Dopo il promettente percorso ai Playoffs, l’arrivo di Wood dimostra che l’organizzazione cercherà di puntare al bersaglio grosso: ecco quali mosse potrebbero essere necessarie per il successo.

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Ora che anche l’ultima tranche di basket giocato si è conclusa, è già arrivato il momento per le squadre di concentrarsi sulla prossima stagione. Nel nostro caso, i Dallas Mavericks sono ormai a riposo da qualche settimana, dopo una run sorprendente che li ha portati di nuovo alle finali di Conference dopo undici anni dall’ultima volta.

L’eliminazione subita dai Golden State Warriors, però, ha messo in luce tutti i difetti di una squadra che l’anno prossimo cercherà di ripetere lo stesso percorso con l’intento di migliorarlo, evitando uno scenario che proprio di recente si è presentato con una sorpresa dell’Eastern Conference. Se il percorso degli Atlanta Hawks – passati dalle Conference Finals nel 2021, usciti al primo turno dopo il Play-In quest’anno – ha insegnato qualcosa, infatti, è che non bisogna mai sentirsi arrivati, ma costruire su ciò che si è raccolto, approfittando dell’esperienza accumulata per rifinire un roster che ha dimostrato di poter competere ad alti livelli.

Andiamo quindi a vedere come i Mavericks potrebbero andare a massimizzare la squadra attualmente a disposizione, chi muovere e chi no e che tipo di giocatori potrebbero tornare utili.

Limiti, necessità e priorità

Non si può che partire analizzando proprio quei limiti mostrati durante le Conference Finals. Se offensivamente i Mavs hanno tenuto più o meno la stessa efficienza della regular season, facendo registrare un offensive rating di 112.0 rispetto al 114.1 stagionale, il vero problema si è rivelato essere la difesa, che ha concesso ben 123.7 punti per 100 possessi, con una protezione del ferro particolarmente carente, tanto che i Warriors hanno banchettato in quella zona di campo, convertendo le loro conclusioni con il 74.2%.

Oltre all’assenza di un vero rim protector, cosa che Dallas sta sì cercando, ma senza voler compromettere flessibilità e versatilità, queste difficoltà si sono manifestate anche a causa della evidente stanchezza dimostrata dai difensori principali e più importanti della squadra, con Dorian Finney-Smith e Reggie Bullock che – anche dopo le Finals – hanno chiuso questi Playoffs in top 10 per minuti totali giocati. Ciò testimonia la necessità di allungare il reparto ali con altri giocatori 3&D affidabili, che garantiscano qualche minuto di riposo ai “Bangbros” (nickname coniato dallo stesso Finney-Smith per riferirsi a sé stesso e al compagno).

Sarà quindi questo l’obbiettivo primario della dirigenza in sede di free agency, soprattutto considerando che il reparto lunghi è ormai completo dopo l’aggiunta di Christian Wood.

Luka eleva tutti ugualmente, ma alcuni archetipi più ugualmente di altri

Una delle primissime cose che Nico Harrison ha menzionato nelle exit interviews post eliminazione dai Playoffs era la necessità di costruire una squadra funzionale a Luka Doncic, andando a prendere giocatori che, come conditio sine qua non, siano compatibili con la giovane stella slovena e che diano versatilità al sistema costruito e diretto da Coach Jason Kidd.

In tal senso, lo scambio fatto per Wood va proprio in quella direzione. Come già scritto QUI, l’ex-Rockets dà ai Mavs un’altra opzione offensiva, al contempo un lob threat capace come Powell, nel pick&roll con Doncic, e un buon tiratore da tre che garantisce spacing come Kleber.

In quest’ottica, le prossime mosse dovrebbero portare ad affiancare a Luka giocatori che ne massimizzino le qualità di passatore, soprattutto nel già menzionato pick&roll, ma anche in penetrazione, in cui lo sloveno ai Playoffs è primo per assist a partita tra i giocatori con almeno due penetrazioni di media e 10 gare giocate.

