Un breve specchietto riassuntivo prima di Gara 7, con un recap degli infortuni e qualche numero.

Dopo sei gare dispendiose e fisiche, Miami Heat e Boston Celtics si sfideranno alla FTX Arena nella terza Gara 7 di questi Playoffs, la seconda consecutiva per i Celtics dopo la vittoria alle Eastern Conference Semifinals contro i Milwaukee Bucks. In palio c’è l’accesso alle NBA Finals, che sarebbero le 22esime nella storia di Boston (secondi, dietro solo ai Lakers a livello All-Time) e le settime in quella degli Heat, che raggiungerebbero i Pistons al quinto posto All-Time, con le sei apparizioni precedenti compresse fra il 2006 e il 2020.

2020 che, per l’appunto, rappresenta l’ultima apparizione dei Miami Heat alle NBA Finals, mentre i Boston Celtics mancano la volata finale dal 2009/10. Unico punto in comune è che, in entrambe le occasioni, sono stati i Los Angeles Lakers i “mattatori” in finale – eventualità che, indipendentemente da chiunque superi il turno, non è mai stata a rischio di ripetersi quest’anno.

Le due franchigie si sono scontrate in quattro serie Playoffs prima di questa, di cui tre alle Eastern Conference Finals, con gli Heat che hanno vinto tre delle ultime quattro, l’ultima nel 2012. Caso vuole che quello sia stato anche l’unico precedente di Gara 7 fra le due, con la squadra di South Beach che rimontò da uno svantaggio di 3 a 2. Corsi e ricorsi storici o pura curiosità statistica?

Nella storia NBA, si sono verificate solo 54 occasioni (16.2%) in cui una squadra ha recuperato da un deficit di 3 a 2, ben 279 che non sono invece riuscite a colmare il gap – con 13 (20.3%) contro 51 nelle Conference Finals. Guardando allo storico, però, c’è un bilanciamento maggiore quando si arriva a Gara 7 dopo il 3 a 2, con la squadra in svantaggio che è riuscita a vincere ben 54 volte sulle 144 totali (37.5%).

Restringendo il campo, e andando ancor più nello specifico, quello che ne esce è un vantaggio in termini di probabilità piuttosto ampio per la squadra di casa dopo una vittoria in Gara 6.

I Miami Heat, e Erik Spoelstra in particolare, sembrano veri e propri specialisti, con già tre serie recuperate da uno svantaggio di 3 a 2 sotto l’attuale Head Coach – e un record piuttosto positivo in Gara 7, soprattutto in casa.

Riguardo ai Boston Celtics, difficile basarsi sull’esperienza da allenatore di Ime Udoka, all’esordio su una panchina NBA. Per adesso, però, nell’unica Gara 7 disputata (come detto prima, al turno precedente contro i Bucks), la squadra si è comportata molto bene, chiudendo con un blowout ai danni di Antetokounmpo e soci.

I Celtics, inoltre, hanno dimostrato una resilienza notevole in questi Playoffs, trovando sempre – letteralmente – il modo di riassestarsi dopo il trauma di una sconfitta, con dei comeback piuttosto roboanti.

Se tutti questi numeri, semplici indici di probabilità e niente di più, dato che ogni Gara 7 – e ogni serie – appartiene probabilmente a un mondo a sé stante, risultassero noiosi (come comprensibile), ecco allora qualcosa di più pratico da guardare per questa notte.

L’attuale injury report non ci fornisce aggiornamenti dell’ultimo minuto, ma risulta già abbastanza fitto. I Boston Celtics hanno listato come “questionable” i soliti Robert Williams III e Marcus Smart, alle prese rispettivamente con caviglia e ginocchio.

I Miami Heat, invece, hanno esteso la solita schiera di nomi in dubbio, con Tyler Herro che, dopo tre assenze consecutive, resta ancora altamente in dubbio per Gara 7 (QUI l’ultimo aggiornamento), nonostante si debbano attendere ancora le ultime valutazioni. Per quanto riguarda gli altri a rischio, con Kyle Lowry osservato speciale, le probabilità di scendere in campo sembrerebbero invece abbastanza buone – con Max Strus già sicuro della presenza.

Riusciranno Erik Spoelstra e i Miami Heat ad estendere la loro striscia vincente in Gara 7? O, ancora una volta, i Boston Celtics prolungheranno il mito che li vede uscire spesso vincenti da Gara 7, specialmente fuori casa? Ai posteri l’ardua sentenza, con la speranza che la partita di stanotte sia in grado di soddisfare le aspettative, forse non tanto in termini di spettacolo, ma di agonismo puro e competitività.