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Questo contenuto è tratto da un articolo di Zulfi Sheikh per Raptors Republic, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Quando i Toronto Raptors hanno deciso di assumere Darko Rajakovic come Head Coach a giugno 2023, l’opinione generale su di lui era “incerta, come su ogni altro coach al primo anno in NBA”. Al termine della Stagione 2023/24, per molti i dubbi non si sono ancora diradati. Effettivamente, le 82 partite di Regular Season non hanno offerto dati del tutto convincenti, ma va considerato il tumultuoso sviluppo della stagione, stravolta da ben 2 trade che hanno alterato il roster dei canadesi, svariati infortuni ai danni degli uomini più rappresentativi – giunti spesso nel momento del loro picco di gioco – lo scandalo legato a Jontay Porter, che ha scosso l’intera NBA e altri piccoli problemi personali che hanno limitato la presenza in campo dei giocatori. Si è trattata di un’annata segnata da una serie di circostanze tanto sfavorevoli quanto atipiche per qualsiasi franchigia, e quindi ancor più ardua da affrontare per un coach alla prima esperienza in NBA. Nel momento in cui la Regular Season è giunta al termine, coach Rajakovic aveva allenato ben 30 giocatori differenti, raggiungendo il 3° posto in questa stravagante classifica-record NBA. Un altro record, però, attira maggiormente l’attenzione: le 25 vittorie e 57 sconfitte riportate a fine anno. Si tratta del più esiguo numero di vittorie negli ultimi 10 anni – con il 46% di possibilità di ottenere un’ottima pick al Draft. E per quanto sia difficile allentare la morsa dei dubbi circa Darko Rajakovic, rimangono vari dati da analizzare per provarci. Eccone alcuni.


Fase offensiva

Uno degli obiettivi principali del coach serbo in vista della Stagione 2023/24 è stato quello di dare una nuova identità di gioco ai suoi Toronto Raptors, specialmente in fase offensiva. Si è potuto intuire sin dalle dichiarazioni alla stampa del Presidente dei Raptors, Masai Ujiri, al termine della Stagione 2022/23: Ujiri ha parlato infatti di una squadra dal gioco più corale e fluido – inoltre, i Raptors hanno messo a referto un misero 0.5 generato da offensive e decisioni rapide nel corso delle sfide. Facile da teorizzare, meno da mettere in pratica. Il problema principale era rappresentato dal triangolo di gioco costituito da Scottie Barnes, Pascal Siakam e Jakob Poeltl, per via del quale si era ridotto parecchio il volume di gioco dei canadesi – il cui Net Rating era di -2.52. Il secondo, invece, era rappresentato dall’integrazione dello stile di gioco orientato verso il playmaking del neo-arrivato Dennis Schroder, e come renderlo utile alla squadra: con i suoi 0.187 punti-per-tocco era il peggiore tra gli uomini in quintetto dell’intera lega. Detto ciò, non è sorprendente il fatto che i Toronto Raptors avessero un Offensive Rating di 110.9 nei primi 3 mesi di Regular Season. Si è trattato di un periodo in cui coach Rajakovic stava ancora provando a dar forma a tattiche e schemi, con i giocatori a dover ancora assimilare bene il tutto. C’erano tante soluzioni da trovare e studiare, anche il roster era un cantiere aperto. Una volta che Darko Rajakovic si è allontanato dal suo credo cestistico, provando a comprendere e sfruttare al meglio le caratteristiche del roster a sua disposizione, l’Offensive Rating dei Raptors è migliorato di mese in mese. L’efficienza della fase offensiva dei canadesi è schizzata tra le migliori in NBA nel periodo compreso tra ottobre e dicembre 2023. 

