In Gara 3, Draymond Green è stato molto deludente. E ora gli Warriors devono vincere a tutti i costi per non andare sotto 3-1.

Questo contenuto è tratto da un articolo di Dieter Kurtenbach per Mercury News, tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game.


Draymond Green ha cambiato faccia alle NBA Finals in Game 2 grazie alla sua intensità e fisicità. Qualche giorno dopo, in Game 3, l’ha fatto di nuovo. Ma questa volta per tutte le ragioni sbagliate. Non è stato l’unico colpevole nella sconfitta degli Warriors al TD Garden, ma la sua prestazione – la peggiore della sua illustre carriera ai Playoffs – è stata accecante nella sua bruttezza.

Che altro potevamo aspettarci da un giocatore che vive come lui di “ostentazione”? I suoi successi sono enormi, ma lo sono anche i suoi fallimenti. E mercoledì notte, il suo atteggiamento è stato tutto fuorché d’aiuto per Golden State. Anzi, è stato distruttivo.

Un’altra partita del genere in Game 4, e anche le chance di Golden State di vincere un quarto titolo saranno distrutte. Perché questa serie, con tutte le sue performance strabilianti e le sue chiavi tattiche, si può ridurre ad una enorme – e, soprattutto mercoledì, terribile – verità: gli Warriors vivono e muoiono in base a come Draymond Green gioca. E considerando come ha giocato in questa post-season e ora nelle Finals, è una pessima situazione in cui trovarsi, perché gli Warriors non possono più permettersi passi falsi: dovranno vincere 3 delle prossime 4 gare per vincere serie e titolo.

Golden State non aveva mai perso una serie di Playoffs nell’era Steve Kerr quando Curry, Thompson e Green hanno giocato in tutte le gare della serie. È una di quelle statistiche che sembra un po’ situazionale, ma se si considera in quante serie hanno giocato insieme, è sorprendente.

Steph Curry ha avuto una brutta partita in difesa mercoledì, ma ha avuto un grande impatto offensivo per tre gare di fila.

Le difficoltà di Klay Thompson sono sembrate sparire in Game 3, e i suoi 25 punti (5/13 da tre) ha dato agli Warriors una chance di conquistarsi una vittoria in trasferta che avrebbe avuto un peso enorme.

Draymond, però, finora non ha tenuto fede alla sua parte di impegni in due delle tre gare della serie. E le sue prestazioni sembrano essere direttamente correlate con le vittorie o le sconfitte degli Warriors. Quel che preoccupa di più i tifosi nella Baia, però, è che in tutte e tre le gare di Finals, e non solo… Dray è sembrato decisamente invecchiato.

Boston è giovane, forte fisicamente e atleticamente, profonda. Quello che Golden State aveva sicuramente in più, però, era l’esperienza a questo livello. Ma finora, proprio a partire da Green, è un fattore che non ha inciso.

In Gara 2, Draymond – che ha rischiato l’espulsione per doppio tecnico nel secondo quarto, poi ha chiuso con 9 punti e 7 assist in 35 minuti – era stato decisivo con la sua difesa, fisicità, una maggiore produttività in attacco e, come sempre, anche il trash talk. I Celtics hanno aspettato Gara 3 per rispondere, ma lo hanno fatto già dalla palla a due, con il TD Garden che rimbombava sulle note di “Shipping Out to Boston”. Una Gara 2 in cui Draymond Green è sembrato l’ombra di sè stesso.

Anche quando gli Warriors sono rientrati in gara, riconquistando anche il vantaggio nel terzo periodo, Green ha faticato. Ha finito la partita con 2 punti, 2 palle perse, 4 rimbalzi, 3 assist e 6 falli. Finora, ha segnato 5 tiri e ha commesso 15 falli nella serie.

Come risaputo, il boxscore è in grado di fotografare l’impatto di Green in campo solo parzialmente, nel bene e nel male. E la cosa davvero preoccupante di Game 3 è stata la sua pessima difesa. E non c’entrano i cori “F*** Draymond” del Garden. Piuttosto, bisogna riconoscere i meriti dei Celtics e di Ime Udoka.

Il piano offensivo era cercare senza pietà Curry come difensore primario. Il passo successivo, attaccare Draymond come help defender. I Celtics avevano notato che Green tendeva ad aiutare molto sul ball-handler già nel mid-range, invece che collassare nel pitturato; un’aggressività che ha aiutato a nascondere delle carenze perimetrali e forzare palle perse, come abbiamo visto in Gara 2, ma che l’attacco di Boston sembra aver imparato a leggere.

Jayson Tatum e compagni solo in poche occasioni stavano cercando di costruirsi un tiro quando battevano l’uomo sul perimetro in Game 3. La penetrazione era una formalità dopo che a Curry è stato chiamato presto un fallo; fisicamente in Game 2 era riuscito a giocare un’ottima gara in difesa, ma alcuni contatti non sono stati ammessi a Boston. Quando Green, in aiuto, abbandonava la sua marcatura, Tatum, Brown e Smart hanno eseguito molti buoni passaggi all’uomo libero sul perimetro o nel dunker spot.

I Celtics hanno mantenuto vivo il movimento di palla per oltre 40 minuti in Gara 3 e hanno tirato bene da tre. E considerando la loro difesa, così sembrano quasi imbattibili.

Sotto diversi punti di vista, i Celtics hanno battuto i Dubs usando il modus operandi di Golden State. Curry e i suoi sono stati, ancora una volta, warriored: una fantastica difesa trasformata in transizione offensiva, e a metà campo una dissezione crudele della difesa avversaria.

Ci sono degli aggiustamenti che gli Warriors potrebbero fare in Game 4. Questa serie non è ancora finita – ovviamente, a patto che Curry stia bene fisicamente. Ma i Dubs non hanno nessuna possibilità se l’ancora della loro difesa, Draymond Green, non riuscirà ad avere un impatto migliore sulla partita, principalmente in difesa. Il successo per Golden State inizia da quel lato del campo, e Green, uno dei più grandi difensori della storia della lega, dovrà trovare il modo di contrastare il game-plan offensivo di Boston.

Quanto all’attacco, non può essere un tale peso morto nei set degli Warriors, come è stato mercoledì.

Quantomeno, possiamo dargli credito di una cosa. Draymond è pienamente consapevole di come ha giocato finora: