Dal Celebrity Game alla partita delle Stelle, ecco tutti gli eventi previsti per questo fine settimana alla Rocket Mortgage FieldHouse di Cleveland, e non solo.

FOTO: USA Today Sports

Come ogni anno, l’All-Star weekend torna più brillante che mai ad interrompere, piacevolmente per molti, meno (abbastanza inspiegabilmente) per altri, la blanda inerzia della Regular Season. Anche quest’anno, come spesso accade per un evento d’intrattenimento ad elevata quantità di contenuti sperimentali, saranno molte le novità introdotte nei vari formati, nella speranza di incrementare lo spettacolo e, di conseguenza, il consumo di esso.

Senza indugiare oltre, ecco le competizioni previste dall’All-Star weekend 2022 di Cleveland, con una divisione (in ordine cronologico) in venerdì 18 (pagina 1), sabato 19 (pagina 2) e domenica 20 febbraio (pagina 3).


All-Star Friday

Il primo evento dell’All-Star weekend non si giocherà alla Rocket Mortgage FieldHouse, ma al Wolstein Center di Cleveland, e sarà il “Ruffles” All-Star Celebrity Game. L’incontro tra celebrità è ormai un grande classico dell’evento, in essere dal lontano All-Star Game di Atlanta tenutosi nella stagione 2002/03.

Sicuramente (e ovviamente) meno spettacolare, per usare un eufemismo, rispetto ai vari format coinvolgenti cestisti professionisti, la partita vedrà affrontarsi le due squadre allenate da due Hall of famer: Bill Walton e Dominique Wilkins.

Fra le maggiori celebrità presenti ci saranno gli esordienti Machine Gun Kelly (apparso caldissimo) e Jack Harlow, oltre ad ex-giocatori dei Cavs come Anderson Varejao e Daniel “Boobie” Gibson, senza dimenticare la piccola fetta italiana di questo All-Star weekend: Gianmarco Tamberi, tra le altre medaglia d’oro di salto in alto alle Olimpiadi di Tokyo 2020, già piuttosto carico per questo invito.

Nonostante la grande risonanza dei nomi coinvolti, comunque, il piatto forte della giornata di venerdì sarà un altro, questa volta alla Rocket Mortgage FieldHouse. Il “Clorox” Rising Stars 2022 è, infatti, la vera rivoluzione di questo All-Star weekend.

Alla classica partita tra rookie e sophomore (giocatori al secondo anno) con divisione USA vs World in atto dal 2015, quest’anno andrà a sostituirsi un format del tutto nuovo: NBA assistant coach e G League Head Coach hanno scelto 28 partecipanti, di cui 12 rookie, 12 sophomore e – altra importante novità – 4 membri da NBA G League Ignite, che andranno a costituire 4 squadre da 7 giocatori; le suddette squadre si affronteranno così in un mini-torneo ad eliminazione diretta da 3 partite, a punteggio finale da raggiungere, con un canestro o un tiro libero, fisso, a quota 50 per le 2 semifinali, a 25 per la finale – questo in modo che la squadra vincitrice, per essere tale, debba segnare 75 punti totali, in onore del 75° anniversario NBA.

Anniversario che torna protagonista anche nella scelta dei coach di queste 4 squadre, selezionati tra le leggende del 75th anniversary team: Rick Barry, Gary Payton, Isiah Thomas e James Worthy, con i primi due e gli ultimi due che si affronteranno in semifinale.

I coach, oltre ad assegnare il nome e ad allenare le rispettive squadre, si sono anche occupati di comporle, con questo risultato finale – fatta eccezione per Team Payton, che dovrà sostituire l’infortunato rookie degli Indiana Pacers, Chris Duarte, con quello dei Golden State Warriors, Jonathan Kuminga:

In aggiunta alle tre gare, inserita nello spazio di tempo fra le due semifinali e la finale, ci sarà anche una sfida tra 8 dei giocatori partecipanti al Rising Stars, i quali saranno divisi in ulteriori 4 squadre da due singoli ciascuna. La prima coppia, con una sola palla e alternando i tentativi, avrà a disposizione un minuto e mezzo per segnare 5 canestri tirando da altrettanti spot, tutti scelti in memoria di tiri iconici avvenuti agli NBA Playoffs.

Assumendo che il primo team ci riesca entro i tempi stabiliti, il team successivo avrà a disposizione non un minuto e mezzo, ma il tempo impiegato dalla coppia precedente per la riuscita. Ad esempio, ponendo per assurdo che il primo duo per completare tutti e 5 i canestri impieghi un minuto, questo diventerà anche il punteggio da battere. La coppia successiva, dunque, non avrà più 90 secondi a disposizione, ma 60, e così via, con la squadra vincente che sarà quella ad aver impiegato meno tempo in assoluto.