Poi è arrivata la trade che ha portato all’addio di OG Anunoby, Precious Achiuwa e Malachi Flynn in direzione New York Knicks, in cambio di RJ Barrett e Immanuel Quickley. Per quanto l’inverno possa esser stato rigido in Canada, si è trattato di una ventata d’aria primaverile, aggiungendo brio all’interno del roster. L’arrivo di Barrett e Quickley ha messo due nuove risorse a disposizione di coach Rajakovic, che però si è ritrovato con due giocatori in grado di migliorare nettamente il gioco sul perimetro, dovendo però fronteggiare la lacuna di stazza e fisicità sotto canestro lasciata dalla partenza di Anunoby e Achiuwa. Immediatamente dopo la trade, pochi consideravano l’ipotesi che Jakob Poeltl potesse risultare efficace in tal senso: l’austriaco si è invece dimostrato un ottimo deterrente difensivo e connettore di gioco in fase offensiva. I Raptors hanno vinto 3 delle loro 4 gare dall’arrivo degli ex Knicks, spingendo l’Offensive Rating a 124.4 e +5.88 di Net Rating. Per quanto potesse essere un lasso di tempo fin troppo breve, sembrava quasi che coach Rajakovic avesse creato una pozione magica per far funzionare il tutto, e rendendo funzionale la presenza di Siakam – tanto da far riconsiderare l’idea di una sua partenza, se non altro rimandandola a fine stagione. Tuttavia si è presentato un altro intoppo sul cammino di We the North, rappresentato dall’infortunio alla caviglia subìto da Poeltl, costretto a saltare ben 11 partite – di cui 9 sono terminate con una sconfitta. Senza il loro centro titolare i Raptors hanno abbassato il Net Rating a -6.9, con la carenza di stazza e atletismo sotto i ferri divenuta molto evidente. Quando Poeltl è tornato a disposizione dei Raptors, Siakam era già stato ceduto agli Indiana Pacers

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L’All-Star Break ha costituito il momento ideale per provare a ritrovare il bandolo della matassa per il coach serbo. Rajakovic ha descritto quel periodo come una sorta di training camp, poiché ha rappresentato un’occasione per resettare il tutto all’interno del roster. I risultati ottenuti dopo questa pausa di riflessione sono stati parecchio positivi, ancora una volta. I Toronto Raptors hanno vinto 3 partite consecutive dopo l’All-Star Break – per la prima e unica volta in stagione. La loro fase offensiva è stata nel periodo più redditizio dell’annata, raggiungendo il 123.3 di Offensive Rating e solidità nei ruoli all’interno della squadra. Sfortunatamente un altro infortunio ha distrutto il clima di euforia generatosi, con Scottie Barnes out per il resto della stagione a causa della frattura del dito medio subìta contro i Golden State Warriors l’1 marzo. Come per la distorsione alla caviglia di Poeltl, anche in questo caso un infortunio ha privato la squadra di un suo elemento fondamentale. Se il breve periodo di vacche grasse fosse solo una parentesi o un nuovo livello di gioco raggiunto dai canadesi, rimarrà uno dei più grandi punti interrogativi della Stagione 2023/24. 

Parecchie cose sono cambiate per i Raptors dopo aver perso il loro unico All-Star per il resto della stagione. Inoltre, nel frattempo sia Quickley che Poeltl e Barrett sono stati messi k.o. da rispettivi problemi fisici, e infine Chris Boucher è stato messo definitivamente fuori causa dalla rottura del legamento collaterale mediale mentre esplodeva lo scandalo legato a Jontay Porter. Per queste ragioni, è parecchio arduo cercare di estrapolare dati significativi dalla prima stagione in NBA di coach Darko Rajakovic. I dubbi circa l’identità offensiva dei Raptors permangono, ma quando il roster è stato al completo bisogna affermare che le cose stessero progredendo positivamente, con evidenti miglioramenti. Pur mantenendo le basi del suo credo cestistico, il coach serbo è riuscito ad apportare qualche cambiamento andando incontro alle caratteristiche dei suoi giocatori, sfruttandole a suo vantaggio. Gli esempi sono pochi e limitati, ma ci sono, ed è un segnale molto positivo. Nel suo periodo migliore, la fase offensiva dei Raptors è sembrata rinvigorita, con il pallone costantemente in circolo e decisioni rapide prese in successione durante i possessi. Ma anche nel periodo peggiore gli schemi offensivi hanno prodotto buone giocate, e ciò va rimarcato. I pochi tiri a referto non sono scaturiti da una scadente shot-creation

