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No, non saranno certo le prime due o tre gare stagionali a offrire indizi sul genere di stagione che si prospetta per i Los Angeles Lakers. Ciò non preclude, però, di poter fare una panoramica della situazione attuale del roster giallo-viola, reduce da un’offseason ponderata, andando a esaminarne la struttura e – prendendolo con le pinze – il rendimento iniziale, cercando di capire quali siano le ambizioni.

L’offseason, dalla Free Agency al Draft

Durante l’ultima offseason i Lakers si sono mossi in controtendenza rispetto alle ultime stagioni: il GM Rob Pelinka ha infatti smesso di operare con l’obiettivo di accumulare più star power possibile ad ogni costo, preferendo invece una strategia più attenta agli asset e puntando ad una costruzione del roster più consona agli attuali standard NBA, aggiungendo taglia e tiro da fuori.

Partiamo dalle conferme. Durante la free agency i Lakers sono riusciti a trattenere due uomini chiave della rotazione Playoffs dell’anno scorso: Austin Reaves (il vostro Laker preferito), che ha firmato un quadriennale da circa $54 milioni, e Rui Hachimura, con un triennale da $51 milioni. Nonostante le prestazioni poco convincenti durante i Playoff, soprattutto nella serie contro Denver, Pelinka ha deciso di trattenere anche D’Angelo Russell, con un contratto biennale da $36 milioni di dollari e Player Option sul secondo anno.


Rispetto alla rotazione dello scorso anno, nel reparto guardie i gialloviola hanno lasciato andare Dennis Schröder, Lonnie Walker e Troy Brown Jr: al posto del tedesco è arrivato Gabe Vincent, firmato con la Mid-Level Exception, mentre le altre due guardie sono state sostituite rispettivamente da Cam Reddish, firmato al minimo salariale, e Taurean Prince, firmato con la Biannual Exception. Dal mercato dei free agent sono arrivati anche Christian Wood e Jaxson Hayes, entrambi al minimo salariale, per allungare la rotazione nel reparto lunghi, andando a sostituire il partente Wenyen Gabriel.

Per quanto riguarda il Draft, i Lakers hanno mantenuto la propria scelta al primo giro, scegliendo il playmaker Jalen Hood-Schifino da Indiana, e hanno acquistato la scelta 40 del secondo giro dai Pacers, con cui hanno scelto l’ala Maxwell Lewis da Pepperdine, aggiungendo al roster due profili interessanti per il futuro della franchigia.

Depth chart e rotazioni

StartersRotationBench
PGRussellVincentHood-Schifino
SGReavesChristie/Reddish
SFPrinceHachimuraLewis
PFJamesVanderbilt
CDavisWood/Hayes

Rispetto alla passata stagione, il roster a disposizione di Darvin Ham è decisamente più profondo e versatile, infatti il supporting cast che affiancherà LeBron James ed Anthony Davis è superiore dal punto della distribuzione della taglia nei vari ruoli e dal punto di vista dello shooting. Nelle prime uscite stagionali, oltre alle lineup più classiche e ad alcune che abbiamo visto nella scorsa stagione, sono state provate anche altre soluzioni:

  • quintetti con il doppio lungo, principalmente con Davis da 4, affiancato da Wood o Hayes nel ruolo di 5;
  • quintetti con due playmaker, con Russell e Vincent contemporaneamente in campo;
  • quintetti super-size, con uno tra Reaves e Russell affiancato da Prince, Hachimura, LeBron e Davis;
  • quintetti senza lunghi veri, con Hachimura da finto centro e tante ali di fianco;

Con questo nuovo roster i Lakers dovrebbero aver risolto alcuni dei problemi dello scorso anno, su tutti la gestione dei momenti senza LeBron in campo che, stando alle dichiarazioni di Darvin Ham nel post-partita di Nuggets-Lakers, saranno parecchi. Russell, Vincent e Reaves formano una discreta batteria di gestori del pick&roll che dovrebbero essere in grado di far muovere la palla con efficienza, consentendo ai gialloviola di creare più facilmente dei tiri puliti e, conseguentemente, di dipendere meno dagli isolamenti di Davis. Inoltre, grazie al maggior numero di tiratori efficaci a disposizione, LeBron e Davis avranno vita più facile nell’attaccare il ferro, sia in situazioni di isolamento che in situazioni di pick&roll.