Ma, oltre alla versatilità, un altro fattore importante è la difesa. Come dimostrato dall’innesto e dal successo di Bullock, aggiungere ali 3&D atletiche è necessario per costruire una difesa di livello accanto ad un Doncic che, seppur abbia fatto passi avanti su quel lato della palla, a livello Playoffs non è ancora un fattore totalmente positivo e ha quindi bisogno di giocatori che possano coprire le sue lacune fisico-atletiche.

Jalen Brunson, una necessità più che una certezza

Nonostante ciò che abbiamo detto sul reparto ali, l’obiettivo principale conclamato della dirigenza, annunciato come primissima mossa che si tenterà di fare, sarà sicuramente ri-firmare Jalen Brunson. Il giocatore da Villanova ha ampiamente dimostrato di essere un giocatore impattante anche ai Playoffs, dopo una run da 21.6 punti a partita con il 55% di true shooting, ma soprattutto i 32 punti e 5.3 assist di media nelle prime 3 partite senza Luka Doncic.

Nonostante i già 26 anni di età, che certificano una certa autorità cestistica ma anche piccoli margini di crescita, rifirmarlo è fondamentale per non perdere un asset che si è rivelato indispensabile in campo. E, soprattutto, per non perderlo senza ottenere nulla in cambio.

Quali sono gli asset a disposizione dei Mavericks e che tipo di mosse possono fare?

Innanzitutto, partiamo con la premessa che i Mavs, quasi sicuramente, pagheranno la luxury tax, essendo già in questo momento proiettati sopra i 149 milioni di dollari in stipendi escludendo Brunson e la scelta numero 26 al prossimo Draft. Ciò significa che le mosse sono limitate: Dallas può offrire ad un potenziale free agent o il veteran minimum, o la taxpayer mid-level exception, che si aggira sui 6.4 milioni di dollari. È, quindi, evidente come le possibilità di manovra siano estremamente limitate sotto questo punto di vista.

Per quanto riguarda gli scambi, i Mavericks hanno qualche asset potenzialmente interessante come Josh Green, che nella passata stagione ha dimostrato di avere upside e potrebbe far gola a qualche squadra con tempo e spazio per sviluppare un giocatore al momento ancora molto grezzo.

Oltre a questo, nel payroll dei Mavs sono inclusi molti contratti in scadenza l’anno prossimo, come quello di Dwight Powell ($11M) e Maxi Kleber ($9M, non-garantiti prima del prossimo 3 luglio), due lunghi dalle caratteristiche diverse ma che, al momento (soprattutto il tedesco), sono fondamentali per quello che i Dallas Mavericks stanno cercando di costruire sui due lati del campo. Infine, oltre a questi, i texani hanno ben altri sei contratti su cifre comprese tra i 10 e i 20 milioni di dollari, solitamente considerati necessari ed utili in caso di trade per giocatori con max contract. L’unico problema è che gli intestatari o sono troppo importanti per Dallas, come nel caso dei già menzionati Finney-Smith e Bullock, o sono di scarso valore, come Davis Bertans, Spencer Dinwiddie e Tim Hardaway Jr., o sono appena arrivati, come Wood.

Infine, i Mavs hanno a disposizione una Trade Exception dal valore di circa 10.9 milioni di dollari, generata l’anno scorso nello scambio che ha portato Josh Richardson a Boston e che scadrà tra pochi giorni, ovvero il 27 Giugno 2022.

Tutto ciò, unito al fatto che la prima scelta al Draft che Dallas potrà scambiare è quella del 2026 (la 2023, diretta ai Knicks, ha protezioni fino al 2025; qualora si spostasse al 2024 o oltre, non sarebbe utilizzabile in una trade a causa della Stepien Rule), rende i margini di manovra del front office della franchigia texana molto limitati, ma non nulli.

I nomi

I Dallas Mavericks sono dunque una squadra profonda per la Regular Season, caratteristica che può aiutare molto nel corso della stagione, ma anche tornare utile in caso di scambio per una stella. Di conseguenza, ecco alcuni nomi su cui potrebbero puntare nell’offseason che si prospetta, nella speranza di allungare le rotazioni sia per il futuro prossimo, sia in caso di suddetta trade.

