Dopo l’ennesima eliminazione prematura dai Playoffs, a Salt Lake City potrebbe essere arrivato il momento definitivo di rinnovare l’ambiente.

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Non è una novità che, dopo l’eliminazione al primo turno subita per mano dei Mavs, gli Utah Jazz siano già nell’occhio del ciclone dei rumors di mercato. Oltre a Rudy Gobert (per il quale abbiamo parlato di 7 potenziali destinazioni QUI), a Salt Lake City le fondamenta iniziano a scricchiolare anche sotto pilastri del roster come Donovan Mitchell e Jordan Clarkson.

I due, insieme al francese e a coach Quin Snyder, saranno per tutta l’estate i nomi indiscutibilmente più caldi da monitorare per quanto riguarda Utah, con posizioni individuali molto diverse.

Cominciando dall’allenatore, Snyder ha recentemente dichiarato, secondo quanto riportato da Sam Amick su The Athletic, di voler valutare attentamente le proprie opzioni, e che non ci siano state ancora discussioni su un eventuale rinnovo – peraltro, già rifiutato la scorsa estate. Il coach dei Jazz ha ancora un anno di contratto rimanente e un’opzione per il 2023/24, ma i primi rumors hanno già cominciato a spendersi (QUI inserito fra i nomi per la panchina dei Lakers), e la sua indecisione non è certo d’aiuto.

Come non molto d’aiuto, allo stesso modo, è il dato che certifica il fit complicato fra Mitchell e Gobert, problema evidente risaltato nei Playoffs ma già noto da tempo.

Se esistesse un dizionario NBA e si andasse a cercare la definizione di “Limbo”, probabilmente la si troverebbe sotto la voce Utah Jazz. Per la squadra allenata da Snyder, questo è il sesto anno consecutivo che si chiude con una win% sopra il .580 (la percentuale di vittorie sul totale) in Regular Season e un’uscita entro e non oltre il secondo turno di Playoffs.

Stando così la cose, è normale che si crei nervosismo, e altrettanto normale è che si cerchino modi di rinnovare un ambiente un po’ stagnante e, almeno da quanto emerso durante i Playoffs, un po’ spento e privo di motivazione.

Come scritto sopra, se per Gobert sembrano essersi già messe in moto molte squadre, per Donovan Mitchell la situazione sarà più in fase di stallo. A differenza del francese, giocatore estremamente impattante nella metà campo difensiva ma più uno “specialista” del settore, Mitchell può essere il profilo capace di fare le fortune di una franchigia in cerca di scoring, secondary playmaking e una shot creation di buon livello.

Non è un caso, a tal proposito, che siano emersi proprio i Miami Heat (i dettagli QUI), squadra estremamente solida nella metà campo difensiva ma in cerca di varie opzioni per migliorare l’attacco a metà campo, che potrebbe coprire i difetti palesati negli ultimi tempi dalla guardia dei Jazz, completamente disimpegnata nella propria metà campo – tanto da far emergere in questi mesi proprio le critiche velate dello stesso Gobert.

Una realtà come Miami, seconda per defensive rating in stagione con 103.2 punti concessi ogni 100 possessi, ma solo undicesima per punti prodotti ogni 100 azioni a metà campo, potrebbe integrare alla perfezione un giocatore con il suo shot making e una assist% progredita negli anni, nonostante la non eccezionale quantità di palle perse (54esimo percentile per turnover%) e di tiri assistiti in relazione allo usage (31esimo percentile).

Sia chiaro, questo non presuppone che Mitchell sia destinato ad approdare in Florida o ovunque sia ma che, semplicemente, ci sono molte squadre a monitorare la situazione. Stando a The Athletic e ESPN, la volontà dei Jazz è quella di ricostruire con Donovan Mitchell come pietra angolare, inserendolo in un contesto davvero competitivo e a lui il più congeniale possibile.

Certo è, però, che, se davvero la relazione fra Gobert e Mitchell fosse arrivata a un “me or him”, come emerso di recente, l’opzione di vederlo partire, che sia per scelta sua o del front office, si manifesterà. In tal caso, un nome come quello degli Heat, un po’ per il tipo di rapporto privilegiato che lega Dwyane Wade (proprietario di minoranza dei Jazz) con l’ambiente di South Beach, un po’ per il pacchetto che se ne potrebbe avere in cambio, magari tramite una sign&trade per arrivare a un Tyler Herro fresco del riconoscimento di “Sixth Man Of the Year” 2022, potrebbe rivelarsi il minore dei mali.

A proposito di sesto uomo, uno dei nomi “on the block” oltre al duo di Utah è quello di Jordan Clarkson. Dopo aver consolidato il proprio ruolo di microwave scorer in uscita dalla panchina, l’ex-Lakers e Cavaliers potrebbe rappresentare una pedina di scambio piuttosto versatile nelle mani di Danny Ainge e del General Manager Justin Zanik.

Dalla reticenza sul proprio futuro in conferenza stampa, in estate ci saranno certamente numerose squadre in cerca di un profilo come quello di Clarkson, dal cui valore di mercato – probabilmente ai massimi storici – Utah potrebbe provare a ricavare sia asset per il futuro (in caso di rebuilding) o per ulteriori pacchetti, sia elementi da rotazione, possibilmente per rinforzare il reparto esterni nella metà campo difensiva.

Per i Jazz ci sarà molto da pensare nel corso di questa estate imminente, soprattutto a causa di un ciclo dalla timeline ancora apparentemente lunga, ma che ora sembra già presentarsi sulla via del tramonto.

2022/232023/242024/252025/26
Rudy Gobert$38.2 M$41.0 M$43.8 M*$46.7 M
Donovan Mitchell$30.4 M$32.6 M$34.8 M*$37.1 M
Jordan Clarkson$13.3 M*$14.3 M//
* = Player Option