I Pistons sono pronti a costruire attorno ai loro talenti, su tutti Jalen Duren e Ausar Thompson. Ma quanto vale la pena spendere?

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Omari Sankofa II e pubblicata su Detroit Free Press, tradotto in italiano da Edoardo Viglione per Around the Game.
I Detroit Pistons si trovano davanti a un bivio in vista dell’estate, con due strade percorribili che presentano vantaggi e compromessi differenti.
Secondo l’analista Keith Smith, l’ipotesi più probabile è che la franchigia scelga di operare sopra il salary cap, mantenendo così maggiore continuità con il core attuale. Questa soluzione consentirebbe ai Pistons di rifirmare i propri free agent senza restrizioni, tra cui Tobias Harris, Javonte Green e Kevin Huerter, oltre a esercitare le opzioni di squadra su Daniss Jenkins e Tolu Smith e mantenere a roster anche Duncan Robinson e Paul Reed.
La situazione contrattuale di Robinson e Reed offre inoltre una certa flessibilità. Dei circa 16 milioni di dollari previsti per Robinson nella prossima stagione, soltanto due milioni sono garantiti, mentre il contratto da 5,6 milioni di Reed è completamente non garantito.
Detroit non avrebbe nemmeno bisogno di spazio salariale per confermare Jalen Duren, che sarà restricted free agent, né per trattenere Harris e Huerter grazie ai rispettivi Bird Rights. Operando sopra il tetto salariale, la franchigia avrebbe inoltre a disposizione la non-taxpayer mid-level exception, pari a circa 15 milioni di dollari, da utilizzare per attrarre un rinforzo dal mercato esterno.
Esiste però anche una seconda opzione: liberare spazio salariale e presentarsi alla free agency con maggiore aggressività. Secondo Smith, i Pistons potrebbero arrivare a generare fino a 30 milioni di dollari di cap space, tenendo conto del cap hold da 19,4 milioni di Duren e dell’opzione da 4 milioni di Jenkins. Per farlo, tuttavia, sarebbe necessario rinunciare a diversi elementi dell’attuale roster, tra cui Harris, Robinson, Reed e Tolu Smith.
Un eventuale taglio di Robinson e Reed nelle settimane che precederanno l’apertura della free agency rappresenterebbe quindi un chiaro segnale delle intenzioni della franchigia: andare all’assalto di un nome importante. In quel caso Detroit potrebbe inoltre contare sulla room exception da 9,4 milioni di dollari per completare il roster.
Nel complesso, però, l’ipotesi di operare sopra il salary cap appare oggi la più sensata, soprattutto se all’orizzonte non dovessero esserci firme di primissima fascia. Smith sottolinea anche come rifirmare Kevin Huerter a cifre ragionevoli potrebbe rivelarsi una mossa strategica: i Pistons continuerebbero ad accumulare asset e profondità, mantenendo al tempo stesso la flessibilità necessaria in vista della trade deadline di febbraio.
“Stai mantenendo a bilancio il cap hold di Harris e conservando i diritti per rifirmarlo. Lo stesso vale per Kevin Huerter. So che per molti è facile dire: perché dovrebbero rifirmare Kevin Huerter? Non ha fatto molto per la squadra e, in generale, non ha combinato granché nell’ultimo anno. Ma una delle ragioni potrebbe essere questa: immaginiamo che gli offrano un contratto da 10 milioni di dollari. Molti direbbero: è una follia, perché spendere quella cifra? In realtà quei 10 milioni diventano uno stipendio scambiabile, un asset che altrimenti potresti non avere.”
– Keith Smith
Qualora Detroit decidesse di restare sopra il salary cap, una volta esaurita la mid-level exception da 15 milioni di dollari avrebbe a disposizione soltanto contratti al minimo salariale per aggiungere nuovi giocatori. Secondo Smith, però, la situazione è diversa rispetto al passato: oggi i Pistons sono una squadra competitiva e questo cambia il tipo di profili che possono attrarre sul mercato.
Per fare un paragone, Smith ha citato i New York Knicks, che hanno ottenuto minuti importanti da giocatori sotto contratto al minimo come Landry Shamet e Jordan Clarkson.
“Bisogna cambiare prospettiva. Quando i Pistons erano una squadra in difficoltà, i contratti al minimo servivano per scommettere su qualcuno e vedere se riusciva a esplodere. Ora invece la situazione è diversa: siamo una buona squadra, siamo nel gruppo delle contendenti. La domanda diventa: quale veterano possiamo aggiungere con un contratto minimo che sia in grado di darci 10-15 minuti di qualità ogni sera?”.
