La stagione deludente dei Los Angeles Lakers trova le sue radici anche in Russ, ma dopo il coinvolgimento della famiglia la situazione sta sfuggendo di mano.

FOTO: NBA.com

Ricalcare un’altra volta come i Los Angeles Lakers stiano vivendo una pessima annata mettendo sul piatto temi sentiti e risentiti sarebbe ridondante (abbiamo parlato delle fragilità interne anche QUI): tutti, infatti, sappiamo come la franchigia abbia deluso fortemente le aspettative, per cause che variano dal coaching staff allo spacing, fino al discusso ingaggio di Russell Westbrook.

In tutti gli sport esiste una linea, più o meno sottile a seconda della disciplina – e del pubblico ad essa devoto – che separa sentimenti meramente sportivi ed emozioni più “umane”, e sembra che l’infuocata questione riguardante Westbrook, attualmente, stia portando molte persone e fanatici a calpestare il confine tracciato da questa, se non ad oltrepassarlo.

La guardia ex-Wizards è stata legittimamente criticata per una quantità eccessiva di prestazioni non all’altezza del suo nome e del suo ricco contratto da più di $44 milioni annui, al punto da considerare anche una retrocessione in panchina; dopo la sconfitta di questa notte in casa dei San Antonio Spurs, però, Russ e famiglia hanno detto basta, rivelando dei retroscena che poco hanno a che vedere con la pallacanestro.

La moglie Nina, qualche ora prima della gara, si era infatti già sfogata attraverso una serie di Tweet sul proprio profilo, dichiarando come Westbrook e la sua famiglia abbiano ricevuto insulti di vario genere ed addirittura minacce di morte:

Essendo molestata su base giornaliera, per me è difficile affrontare le oscenità e le minacce di morte indirizzate a me e alla mia famiglia […] Spero che altri grandissimi talenti oltre a lui non dovranno subire questi processi pubblici vergognosi solo perché praticano lo sport che amano.

(Nina Westbrook, moglie di Russell)

Ovviamente, dopo la partita – persa 117-110 a San Antonio – a Westbrook è stato chiesto un parere riguardo a queste scottanti parole. Il giocatore, presentatosi indossando una collana con le iniziali dei nomi dei familiari, si è lasciato andare ad un lungo sfogo:

Sto dalla parte di mia moglie al 100%: non si tratta solo di quest’anno, la mia famiglia ha raggiunto un punto in cui è difficile sopportare il peso di tutto questo. E a me dispiace perché, personalmente, è solo un gioco, non la fine del mondo.

Quando si parla di basket non sono le critiche sui miei errori al tiro a infastidirmi, ma gli insulti personali. In passato non mi importava, non ci ho mai dato troppo peso, ma ora sta cambiando.

La maestra di mio figlio Noah ha detto che lui è sempre fiero del suo nome, che scrive ‘Westbrook’ ovunque e lo pronuncia con orgoglio. Non posso permettere che il mio nome venga trattato in questo modo: è un patrimonio importante per i miei figli, per me e per tutta la famiglia.

Non ho fatto niente di male a nessuno, ho solo giocato in un modo che non piace alla gente, ma questo è solo un gioco, non tutta la mia vita. Inizia ad influenzare così tanto mia moglie, mia madre e la mia famiglia, da non permettere loro nemmeno di venire alle partite.

Non voglio nemmeno più portare i miei figli a vedermi perché non voglio che sentano insultare il nome del loro padre in quel modo senza motivo, per il solo fatto di giocare al gioco che ama.

(Russell Westbrook)

Dopo questa profonda apertura, è arrivato anche il supporto del fratello Ray

“Vediamo cosa i media avranno da dire riguardo alle parole di mio fratello… immagino che lo criticherete ancora! Pensate che le cazzate che pronunciate vadano bene solo perché le dite su ESPN? No, non è così!

(Ray Westbrook)

… e dell’amico e compagno di squadra Wayne Ellington, anch’egli non esente da pesanti critiche quest’anno:

Senza Anthony Davis e LeBron James, a riposo dopo aver accusato un lieve dolore al ginocchio, Westbrook ha concluso la gara di questa notte con 17 punti, 10 rimbalzi e 6 assist, con il 36% dal campo. In questo caso, però, ogni discorso prettamente legato al campo non può che apparire superfluo, perché la sfera di appartenenza di questi (gravi) fatti è quella privata.

Forse (si conceda un breve commento personale), prima di accanirsi sulle statline, sarebbe utile imparare i valori del rispetto, prefissati oltre quella linea – qui sottilissima – di cui si è parlato all’inizio ed oltre una semplice palla a spicchi che, in alcun modo, dovrebbe intralciare il cammino verso il loro raggiungimento.