Nota (si ringrazia Francesco Semprucci per la presentazione dei 4 di G League Ignite)

Cos’è G League Ignite? Intanto, G League è, dal 2017, il nome della lega di sviluppo della NBA, precedentemente nota come National Basketball Development League (2001–2005), poi NBA D League o Development League (2005–2017).

NBA G League Franchise Map 2022

Da quest’anno ha raggiunto un massimo storico di 30 squadre, di cui 28 affiliate alle 30 NBA e due esterne non competitive, se non in gare di esibizione: i Capitanes de Ciudad de México (esordienti nel 2021/22) e, appunto, G League Ignite.

Quest’ultima realtà, nata nell’aprile 2020 e parte della G League dal 2020/21, è un mix di veterani e, soprattutto, giovani promesse che, in alternativa al College (e, quindi, all’NCAA), possono svilupparsi non solo competendo in una lega strettamente correlata all’NBA, ma farlo anche con una retribuzione tra i 125.000 e i 500.000 dollari. La scorsa stagione Ignite ha avuto un successo immediato, producendo alcuni tra i talenti più cristallini del Draft 2020, tra cui: Jalen Green (scelta assoluta numero 2, Houston Rockets); Jonathan Kuminga (scelta assoluta numero 7, Golden State Warriors); Isaiah Todd (scelta numero 31, arrivato ai Washington Wizards dopo essere stato scelto dai Bucks e girato ai Pacers); Daishen Nix (undrafted, cha da un two-way è passato ad un’estensione quadriennale con i Rockets).

I 4 membri di G League Ignite presenti al Rising Stars saranno:

Dyson Daniels (Team Barry)

Combo guard australiana, che ha fatto molto bene al passato mondiale under-19, è probabilmente il miglior passatore puro di G League Ignite. Al QI cestistico d’élite aggiunge delle misure non da point guard (più di 2 metri per circa 2.05 di wingspan), che però compensa con un tiro non sempre pulitissimo.

La sue letture gli permettono comunque di influire sulle due metà campo, e grazie alla struttura fisica è in grado di difendere su tre ruoli, compensando così la carenza di scoring.

Jaden Hardy (Team Isiah)

Uno dei giocatori Ignite con più hype, tanto da occupare la terza posizione nella top 100 di ESPN, avrebbe dovuto essere, per caratteristiche, il “nuovo” Jalen Green di Team Ignite. Rispetto a Green, però, differisce in lunghezza e per mezzi atletici, dimostrando dunque molta più fatica a creare separazione e arrivare al ferro. Nelle prima partite ha anche accumulato pessime percentuali, mentre nel 2022 sta gestendo meglio i possessi, adeguandosi ai ritmi di squadra e sfruttando i blocchi senza palla.

In generale: shooting guard dal range molto esteso, capace di tirare da ogni posizione, ball handling discreto, migliorato durante la stagione, e passing buono. I limiti sono principalmente fisici e atletici, alla base della fatica nel creare separazione e attaccare il ferro, anche se sta imparando ad usare corpo e cambi di velocità per difendersi quando attacca il pitturato.

Scoot Henderson (Team Payton)

Prospetto con più talento di G League Ignite, senza se e senza ma, è addirittura un 2004. Una vera e propria bestia dal punto di vista fisico, primo passo bruciante, atleta spaventoso, anche e soprattutto verticalmente. Con questo pedigree, arriva al ferro a piacimento, finendo piuttosto bene relativamente all’età, con un po’ più di naturale fatica contro giocatori più fisici ed esperti. Ma il vero punto forte è un altro.

Al mostruoso atletismo, di cui tende a fidarsi anche troppo, abbina una capacità di leggere e manipolare il pick&roll di altissimo livello, capace di aggirare le drop coverage anche grazie ad un buon pull-up dalla media distanza, destreggiandosi anche con finte ed esitazioni mortifere per la difesa. Questa gestione del pick&roll, abbinata all’atletismo fulminante (fonte, tra l’altro, illimitata di tiri liberi) ne fanno uno dei profili da osservare più da vicino in vista dell’NBA Draft 2023.

MarJon Beauchamp (Team Worthy)

Il più “vecchio” dei tre (è un 2000) è un’ala in grado di difendere senza problemi su guardie e small forward, con buone doti di aiuto dal lato debole e una rim protection abbastanza avanzata per il ruolo.

Buonissimo tagliante, sta tirando abbastanza male, anche se al Junior College tirava con i 40% da tre punti, indice che le percentuali di quest’anno potrebbero essere un po’ falsate. Il suo appeal deriva dall’essere un archetipo alla Mikal Bridges, sempre più in voga nell’attuale NBA.