“Quest’estate i Pistons cercheranno giocatori di un livello diverso rispetto al passato anche nella fascia dei contratti minimi. Parliamo di elementi che possono realmente stare in campo e contribuire. Non stai puntando sul potenziale o su uno sviluppo futuro: stai semplicemente aggiungendo un buon giocatore.”
Jalen Duren: un contratto poco al di sotto del massimo salariale
Il lungo prodotto di Memphis dovrebbe firmare secondo Smith un contratto da cinque anni a 185 milioni di dollari complessivi, ovvero circa 37 milioni all’anno. Sarebbe la stessa estensione contrattuale che ha firmato Alperen Sengun con gli Houston Rockets due anni fa, ma al di sotto del massimo salariale da 287 milioni di dollari totali che Duren potrebbe firmare dopo che è stato inserito nell’All-NBA Third Team.
Le difficoltà mostrate da Jalen Duren nei playoffs sono ancora ben presenti dopo l’eliminazione dei Pistons del 17 maggio, ma non cancellano quanto di buono aveva fatto vedere nei mesi precedenti. Il lungo ha infatti disputato la miglior stagione della sua carriera, chiudendo con 19,5 punti e 10,5 rimbalzi di media tirando con il 65% dal campo, confermando una crescita costante nel corso delle sue prime quattro annate in NBA.
Per questo motivo Detroit si trova ora davanti a una decisione importante sul suo futuro contrattuale. Secondo le valutazioni riportate, un’offerta da circa 185 milioni di dollari permetterebbe ai Pistons di superare di poco il massimo quadriennale che eventuali squadre rivali potrebbero mettere sul tavolo, stimato intorno ai 177 milioni complessivi.
Un’eventuale max offer sheet proveniente da un’altra franchigia, pari a circa 44,3 milioni di dollari a stagione, costringerebbe infatti Detroit a investire una cifra ancora più elevata per trattenere Duren. Una situazione che riflette quanto la dirigenza continui a considerarlo uno dei pilastri del progetto, nonostante una postseason al di sotto delle aspettative.
Secondo Smith, i Los Angeles Lakers, i Brooklyn Nets o i Chicago Bulls sono emerse come tre franchigie che potrebbero offrire a Duren più di 40 milioni di dollari all’anno. “I Pistons dovrebbero trovare l’accordo prima della free agency, altrimenti dovrebbero poi spendere di più. Credo che 37 milioni all’anno sia un buon contratto”, afferma Keith Smith.
L’estensione di Thompson
I Pistons devono prendere una decisione importante anche riguardo Ausar Thompson, anche lui eleggibile per un’estensione contrattuale. Per lui è stata una grandissima stagione, sia in Regular che ai playoff, è arrivato terzo nelle votazioni per il Defensive Player of the Year ed è stato anche inserito nell’All-Defensive 1st team, diventando il primo giocatore dei Pistons a ottenere tale riconoscimento dai tempi di Ben Wallace nel 2005-2006.
Nei playoffs, in 14 partite disputate, Ausar Thompson ha fatto registrare 8,2 punti, 7,9 rimbalzi, 3,1 assist, 2 recuperi e 1,8 stoppate di media. Il suo impatto difensivo è considerato praticamente insostituibile, ma i Pistons dovranno valutare attentamente quanto questo compensi i suoi limiti offensivi. Thompson, infatti, non rappresenta una minaccia credibile al tiro e ha ancora margini di crescita nella creazione di gioco palla in mano. Come ha sottolineato Smith, con lui e Jalen Duren contemporaneamente in quintetto, Detroit si ritroverebbe con due giocatori non tiratori nello starting five, un aspetto che potrebbe diventare problematico soprattutto in ottica playoffs.
Per fare un paragone, Smith ha citato il caso di Dyson Daniels, esterno degli Atlanta Hawks con caratteristiche per certi versi simili a quelle di Thompson, che nell’ottobre scorso ha firmato un’estensione quadriennale da 100 milioni di dollari.
“Intorno ai 27 milioni di dollari a stagione è una cifra con cui mi sentirei abbastanza tranquillo, perché ti mette nella condizione di pagare un giocatore che, anche se dovesse restare esattamente quello che è oggi, avrebbe comunque un grande valore.”
“Parliamo di un difensore d’élite, da quintetto All-Defensive, che in attacco segna principalmente su tagli, contropiedi, tap-in e situazioni simili, con qualche tiro dalla media o dalla lunga distanza ogni tanto. A quella cifra mi sembra un investimento sensato, perché stai pagando soprattutto il suo impatto difensivo. Andare oltre quella soglia diventa più difficile da giustificare. Se offensivamente non farà passi avanti e non potrà restare in campo nei possessi decisivi di una serie playoff a causa dei suoi limiti in attacco, allora non so se sarei disposto a pagarlo più di così.”
– Keith Smith