FOTO: NBC Sports

Bill Simmons (The Ringer), noto per le sue opinioni spesso controverse, ha detto la sua anche su Draymond Green, accostandolo ai Dallas Mavericks:

“Penso che finirà a Dallas con Kyrie Irving e Luka Doncic, e che poi anche LeBron James trovi un modo di finire lì. Questa è la mia previsione.”

Prima di mettervi a ridere: no, ovviamente l’inclusione di LeBron è completamente non necessaria, e molto probabilmente la star dei Lakers vive rent free nella testa di Simmons (come in quella di molti altri opinionisti) H24 – a onor del vero, la prediction in sé doveva parlare di entrambi i giocatori. Ma la take su Draymond Green potrebbe non essere del tutto fuori luogo.


Il giocatore ha chiesto un’estensione al massimo salariale, più che meritata al netto dell’annata strepitosa che sta portando a termine, soprattutto dal punto di vista difensivo. Al di là di quello che è il chiaro impatto visivo, anche i numeri riflettono l’eccellenza assoluta delle prestazioni: l’on/off (differenza su 100 possessi tra quando Green è in campo e quando è fuori) è di +13.9 punti su 100 possessi, terzo miglior dato in carriera, mentre il suo on/off difensivo è di gran lunga il migliore di squadra (-9.8 PTS concessi su 100 possessi), oltre che il miglior dato personale dal 2016.

Se a questo si aggiunge l’importanza di Dray come mentore, allora davvero non è possibile immaginare uno scenario in cui non sia sacrosanto lanciargli la più classica delle classiche “bag of money”. Ma Golden State è predisposta?

Per adesso non ci sono aggiornamenti a riguardo, ma a gennaio le parole di Joe Lacob erano state piuttosto chiare (l’intervento completo QUI):

Non è possibile spendere più di 400 milioni in salari e luxury tax senza perdere soldi. Questo è certo. Dal punto di vista del business, è assurdo anche solo considerare una cosa del genere.

Penso però che dobbiamo aspettare e vedere. Perché la verità è che vincere è importante. Vogliamo vincere altri titoli.

Tutto si ridurrà probabilmente all’esito di questa stagione. Draymond Green, dal canto suo, fa benissimo a richiedere il massimo dai Warriors, che si aggirerebbe attorno ai $140 milioni in quattro anni, rifiutando la player option prevista per il 2023/24. Con un payroll in cui figureranno i $51.9 milioni di Stephen Curry, i $43.2 milioni di Klay Thompson e i $24.3 milioni di Wiggins, si capisce quanto sarebbe impegnativo per un proprietario sostenere questo tipo di spesa in termini di luxury tax. Soprattutto se la squadra, attualmente al sesto posto nella Western Conference, non dovesse rivelarsi competitiva.

A questo punto, il fit con i Dallas Mavericks sarebbe eccellente. Certo, non è il tipo di giocatore che vuoi accanto a Luka Doncic nella metà campo offensiva per aprire il campo, ma è un rollante e un passatore dallo short roll d’élite, oltre che un’ancora e un playmaker difensivo a tutti gli effetti, l’ideale per coordinare una difesa attualmente 23esima in NBA.

I Texani, anche ipotizzando che riescano a trattenere Irving, avrebbero a disposizione numerosi contratti onerosi da poter inserire in una eventuale sign&trade (anche a 3 squadre), o magari da girare altrove per liberare spazio salariale, sebbene quest’ultima strada sia un po’ più complicata da percorrere. E, cosa più importante, se non dovessero prendere parte al Play-In/ai Playoffs, avrebbero un’ulteriore first-round pick da spendere (i dettagli QUI), per un totale di 3 future scelte al primo giro utilizzabili.

Lo stesso Draymond Green in passato ha espresso ammirazione nei confronti di Doncic, così come è arcinoto l’amore della star di Golden State per il gioco di LeBron James, elemento che – parlando un po’ più seriamente della sua opinione – potrebbe aver indotto Bill Simmons a tirare in ballo il giocatore dei Lakers (o forse avrà fatto una correlazione dopo aver letto QUESTE dichiarazioni di Ben Golliver?). Che poi questo abbia un qualche tipo di valenza, resta tutto da vedere.