In esclusiva italiana da Andscape, la prima scelta assoluta del Draft 2022 ha raccontato le sue sensazioni su questa prima parte di stagione NBA.

Paolo Banchero Orlando Magic nba around the game
FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


Qualche giorno fa Paolo Banchero, finora nettamente il miglior rookie dell’ultimo Draft, ha segnato 25 punti in casa dei Golden State Warriors per vincere per la seconda volta in stagione contro i campioni NBA in carica. Meno di un anno fa, nel marzo 2022, portava la sua Duke alle Final Four NCAA, giocate proprio al Chase Center, mentre oggi è in NBA a dire prepotentemente la sua. A soli 20 anni.


“Ho detto al nostro addetto alla sicurezza e a un paio di compagni che l’ultima volta che sono stato qui ho staccato il biglietto per le Final Four” ha detto Banchero a Andscape. “La fortuna è dalla mia parte in questo posto, ora il tempo è passato e mi trovo di nuovo qui.” 

Essendo stata la prima scelta assoluta dei suoi Orlando Magic, le aspettative su Banchero sono altissime: può e deve diventare una superstar. Il 12 novembre ha compiuto 20 anni, e finora non ha perso tempo per mostrare a tutti di che pasta è fatto.

Banchero sta infatti girando a 21.2 punti, 6.9 rimbalzi e 3.9 assist in stagione, numeri che gli sono già valsi il premio di rookie del mese di dicembre in cui ha anche senato almeno 20 punti in 7 partite consecutive. Col nuovo anno, inoltre, le prestazioni stanno migliorando (23.2 punti e 8.0 rimbalzi nelle prime 5 gare del 2023).

“È la prima scelta per un motivo e lo dimostra ogni volta sul parquet. Gioca duro e nel modo giusto, ha grandi abilità ed è un bravo ragazzo. L’ho preso sotto la mia ala da quando è arrivato, è un ragazzo speciale e sono contento che sia un mio compagno di squadra.”

(Cole Anthony)

Non solo: anche una leggenda come Steve Kerr ha avuto parole al miele per Banchero: abbiamo approfondito QUI.

Banchero sta reggendo il peso della sua scelta. È fiducioso, ha una grande etica del lavoro e ha fatto tesoro delle partite giocate da giovanissimo contro le star NBA attuali e non originarie di Seattle, sua città natale, come Kyrie Irving, Jamal Crawford, Isaiah Thomas, Dejounte Murray, Zach LaVine, Matisse Thybulle, Spencer Hawes e Jaylen Nowell. 

“A prescindere da chi mi trovo davanti ho la fiducia per riuscire in tutto. Non penso che questo cambierà in NBA. A Seattle sono cresciuto osservando i professionisti ogni estate e giocando contro di loro: ciò mi ha aiutato molto, li vedevo tutto il tempo. Mi dicevano sempre che non sarebbe stata dura come pensavo, l’importante era restare concentrati sull’obiettivo. Dovevo capire che avrei potuto avere successo.”

(Paolo Banchero)

“È molto più avanzato di altri ragazzi della sua età, sia fisicamente che mentalmente.”

(Terrence Ross, suo compagno di squadra)

Jamahl Mosley, Head Coach degli Orlando Magic, è al suo secondo anno da capoallenatore, ma ciò non gli ha negato la possibilità di vedere qualcosa di speciale in lui: dalla maturità alla grande quantità di filmati che analizza fino al suo QI cestistico e alla sua capacità di migliorare, giorno dopo giorno. Mosley, da vice, ha avuto la chance di allenare stelle come Luka Doncic, Carmelo Anthony e Kyrie Irving all’inizio delle loro rispettive carriere; Banchero, per lui, ha una mentalità simile a loro:

“Vedono le cose in modo diverso, anche con Paolo è così. Analizzano le situazioni e le sfruttano nel migliore die modi al momento giusto. E quando non succede a Paolo, se ne rende conto e dice «ok, avrei potuto fare così». Continua a migliorare mattoncino dopo mattoncino.”

(Jamahl Mosley)

Paolo Banchero Orlando Magic nba around the game
FOTO: AP Photo

Pronti, via e Banchero è finito all’ottavo posto nella classifica provvisoria dei lunghi della Eastern Conference per l’All-Star Game, con ben 212.417 voti ricevuti dai fan. Nessun altro rookie, in nessuna sotto-categoria, è finito in top 10.

Orlando ha un record negativo, ma nonostante ciò Mosley – come molti di noi – pensa che Banchero meriti l’attenzione che gli è stata data. Riuscisse a partecipare alla partita delle stelle, in programma il 19 febbraio alla Vivint Arena a Salt Lake City, sarebbe il primo rookie a centrare questo obiettivo dai tempi di Blake Griffin nel 2012. 

“Non è troppo presto per parlare di All-Star riguardo a lui. È speciale e continuerà ad esserlo accanto alla squadra. Non vuole mai troppi complimenti, vuole vincere, aiutare i compagni e basta.”

(Jamahl Mosley)

“Non voglio aspettarmelo o pensarci troppo, per evitare un’eventuale delusione”, ha spiegato lo stesso Banchero.

