L’NBA sta riflettendo in queste ore se interrompere o meno la stagione a causa della situazione Covid, ma a quanto pare sembra propendere per una continuazione.

FOTO: NBA.com

La questione che più tiene banco negli ultimi giorni tra gli ambienti NBA riguarda la possibilità di interrompere momentaneamente lo svolgimento della stagione. La domanda sorge spontanea a seguito della lunghissima lista di nuovi positivi al Covid-19, in continuo aggiornamento, riguardante giocatori e staff.

Molte partite negli ultimi giorni sono state rinviate. Ora, si avverte la necessità di una presa di posizione da parte della Lega.

Quest’insieme di fattori, unito al buonsenso, potrebbe condurre a una soluzione di salvaguardia della salute, ed è ciò per cui alcuni dirigenti spingono. Tuttavia il movimento NBA deve tener conto di molti più aspetti – a partire da quello economico, che comprende in primis la tutela delle festività natalizie e del Christmas Day, che rappresenta un appuntamento cardine per quanto riguarda gli accordi con i partner televisivi.

È proprio per questo che la decisione sembra essere orientata verso una “resistenza” almeno fino al termine delle festività, dopodiché si potrebbe optare per un stop di circa 15 giorni. L’ipotesi di una breve interruzione, comunque, sembra al momento improbabile, dato che porterebbe allo slittamento di molti eventi come il Draft o la Summer League.

Inoltre, come riportato da Marc Stein, un altro motivo che sta spingendo la Lega a voler resistere riguarda l’incidenza effettiva del virus sui giocatori. Il 99% degli atleti risulta vaccinato e, proprio per questo, molti di loro presentano sintomi molto lievi o sono asintomatici.

D’altra parte, oltre alla ragioni sanitarie, molte squadre in questo momento non sono in grado di schierare una lineup (competitiva). Per far fronte a questa situazione, l’NBA sta cercando delle soluzioni, ultima delle quali la possibilità di firmare un giocatore per ogni caso di positività in squadra.

Ogni squadra, da ieri, può firmare un sostituto per ogni giocatore che risulterà positivo; e ogni squadra deve firmare:
– un giocatore ogni due positivi
– due giocatori ogni tre positivi
– tre giocatori ogni quattro positivi

Infine, è stata rimossa ogni limitazione di partite (prima era fissata a 50) per i two-way players.

Di sicuro la decisione su cui la Lega sembra orientata farà storcere il naso a qualcuno, ma non è la prima volta in cui ci si trova a dover fare i conti con gli interessi economici che muovono l’NBA. Quello di cui si può essere certi, in ogni caso, è che non verrà riproposta una “Bubble”: come rivelato alcune fonti a Bleacher Report, si tratterebbe di una soluzione troppo costosa e decisamente sgradita dai giocatori.