Cambiamenti e sostituzioni a gara in corso

Questo è stato senza dubbio uno dei principali punti deboli di coach Rajakovic durante tutta la stagione. Si tratta di un fattore comune a tutti gli allenatori appena promossi Head Coach – sia che in precedenza fossero Assistant o allenassero in G-League o campionati internazionali. Il ritmo delle partite in NBA è estremamente più alto che in ogni altra lega, e gli avversari dispongono sempre di un’enorme mole di risorse e nuove strategie. Darko Rajakovic è un impeccabile tattico, ma la profonda fiducia nei suoi dettami tecnici va a discapito delle migliorie da apportare nel tempo. Con il talento che ha avuto a disposizione nel corso dell’anno sembrerebbe un obiettivo facile da raggiungere, ma per quanto vada sottolineato l’enorme passo in avanti fatto in fase offensiva, va anche criticato il fatto che ci sia voluto parecchio tempo prima di attuare certi cambiamenti. Un esempio di tutto ciò è stato il sottoutilizzo di Pascal Siakam per diverso tempo. L’ala All-NBA è stato tra i migliori nella lega, e relegarlo nei vertici del perimetro per lunghe fasi di gioco è stato un errore. Quando ha giocato al massimo delle sue forze, Siakam non è stato il meglio per lo stile di gioco del coach serbo. Ma nessun giocatore o allenatore si adatta immediatamente al nuovo roster: sta al diretto interessato apportare migliorie e cambiamenti per poter rendere al 100%. Bisogna adattarsi, e c’è voluto un po’ di tempo prima che coach Darko Rajakovic riuscisse a farlo. 

Un aspetto fondamentale della rigidità di coach Rajakovic ha riguardato le sostituzioni a partita in corso, e come a volte non riuscissero ad impattare positivamente sul corso delle sfide. Chiaramente, per un lungo periodo ha deciso di puntare su una line-up composta da Scottie Barnes più la second unit, con risultati vari e contrastanti. Quei quintetti hanno portato a risultati praticamente nulli ad inizio stagione, ma dopo l’avvento delle trade e l’allargamento delle rotazioni le cose hanno preso una piega positiva. Ma se dovessero tornare a non funzionare nella prossima stagione, come si comporterà coach Rajakovic? Rimarrà ancora legato a questi quintetti con estrema rigidità e convinzione? L’influenza del game plan sul corso di una partita o sulla self confidence dei giocatori varia in base al parere dei differenti allenatori. Inoltre, l’allenatore serbo non è rinomato per abbandonare facilmente degli schemi solo perché non vincenti in origine. Un esempio di ciò è evidente nella sconfitta di 29 punti subìta per mano degli Houston Rockets, anche se senza Jakob Poeltl – tuttavia, i Raptors stavano perdendo di 14 punti alla fine del 1° Quarto. Nel corso dell’anno Jordan Nwora ha messo a referto ottime prestazioni offensive, come quelle da 24 o 17 punti. Ma spesso ha dovuto condividere il minutaggio con Jalen McDaniels in uscita dalla panchina. Nessuno si aspetta che Nwora giochi a livelli All-Star, ma ciò è stato un microcosmo all’interno del decision-making di coach Rajakovic  nel corso dell’anno. Le sostituzioni a gara in corso sono importanti, ma lo sono anche il creare e mantenere ritmo offensivo e la fiducia nei propri mezzi. Riuscire a trovare un equilibrio è ciò che distingue i migliori allenatori dal resto della NBA. Infine, coach Rajakovic e il suo staff non sono mai riusciti a trovare soluzioni valide per il quintetto iniziale. I Raptors sono stati tra i peggiori 10 team a mettere a referto punti nel 1° Quarto, ed è diventata un abitudine fissa quella di andare sotto in doppia cifra. Anche prima delle trade la squadra non è mai scesa in campo con la premura di segnare punti. I Raptors hanno messo a referto una sconfitta con divario in doppia cifra in 25 delle loro prime 35 partite, la maggior parte delle quali ha avuto inizio nella prima parte di gara. Il coach serbo ha spesso avuto gran tempismo nel chiamare timeout, ma poca abilità nell’apportare dei validi cambiamenti alla fine di essi.

Sviluppo e crescita dei giocatori

Se i cambi, sia a partita in corso che a lungo termine, hanno rappresentato un punto debole di coach Darko Rajakovic, lo sviluppo e la crescita dei giocatori sono certamente uno dei suoi pregi. Gran parte dell’appeal che ha generato in NBA è dovuto alle sue abilità con i giovani. In passato ha già lavorato con giovani talenti del calibro di Ja Morant, Desmond Bane, Devin Booker, Domantas Sabonis e altri. Tanti giovani del roster We the North hanno messo in mostra enormi passi in avanti da quando il coach europeo è entrato nel loro spogliatoio. Barnes è l’esempio più lampante, raggiungendo lo status di All-Star, e avendo migliorato trasversalmente le sue medie al suo anno da sophomore. Il 22enne merita grandi elogi per la sua crescita, specialmente sotto il canestro avversario, ma Rajakovic ha trovato parecchie vie per massimizzare il suo stile di gioco. Sul versante difensivo, ogni volta che i Raptors hanno avuto a disposizione un decente difensore sul point-of-attack avversario, l’allenatore dei Raptors ha schierato Scottie lungo la linea di fondo. Quest’anno ha raggiunto il 3° posto per stoppate su tiri da oltre l’arco, e ciò è dovuto alla libertà concessagli di svariare da versante a versante. 

