L’ex assistente di Gregg Popovich e Steve Nash vuole lasciare un segno tattico sui nuovi Boston Celtics.

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FOTO: AP Photo

Questo contenuto è tratto da un articolo di Coach Spins per Celtics Blog, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


Ai tempi di Brad Stevens in panchina, i tifosi dei Boston Celtics rimanevano spesso affascinati dalle scelte di un uomo che si può considerare un mago dei set offensivi, la cui reputazione è giustamente molto alta. Oggi, Stevens è il General Manager di Boston, e a sostituirlo è arrivato (per sua stessa volontà) Ime Udoka.

Per ora, l’ex assistant coach dei Nets ha utilizzato un playbook semplice, puntando sulle qualità dei singoli e su letture facili piuttosto che su schemi complicati. Detto ciò, non sono comunque mancati i momenti in cui ha dimostrato brillantezza tattica e in cui sono venuti fuori i frutti del lavoro accanto a Gregg Popovich agli Spurs. 

Nello schema “hammer” qui in basso, ad esempio, San Antonio portava palla su un lato con un uomo che, penetrando verso il fondo, trovava il tiratore (spesso Danny Green) libero nell’altro angolo dopo che il suo difensore, attratto dal ball-handler, si staccava da lui; grazie ad un blocco del 5 su quest’ultimo, lo shooter si trovava spesso con metri di spazio:

Udoka ha cambiato leggermente lo schema, probabilmente migliorandolo. Tipicamente, l’azione inizia con un tiratore posizionato in angolo sul lato debole; nel corso della penetrazione, lo stesso sale in ala, per poi ritornare nello stesso angolo beneficiando del blocco di un compagno, in posizione e con un angolo un po’ diverso rispetto a quelli degli Spurs.

La variazione riguarda proprio il movimento off-ball del tiratore, che si sposta temporaneamente dal suo spot originale per poi ritornarci. Questo porta il difensore a trovarsi in una posizione tale da essere bloccato molto facilmente dal lungo:

Capiamoci, Udoka non ha ancora rivoluzionato le cose a Boston (abbiamo approfondito la questione qui) e l’attacco non è proprio il più bello dell’NBA da vedere, ad oggi: conta molti isolamenti e poco movimento di palla, ma si può comunque affermare che qualche scorcio di buon basket sia già stato offerto.

Una dimostrazione di questo riguarda una variante dell’hammer, in cui l’attenzione della difesa viene portata sull’esterno e su un possibile pick&roll – quando, quasi improvvisamente, il bloccate libera invece il tiratore che spara dalla punta dell’arco:

Essere creativi non significa necessariamente innovare in continuazione; al contrario, la chiave risiede nel comprendere quali siano i momenti migliori per sperimentare, introdurre concetti semplici e ricercare l’efficacia offensiva.

Non sottovalutiamo Udoka da questo punto di vista: man mano che passa il tempo, ci mostrerà tante soluzioni interessanti.