Un’occhiata a quelle che sono le doti di Donte DiVincenzo, ora che finalmente è stata ufficializzata la naturalizzazione.

DiVincenzo Italia
FOTO: Idaho State Journal

Dopo la lunga attesa per sistemare tutte le scartoffie, dopo che il giocatore dei Minnesota Timberwolves ha dichiarato più volte il suo (e della sua famiglia) interesse per l’Italia, alla quale è legato tramite origini abruzzesi, dopo che pure la cena con Luigi Datome, Gianmarco Pozzecco e Simone Fontecchio dopo la gara contro i Brooklyn Nets è andata bene, Donte DiVincenzo ha quasi ottenuto la cittadinanza italiana.

Senza sbilanciarsi troppo in vista di EuroBasket, dal momento che manca la firma di Sergio Mattarella e il seguente iter burocratico per ufficializzare la cosa, ci porremo una domanda più semplice: perché gioire della presenza di The Big Ragu in nazionale? Sarebbe così fondamentale per ItalBasket?

Quando si parla dell’ex Knicks, la prima cosa che viene da pensare è che si tratti di un grande tiratore, ma serve specificare di che tipo. Il 71% dei suoi tentativi è da tre punti, con una grossa preferenza per il catch&shoot, che costituisce il 51.5% del suo gioco, convertendo in stagione queste conclusioni con un ottimo 39.5% da fuori. Per la precisione, le situazioni di “spot-up”, il tiro sugli scarichi, sono le più frequenti per lui (31.4% del suo gioco totale) e da esse la sua produzione è elitaria: 1.28 punti per possesso, 94esimo percentile NBA, con un’ottima percentuale di conversione – 67.2 effective field goal%.

I tiri dal palleggio, invece, arrivano nel 24.2% delle occasioni e con percentuali più basse (35.8%). Questo però non significa che sia un semplice tiratore sugli scarichi. Anzi, DiVincenzo appartiene alla ricercatissima categoria dei tiratori dinamici, capaci di muoversi con grande abilità senza palla, soprattutto in uscita dai blocchi, e di attaccare le chiusure avversarie o il vantaggio già creato con ottime letture. I Minnesota Timberwolves sono 4° nella Lega per tiri costruiti tramite l’uscita dai blocchi del tiratore, a quota 4.9 a partita, e 1.3 di questi sono di DiVincenzo, leader della squadra.

La sua produzione in termini di scoring non è elitaria in queste situazioni, ma poco importa, viste le sue abilità nello sfruttarle per creare buoni tiri dei compagni e fungere da connettore. Senza dimenticare il fatto che la differenza tra tiratori statici e dinamici consiste proprio nel vantaggio che offrono i secondi alla squadra, attirando i difensori fuori dall’area per liberare praterie ai compagni. Le doti di The Big Ragu non passano dalla sua produzione o dalle percentuali, ma dalla pressione impressa sulle difese, una qualità molto più ammirevole di qualunque 40% da tre sugli scarichi – che comunque conserva alla grande nel proprio bagaglio.

Questo skillset si inserisce alla perfezione in una costruzione offensiva in ambito FIBA, soprattutto perché le doti di playmaking di DiVincenzo a vantaggio creato o nella semplice lettura dei set costruiti sono utilissime. Moltissime volte i suoi riccioli sono stati sfruttati per i lob a Gobert, così come semplici attacchi del closeout mettendo palla a terra hanno generato buonissime ricezioni sui tagli o tiri sugli scarichi smarcati per i compagni. Quello che stupisce, ancora prima della complessità delle letture – anzi, molto basilari proprio per la sua capacità di “avvantaggiarsi” senza palla – è la rapidità con la quale trova il compagno messo meglio.

Un’intelligenza che ovviamente si trasla alla perfezione nella metà campo difensiva. Sia chiaro, contro gli attaccanti e soprattutto i creator palla in mano di medio/alto livello NBA, DiVincenzo va spesso in difficoltà: è un buon atleta e si batte, ma sarà sempre troppo sottodimensionato per marcare molte wing e troppo poco “longilineo” per passare forte sui blocchi sulla palla. Quello in cui eccelle è la lettura degli attacchi lontano dalla palla, facendo registrare 1.2 rubate a partita in carriera, sporcando tante ricezioni avversarie sulla transizione di palla e soprattutto portando aiuti tempestivi al ferro.

“Sono un rim protector”, ha dichiarato di recente scherzando, ma non va troppo lontano dal dire la verità. Non girerà a tre stoppate di media, ma è una presenza fissa in aiuto e sbaglia pochissime rotazioni, aspetto quest’ultima da non sottovalutare nelle 82 gare della lunga e a tratti soporifera stagione NBA. Più che “Three&D”, la definizione giusta per DiVo è quella di “hustle player”.

Non c’è un singolo aspetto del gioco di Donte DiVincenzo che non si sposi alla perfezione con la pallacanestro FIBA. Soprattutto per la nazionale italiana, un tiratore dinamico di questo livello – con un range di tiro, aspetto da sottolineare, molto esteso – capace di mettere palla a terra sarebbe oro. Anche considerando che gli atleti nelle competizioni di livello internazionale non sono quelli NBA, sia a livello orizzontale che verticale, aspetto che sicuramente favorirebbe qualche scorribanda in più al ferro in uscita dai blocchi.

E difensivamente si tratterebbe di una costante nei pressi del ferro anche in quintetti sottodimensionati, permettendo magari coverage più aggressive con il lungo sul perimetro consapevoli di avere questo tipo di presenza in aiuto – aspetto che avrebbe facilitato ulteriormente, per fare un esempio pratico, la già ottima difesa degli Azzurri sulla Serbia alla World Cup 2023.

Non è inoltre da escludere la possibilità di porlo in marcatura sui migliori attaccanti avversari non solo senza palla – e su questo siamo tranquilli anche in NBA – ma anche sui migliori creator, dato che i suoi difetti in ambito americano sarebbero molto meno gravi in area FIBA. Insomma, un coltellino svizzero, che farebbe estremamente comodo all’Italia a EuroBasket e in ogni altra competizione.