Andiamo prima a vedere i free agent:

  • Goran Dragic: siamo alla seconda stagione della love story tra Dallas ed il Dragone, con altre voci che si sono alzate di recente. Questa volta, però, potrebbe arrivare la fumata bianca definitiva, con i Mavericks che andrebbero ad affiancare a Luka il suo mentore al minimo salariale. Oltre ad esperienza e leadership, Dragic garantirebbe a Dallas anche una quarta opzione nel ruolo di point guard, spot in cui può ancora fornire qualche minuto di qualità.
  • Wesley Matthews: da una storia d’amore all’altra. Non sarebbe per caso romantico il ritorno di Matthews a Dallas dopo il malcontento che aveva malamente celato riguardo il suo ruolo ai tempi? Ironia a parte, ora le cose sono cambiate. I Mavericks sono una franchigia profondamente diversa e Matthews un giocatore fisicamente molto meno integro, il quale ha però dimostrato di poter aiutare una contender nel ruolo di 3&D, che tanto farebbe comodo alla squadra di Jason Kidd. Un’opportunità al minimo per redimersi e vincere un titolo con l’organizzazione che gli aveva dato una chance anche dopo il grave infortunio, sarebbe un matrimonio perfetto per entrambi.
  • Otto Porter Jr.: nonostante abbia appena vinto l’anello coi Warriors, il futuro di Porter è ancora incerto. Infatti, Golden State avrà delle scelte da fare a livello salariale per l’ennesimo anno, e l’unica cosa che potrebbero offrire all’ala da Georgetown è un altro minimo salariale. Il connubio non è dunque garantito, e a Dallas farebbe molto comodo un’ala delle sue dimensioni, che garantisca size in difesa e spacing in attacco.
  • Thaddeus Young: in uscita da Toronto, Young è un lungo di 203cm che ha dimostrato di poter giocare sia da ala che da centro. Questa sua versatilità difensiva, mista alle abilità di creatore per i compagni dall’altro lato, lo rendono una pedina interessante per qualsiasi contender, che sicuramente gli offrirà almeno il minimo salariale. Starà ai Mavs decidere se valga la pena convincerlo offrendogli la MLE o se cercare di persuaderlo a giocare con la loro stella.
  • Gary Harris: in uscita da Orlando, Harris viene da una stagione molto positiva, dove ha giocato 61 partite, mostrando la solita prontezza difensiva ma anche un tiro ritrovato, chiudendo la stagione con il 38.4% da tre su 5 tentativi, dimostrandosi a tutti gli effetti un 3&D affidabile, capace anche di attaccare occasionalmente i close out. Unica nota: essendo solo 1.93m, manca di quella fisicità che tanto serve ai Dallas Mavericks attorno a Luka, andando così a posizionarsi in un ruolo, quello di combo guard, già abbastanza coperto. In ogni caso, di 3&D non se ne hanno mai abbastanza.
  • Taurean Prince: qui, come per Harris, si parla probabilmente della MLE. Infatti, Prince viene da un contratto da 12-13 milioni quest’anno e, vista l’età, vorrà molto probabilmente puntare ancora a cifre del genere. Ma quante sono le squadre disposte a scendere a queste condizioni? L’unica speranza dei Mavs è che non siano molte e che lui preferisca giocarsi il posto in una potenziale contender, accanto ad una superstar in grado di massimizzarne le qualità di ala 3&D atletica.

Altri nomi da tenere d’occhio, ma meno probabili, potrebbero essere quelli di Hartenstein, Oladipo e House. Ma passiamo alle possibilità tramite trade.

