Dopo le turbolenze relative alla questione LeBron James ed il continuo accumularsi di sconfitte, LA è pronta ad iniziare la riflessione intorno al proprio futuro.

I Los Angeles Lakers stanno vivendo una stagione quantomeno travagliata: perfino il record – negativo – di 27-34 (con sette sconfitte nelle ultime dieci gare giocate) non fornisce un quadro dettagliato della profondità della crisi apertasi dalle parti di LA.

Proprio a causa di queste ormai radicate problematiche, la proprietà, nelle persone di Jeanie Buss e Rob Pelinka sta cercando di adottare le giuste contromisure per evitare che sotto il sole della California si consumi l’ennesimo Superteam flop. Della questione ha parlato in un lungo articolo anche Jake Fischer, notissimo insider di Bleacher Report in netta ascesa tra gli analisti NBA, analizzando tutte le possibili variabili e immedesimandosi nei punti di vista di ciascuno dei protagonisti. Ecco quindi la situazione attuale degli attori principali della franchigia giallo-viola.

Frank Vogel

L’allenatore di Waterford è sembrato, durante questa stagione, la perfetta personificazione del concetto sociologico e religioso di capro espiatorio. Fin da subito, infatti, pubblico e critica hanno addossato sulle sue spalle – pur non esenti da colpe – tutte le responsabilità di un fallimento facilmente prevedibile in estate.

A coach Frank Vogel è stata messa a disposizione una squadra stanca, poco affiatata, decisamente in là con gli anni e con una spiccata tendenza all’autogestione e al ricordo dei fasti passati. Lui, dal canto suo, non ha aiutato il processo di amalgama del gruppo, cambiando troppo spesso rotazioni – anche a causa dei diversi infortuni occorsi ai Lakers – e alternando troppo frequentemente, almeno con alcuni giocatori, il bastone e la carota.

Il caso emblematico della sua gestione è certamente quello relativo a Russell Westbrook. L’ex-Wizards è stato preso in estate in un apparente consenso generale e si è visto difeso da Vogel per tutti i primi mesi di regular season, nonostante le difficoltà; intorno alla fine di dicembre, però, si è entrati in una contesa ancora oggi poco chiara.

Vogel, con il tacito assenso di un front office decisamente ispirato da un modus operandi degno di Ponzio Pilato, ha “panchinato” per la prima volta il prodotto di UCLA nella sfida – persa – del 19 gennaio contro gli Indiana Pacers e, da quel momento in poi, ha raramente concesso al proprio playmaker di calcare il parquet nei momenti decisivi delle partite, lanciando al contempo dichiarazioni spesso critiche.

Anche questa mossa, tuttavia, non è servita a coprire le falle endemiche del gruppo-Lakers, e così oggi Vogel si trova esattamente nella stessa situazione in cui era qualche mese fa: criticato da fanbase e giornalisti e decisamente vicino ad un esonero che non stupirebbe nessuno.

Per Fischer la separazione non dovrebbe avvenire prima della fine della stagione, con Vogel che risolverebbe il proprio contratto con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del 2023, concordata in estate. Ancora troppo presto, tuttavia, per sapere chi sarà il suo successore.

Rob Pelinka

Il grande protagonista dell’ultimo mese. L’immobilismo tenuto nelle ultime battute del trade market ha infastidito LeBron e i sostenitori della squadra, da sempre avvezzi ad una perenne win-now mode, ma ha probabilmente trovato il favore del resto del front office, per niente convinto a lasciar andare una scelta al primo giro con l’unico obiettivo di liberarsi dell’ormai sgradito Westbrook.

Per Fischer, Rob Pelinka si trova in una situazione ancora più precaria rispetto a quella di Frank Vogel, ma ha dalla sua un vantaggio non indifferente: quella di essere legato al passato giallo-viola in una franchigia che si vanta da tempo di essere “a conduzione familiare”.