Ciò che è maggiormente realistico riguardo alla prima stagione NBA di Banchero è invece l’ambito premio di Rookie of the Year, a cui sembra già vicinissimo e che potrebbe conquistare all’unanimità o quasi. Banchero è infatti l’unico con almeno 20 punti di media, con Bennedict Mathurin, secondo, a 17.2. È poi terzo per rimbalzi e secondo (!) In assist. Continuasse così, potrebbe essere il primo rookie di Orlando a vincere il ROTY dai tempi di Mike Miller, nel 2001.

Banchero sembra essersi scontrato contro il fatidico ed inevitabile “rookie wall”, nel mese di dicembre, dove ha leggermente diminuito la sua qualità di prestazioni e la sua percentuale al tiro. Numeri che, però, sono comunque ottimi. E dopo 4 giorni di rapida vacanza per natale, si è ripreso in pieno.

“Sto facendo bene, onestamente pensavo di giocare peggio all’inizio. A fine dicembre ho iniziato a sentire qualche difficoltà in più, proprio prima delle vacanze. I mio corpo era un po’ stanco, mentalmente iniziavo a sentire il peso delle partite giocate. A un certo punto diventa difficile mantenere l’intensità alta, anche quando vorresti sempre. Parliamo davvero di tante partite.

Ma con un piccolo break nelle vacanze e il nuovo anno, ne ho approfittato per concedermi un reset mentale e fisico. E le prime partite del 2023 sono andate bene.”

(Paolo Banchero)

Tutto sembra andare per il meglio, anche se perdere tante partite, come sta succedendo ad Orlando, non è affatto positivo. È la prima volta che Banchero si affaccia a questa densità di sconfitte nella sua carriera sportiva a partire dal…football: Paolo è infatti stato il quarterback di riserva alla Seattle O’Dea High School, che nel 2017 vinse il campionato dello stato del Washington.

Passando alla pallacanestro, nel 2019 ha vinto nuovamente, da sophomore, e nel suo anno da junior la squadra arrivò in finale. Poi, dopo la rinuncia all’ultima stagione a causa del COVID, il passaggio a Duke e il successo che tutti conosciamo. 

Ora, lo scontro con con un’altra realtà: Orlando ha infatti iniziato la stagione con un pessimo 5-20 e 9 sconfitte consecutive. Oggi il record recita 16-26, quintultimo peggior risultato della Lega, e Banchero non è rimasto indifferente:

“Non sono proprio abituato, ma sto imparando a capire come prenderla. Siamo molto competitivi, ci sono state alcune partite perse che avremmo dovuto e potuto vincere. E penso che questo ci renderà più affamati. Sappiamo di essere talentuosi e di potercela giocare con tutti. Siamo ancora in corsa per fare bene, lo dimostreremo una partita alla volta.”

(Paolo Banchero)

E fuori dal campo? Anche qui bisogna coltivare e preservare il successo, vista la crescente attenzione che Banchero sta generando.

Non si poteva dire lo stesso a maggio: poco prima del Gran Premio di Formula 1 a Miami, infatti, un giornalista ha erroneamente confuso l’ala dei Magic con Patrick Mahomes, straordinario quarterback dei Kansas City Chiefs nonché probabilmente il volto ormai più noto dell’odierna NFL. Ma da quando è stato scelto al Draft, ovviamente la sua popolarità è aumentata molto: non più rivedremo errori del genere, statene certi. 

Ronda Banchero, mamma di Paolo, ha dichiarato che suo figlio è ancora impressionato dal numero di tifosi e appassionati che gli chiedono autografi e canotte. Nel corso di un viaggio a San Juán, prima del suo primo training camp, Banchero realizzò che non era più uno sconosciuto quando alcuni giovani fan lo rincorsero mentre stava facendo jogging su una spiaggia. “Paolo, oh my God. I can’t believe you’re here!”

“È stranissimo, sto ancora cercando di capire come affrontare il tutto, a cosa dire sì e no. Sono la prima scelta assoluta, è vero, ma è ancora strano vedere gente con la mia canotta addosso che urla cercando di avvicinarsi alla mia macchina. Sembra tutto privo di senso davanti ai miei occhi: un anno e mezzo fa ero un ragazzo normale, e non parliamo di tanto tempo fa. Sono appena ventenne, mi sto abituando, ma è bellissimo. Non è brutto, anzi, è solo diverso dal solito.”

(Paolo Banchero)

Banchero si sta anche abituando alla vita da atleta professionista:  per la prima volta nella sua vita non ha passato il Giorno del Ringraziamento con la sua famiglia, bensì con un amico e un cuoco che ha preparato loro la cena per festeggiare. Anche a Natale la storia non è cambiata: l’ha passato da solo, senza albero di Natale e senza nemmeno osare chiedere al cuoco di lavorare quel giorno.

In ogni caso, i suoi parenti gli hanno fatto visita già folte in Florida e fuori. A Portland, per esempio, Banchero ha rivisto molti membri della famiglia. 

“Ho comprato loro diversi regali, li hanno aperti in videochiamata con me.” Lui, invece, si è regalato un inizio di carriera NBA come meglio non poteva immaginare.