Dopo la controversa esclusione di Joel Embiid dai titolari della Eastern Conference per l’All-Star Game, il president of basketball operations dei Sixers, Daryl Morey, non ha nascosto il suo disappunto per l’esito delle votazioni. E non solo.

Embiid attualmente sta guidando l’NBA per punti segnati a partita (33.4), ma ha concluso al quarto posto nella classifica delle preferenze per il frontcourt della Conference, dietro a Giannis Antetokounmpo, Kevin Durant e Jayson Tatum.

Ospite dell’ultimo episodio dell’Anthony Gargano Show (97.5 The Fanatic), Morey ha puntato il dito contro un particolare segmento dei votanti: i media di Boston.


“A Joel Embiid è stato tolto qualcosa che meritava al 100%, un’altra volta, e i colpevoli sono i giornalisti. La maggior parte di loro non vuole votare per qualcosa che influisce sugli stipendi dei giocatori, ma non i media di Boston, che sono senza vergogna e che senza dubbio sono rappresentati in maniera eccessiva. I loro voti hanno spinto Embiid fuori dai titolari dell’All-Star Game. È pazzesco.”

Menzionando sei votanti di The Ringer e due del Boston Globe, Morey fa riferimento al fatto che Embiid sia stato scavalcato da Tatum, che ha concluso al primo posto nelle votazioni dei media. Gli addetti ai lavori di Philadelphia sono rappresentati nel panel composto da NBA solamente da Keith Pompey (the Philadelphia Inquirer), mentre a Boston troviamo: Adam Himmeslbach e Gary Washburn (Boston Globe); Bill Simmons, Kevin O’Connor e Michael Pina (The Ringer); Chris Mannix (Sports Illustrated).

Oltre a questo, Morey si è scagliato anche contro l’NBA e contro “il sistema obsoleto” di selezione degli All-Star adottato anche quest’anno dalle lega:

“Anzi che volere dei quintetti All-NBA e delle squadre all’All-Star Game composte sostanzialmente dai migliori giocatori in campo, la lega continua a utilizzare un sistema antiquato, basato su quelli che ormai sono soltanto dei simboli a fianco ai nomi: i ruoli. Guardie, ali, centri… è una cosa superata, ormai. Non so perché stiano resistendo al cambiamento, anche se avrebbe chiaramente senso.”