Dopo la prima mossa già messa a referto, ecco i possibili obiettivi da monitorare per altri eventuali scambi:

  • Jerami Grant: partiamo subito forte con quello che sembra essere un nome caldo per molte squadre. Detroit è una realtà in piena ricostruzione e Grant cozza con il progetto per età e ruolo: si sta avviando verso il suo ultimo anno di contratto e ha dimostrato di essere sì un buon giocatore, ma non una prima opzione di una squadra di alto livello. Sta dunque a lui e ai Pistons decidere se rinnovarlo, tenendolo a fare numero (e numeri) ma rischiando di bloccare lo sviluppo palla in mano di alcuni giovani, o se scambiarlo per qualcosa di maggior valore, mandandolo da qualche parte dove possa rivestire un ruolo minore ma con possibili aspirazioni di titolo, quale Dallas. I Mavs non hanno molto da offrire, ma Detroit è il tipo di squadra perfetta per sviluppare Josh Green al suo massimo potenziale accanto a Cade e Bey. I texani dovrebbero comunque necessariamente essere disposti a inserire anche altro nel pacchetto, tra cui probabilmente scelte al draft che già scarseggiano.
  • Marcus Morris: il giocatore dei Clippers è probabilmente uno dei meno amati dai tifosi della franchigia texana visti i recenti trascorsi, ma è innegabile che il suo skillset sia estremamente compatibile con quello che stanno cercando a Dallas. Morris è un’ala versatile, che può anche giocare da small ball five da un lato del campo, mentre dall’altro garantisce sia spacing, sia un minimo di capacità di mettere palla a terra, versatilità che ai Mavs, oltre al neo arrivato Wood, manca nel reparto ali/lunghi. Quel che manca è anche qualcosa che possa far comodo ai Clippers, ma una possibile trade, magari che includa una terza squadra, non è da escludere a priori, visti i vari contratti utili al salary matching a disposizione di Dallas.
  • Matisse Thybulle: l’ala in forza ai 76ers ha registrato a malapena 15 minuti a partita nelle 9 gare giocate ai Playoffs, segnando solo 3 punti di media, con un bassissimo 28.6% da dietro l’arco che lo ha reso insostenibile. Perché quindi puntare su di lui per una squadra che fa dello spacing la sua arma più importante? Molto semplicemente perché Tisse è uno dei difensori migliori della lega e Dallas ha già dimostrato, a differenza di Phila, di essere capace di aiutare un prospetto a costruirsi un tiro decente, come dimostrano Kleber e Finney-Smith. Oltre a ciò, Thybulle è al suo punto più basso in quanto a valore come pedina di scambio e i Mavs potrebbero lucrare su questo, oltre al fatto di potersi permettere il contratto morto di Danny Green, che ricordiamo sarà probabilmente out per tutta la prossima stagione. Lo stipendio di Green rientra perfettamente nella TPE, fattore che faciliterebbe la corsa alla giovane ala, alleggerendo i Sixers e offrendo anche i tanto agognati tiratori accanto ad Harden ed Embiid.
  • Kenrich Williams: oltre ad avere uno dei nomi più belli della lega, Williams è anche un’ala molto solida difensivamente, con un’incognita sul tiro da tre punti. Infatti, dopo aver tirato col 38% da 3 punti nei tre anni al college, Williams ha faticato in NBA inizialmente e, anche dopo una stagione col 44% su 1.8 tentativi nel 2021, quest’anno è sceso al 34%, aumentando i tentativi a 2.5 per gara. Il suo contratto, però, è di soli 2 milioni, per di più in scadenza, e per Dallas potrebbe valere la pena cercare di scambiare per lui, magari usando la TPE.

Tutti e tre gli scambi proposti sono molto difficili e richiederebbero una certa volontà e necessità da parte di Pistons, Clippers e 76ers, ma se i Mavs vogliono veramente fare il salto, varrebbe la pena sacrificare un minimo di profondità del roster e fare un’extra effort per tentare di arrivare a uno dei giocatori sopra menzionati, che sicuramente aiuterebbero i Dallas Mavericks nella loro corsa al titolo. Il tutto aspettando la seconda stella che, visti i contratti a disposizione, Nico Harrison probabilmente proverà a ottenere la prossima stagione, quando quei contratti avranno molto più mercato, essendo vicini alla scadenza.