Anche Barrett e Quickley hanno avuto qualche difficoltà. Al suo arrivo, IQ ha affermato di voler dimostrare tutto il suo repertorio offensivo, ma nel farlo ha limitato ciò che lo ha distinto nel corso degli anni. Rajakovic ha spinto sulla sua creation attraverso la sua scoring gravity, come le moderne guardie in NBA, e Quickley si è distinto sin da subito, mettendo a referto il career-high di 6.8 assist di media. Parlando di career-high, RJ Barrett ha messo a referto le sue migliori partite in NBA sin da quando è tornato a casa in Canada. RJ è stato tra i più costanti ed efficienti – quando è stato a disposizione. Il 23enne ha messo a referto 21.8 punti, 6.4 rimbalzi e 4.1 assist con il 61.5% di True Shooting – tutti career-high, al suo 5° anno in NBA. Rajakovic ha cambiato completamente il modo di giocare di Barrett rispetto a quello di coach Tom Thibodeau ai New York Knicks. Anziché gravitare attorno a giocatori come Julius Randle o Jalen Brunson, a Barrett è stato concesso di essere il centro attorno il quale gli altri ruotano. Non è stato più relegato negli angoli o alla ricerca di spazi in fase offensiva, ma è stato un elemento chiave del game plan. E ciò gli ha permesso di sbocciare. 

La maggiore influenza del coach europeo è visibile nello sviluppo e nella crescita di Gradey Dick. Dopo due mesi poco incisivi, coach Rajakovic ha deciso di mandarlo a farsi le ossa in G-League per un po’. E nonostante fossero in molti a preoccuparsi per una sua disfatta, date le percentuali inferiori al 30% al tiro da oltre l’arco, l’allenatore ha notato che non ci fossero alcuni problemi strutturali nel giovane rookie. Dick aveva solo bisogno di adattare il suo jumper al ritmo e alla fisicità della NBA. Ciò è stato un grosso ostacolo per lui, perciò coach Rajakovic ha deciso di farlo lavorare duro per ottenere una mentalità adatta al livello della lega. Dopo l’All-Star Break, Dick è sembrato un giocatore totalmente rinnovato. Ha migliorato la sua media nello scoring di ben 7 punti, e anche le sue percentuali al tiro sono migliorate nettamente. E, ragione ancor più importante, Gradey non è stato più saltato tanto facilmente dagli avversari difendendo il proprio canestro. Si è trattato di un vero e proprio giro di boa per il rookie, quando a molti pareva fosse già giunta la fine della sua carriera. A fine stagione Gradey Dick si è rivelato uno dei rookie più impattanti, e senza dubbio tra i migliori tiratori da oltre l’arco tra le nuove leve. 

Visto quanto analizzato è possibile trarre qualche conclusione. Alla prima stagione in NBA, coach Darko Rajakovic ha dimostrato il valore della sua filosofia in fase offensiva, anche se ad un ritmo tutto suo, ed è stato eccellente nel far sviluppare il talento dei giovani in squadra. Oltre a questi due fattori, però, c’è stato tanto caos nel corso dell’anno, che non permette di trarre ulteriori e significative conclusioni. Alcuni dubbi permangono ancora, ma quantomeno il coach serbo si è guadagnato il rispetto dei suoi giocatori con la sua severa presenza nel corso della stagione. Tutti i giocatori hanno rimarcato l’importanza che coach Rajakovic ha avuto nel corso dell’anno. 

“Penso che l’aspetto più importante di coach Darko sia la sua presenza e la sua personalità. Credo siano le due cose che mi hanno dato di più quest’anno. Spesso abbiamo parlato di aspetti extra-cestistici anche più di quanto parlassimo di campo ed allenamenti, e ciò è una cosa fantastica. Ma quando si parla di basket, coach Darko è concentrato su ogni minimo dettaglio.”

Immanuel Quickley – Conferenza stampa di fine anno

Se non altro, la presenza di coach Rajakovic e gli aspetti sopra discussi permettono di affrontare il futuro con più ottimismo in Canada, anche grazie alle sue parole epiche rilasciate alla stampa dopo la sconfitta contro i Los Angeles Lakers.