dalla trade-Schroder, una da 2.2 milioni che arriva dalla trade-Bol Bol e poi una da 1.9, una 1.8 e una da 1.7 che derivano rispettivamente dagli scambi che hanno coinvolto PJ Dozier, Enes Freedom Kanter e Bruno Fernando.

A proposito di eccezioni, i Celtics dispongono anche di una Disabled Player Exception, ottenuta quando hanno dichiarato che Gallinari resterà fermo per tutta la stagione. Che significa? Vuol dire che i Celtics possono firmare un giocatore a 3.2 milioni di dollari, ovvero la metà del contratto di Danilo (via trade o dal mercato dei free agent).

Il contratto che Boston assorbirebbe con al DPE, per regolamento, deve necessariamente scadere a fine stagione. Probabilmente, quindi, che i Celtics attendano i buyout, per firmare un veterano alla ricerca di una contender.

Draft picks

I Celtics, infine, sono ben messi per quanto riguarda le scelte, anche se nel 2023 staranno a guardare al primo giro per il terzo anno consecutivo. Al Draft 2021 non scelsero perché scambiarono la propria scelta ai Thunder nell’ambito della trade che permise il ritorno di Horford in biancoverde; allo scorso Draft, invece, la scelta dei Celtics è andata agli Spurs nella trade per Derrick White. Quest’anno infine i diritti della first round pick di Boston li detengono i Pacers, grazie alla trade per Brogdon. Nelle prossime stagioni, invece, Boston detiene tutte le prime scelte, fatta eccezione per quella del 2028 (pick swap con i San Antonio Spurs).

Più complicato, invece, il discorso delle scelte al secondo giro disponibili. Al Draft 2023 i Celtics avranno la pick di Portland, e inoltre ne otterranno una tra Miami, Houston e Dallas, mentre la propria andrà a Charlotte o a Washington (quella che otterrà la second round pick del prossimo Draft, avrà i diritti su quella dei Celtics del 2024). Negli anni successivi, poi, varie scelte in entrata e in uscita con diverse franchigie.

I Celtics, inoltre, possiedono anche i diritti su Yam Madar, attualmente al Partizan Belgrado, e su Juhann Begarin, al Paris Basketball. Sembra improbabile che uno dei due venga scambiato, ma potrebbe non essere una possibilità così remota in quanto sono di buone prospettive e Boston potrebbe ottenere una second round pick, da utilizzare sul mercato.

Prospettive

Se i Celtics dovessero essere interessati ad intavolare delle trade, insomma, hanno tutti gli asset che servono. Dispongono di contratti appetibili, possono offrire tre prime scelte non protette e possono anche usufruire delle varie TPE o della DPE. Guardando alla situazione attuale di Boston, però, la sensazione è che il front office prenderà ancora delle settimane per valutare se e dove intervenire sul mercato.

L’attuale trade season potrebbe essere abbastanza statica per i Celtics, ma negli ultimi giorni prima della deadline e poi soprattutto nel buyout market qualche nuovo giocatore potrebbe arrivare alla corte di Joe Mazzulla.