“Una franchigia dalla storia così radicata, un management da sempre impegnato nel mantenere un tocco familiare all’interno del team, non possono che avere una connessione profonda con l’uomo che ha rappresentato per anni gli interessi di Kobe Bryant. Gli ex-giocatori hanno ruolo determinante ai Lakers, basti pensare a Kurt e Linda Rambis, con cui, peraltro, diverse fonti della Lega dicono che Pelinka abbia un ottimo rapporto.”

– Jake L. Fischer

Il radicato rapporto con la storia giallo-viola, tuttavia, potrebbe non bastare ad un Pelinka che è ormai sempre meno gradito ai pilastri dello spogliatoio. Sempre secondo il reporter di B/R, diverse voci parlerebbero già di un possibile successore dell’ex-manager di Bryant: si tratterebbe di Omar Wilkes, probabilmente la figura più adatta per mettere d’accordo tutte le anime della franchigia.

Wilkes, infatti, è al momento head of basketball operations per Klutch Sports (non esattamente un punto a suo sfavore nel rapporto con LeBron James ed Anthony Davis), ma – allo stesso tempo – è figlio di Jamaal Wilkes, uomo di rotazione degli anni dello Showtime, e fratello di Jordan, ex-membro del front office di LA. Un perfetto mix di familiarità ed interessi lebroniani.

Russell Westbrook

Un altro dei nomi che più vengono menzionati quando si parla delle difficoltà dei Lakers in questa stagione è sicuramente quello del playmaker californiano. Della sua contesa con Vogel abbiamo già parlato, ma occorre aggiungere che, se l’allenatore non si è mostrato per niente docile davanti ai microfoni, anche il numero 0 non ha mai fatto nulla per riappacificare gli animi, rivendicando molto spesso il proprio diritto acquisito a stare in campo nei minuti finali.

Al di là di ogni considerazione umana e relazionale, che pure diviene inevitabile in un contesto altamente mediatico come LA, i numeri di Westbrook nelle ultime settimane fotografano perfettamente l’attuale impossibilità di essere funzionale nel contesto-Lakers.

Una situazione che non può che causare un forte nervosismo in un ex-MVP e futuro Hall of Famer, come dimostrano anche i recenti battibecchi avuti con qualche tifoso maleducato delle prime file durante l’ultima partita. Proprio per queste stagioni, ci sarebbe interesse reciproco per una prematura separazione.

La soluzione più sensata dal punto di vista tecnico sarebbe la separazione a fine stagione (possibile, visto che l’ultimo anno del contratto di Russell, il prossimo, è vincolato da una player option), ma difficilmente il giocatore rinuncerà a 47 milioni garantiti nel momento di peggior valore contrattuale della propria carriera.

Per questo motivo, vista la difficoltà di scambiare un accordo così oneroso ed al momento immeritato, la convivenza forzata potrebbe protrarsi per un altro anno. Stando così le cose, secondo una delle fonti di Fischer il prezzo per Russ consterebbe di due first-round picks ma, stando agli esperti di altri front office, il fatto che la prossima sarà l’expriring season per il contratto del giocatore permetterà di giocare al ribasso. In questo scenario, se proprio la questione si dovesse complicare arrivando al punto di non ritorno, i Lakers potrebbero decidere di rendere uno scambio più appetibile includendo la first-round pick 2027.

Infine, un alternativa che negli ultimi tempi si sarebbe rivelata credibile consisterebbe nello stretchare il contratto di Westbrook, diluendo l’impatto sul cap in un’operazione simile a quella svolta per Luol Deng.

LeBron James

Della sua situazione abbiamo già parlato approfonditamente in precedenza, segnalando come la permanenza almeno fino alla stagione 2023/24 sia al momento la soluzione più probabile. Con LeBron, tuttavia, quelle che sembrano certezze svaniscono in fretta, e molto dipenderà dai movimenti dei tre personaggi analizzati in precedenza. Al momento, comunque, sembra essere concentrato unicamente sull’obiettivo principale della squadra: entrare ai Playoffs lottando per l’ottavo seed e compattarsi cercando di arrivare più in fondo possibile.

Per le valutazioni extra-campo, invece, sembra esserci ancora molto tempo a disposizione.