Nonostante il buon lavoro fatto in offseason, il roster dei Lakers non è privo di difetti e ci sono diversi problemi da risolvere. La lacuna più importante è senza dubbio l’assenza di un difensore Point-of-Attack affidabile: con la partenza di Schröder, i Lakers non hanno nessuno che possa marcare giocatori esplosivi, come Fox e Morant, o molto attivi off-ball, come Curry e Murray; l’unico difensore sugli esterni sopra la media che potrebbe parzialmente colmare questa lacuna è Vanderbilt, che però non può essere schierato per tanti minuti per via dei problemi di spacing che genera nella metà campo avversaria, soprattutto con Davis in campo.

Un altro rompicapo da risolvere è l’inserimento di Wood all’interno delle rotazioni. L’ex Mavericks arriva a Los Angeles per poter aprire il campo in attacco e per cercare di preservare fisicamente Davis, consentendo a quest’ultimo di passare qualche minuto in più in panchina e di giocare qualche possesso da 4. Tuttavia il suo impiego creerà tanti problemi nella metà campo difensiva: Wood infatti non è un rim protector affidabile e non è dotato di grande mobilità laterale, rendendo difficile l’applicazione sia di una difesa drop che di un sistema difensivo basato su cambi sistematici.

Lakers 23'24 Rotation, made via https://www.thehoopsgeek.com/basketball-rotation-app?code=0IPIPyYn1p
GRAFICA: The Hoops Geek

Questo tipo di rotazione potrebbe aiutare Ham a massimizzare il rendimento del roster, nascondendo parzialmente alcune lacune e senza perdere di vista l’obiettivo di preservare fisicamente le proprie star. In questo esempio di rotazione infatti:

  • i minuti di LeBron, benché siano solo 31, lo vedono in campo sempre con almeno 2 tiratori e almeno un altro possibile portatore di palla, evitando stint eccessivamente lunghi e tassanti dal punto di vista del load offensivo, consentendo così di massimizzarne la presenza in campo;
  • la maggior parte dei minuti di Wood sarebbe caratterizzata dalla presenza in quintetto di almeno uno tra Davis e Vanderbilt, così che possano essere parzialmente mascherate le sue lacune in rim protection;
  • i minuti con LeBron e Davis in panchina sono pochi e sono limitati solamente al primo tempo, dove la loro assenza è compensata dalla presenza di due buoni scorer a gioco rotto come Hachimura e Wood.

Come giocheranno i Lakers?

Partiamo dalla metà campo offensiva. Rispetto alla sua stagione d’esordio, Ham ha a disposizione un roster più adatto alla sua filosofia di gioco, dunque i Lakers attaccheranno meno frequentemente il ferro, facendo maggior affidamento sulle conclusioni dalla lunga distanza. Questo cambiamento di stile di gioco porterà ad una diminuzione del numero di viaggi in lunetta dei gialloviola, marchio di fabbrica della scorsa stagione soprattutto per quanto riguarda i comprimari. Non dovrebbero subire un calo invece i numeri delle due stelle, che anzi potrebbero addirittura aumentare per via delle migliori spaziature e dunque per la maggiore facilità con cui potranno attaccare il ferro.

In queste prime partite LeBron e compagni sono ricorsi spesso al pick&roll centrale e o da posizione di ala, riproponendo parzialmente il canovaccio tattico della precedente stagione: infatti quest’anno la soluzione preferita parrebbe essere la tripla in angolo e non più l’attacco del ferro, come suggerito già dalla pre-season. In varie occasioni, in particolare nella partita non ufficiale contro i Golden State Warriors, il palleggiatore, una volta arrivato al gomito in seguito al blocco, è spesso ricorso al ribaltamento nell’angolo opposto trovando spesso il compagno libero.

La costruzione dei tiri in angolo dei Lakers

I Lakers hanno messo in mostra anche qualche set dinamico, sfruttando le migliori spaziature a disposizione.

Sempre riprendendo gli esempi da una partita di pre-season, questa volta con Brooklyn, vediamo lo stesso schema proposto in due azioni consecutive: Wood in angolo sul lato debole, pick&roll invertito in ala tra LeBron e Reaves, con Davis ad altezza gomito pronto a bloccare per un’eventuale uscita o ricezione statica di Vincent in ala sul lato debole. Nella prima azione la difesa sbaglia il tempo del cambio, liberando il pocket pass per il roll di Reaves, a quel punto libero di attaccare il ferro indisturbato ma che avrebbe potuto trovare Wood libero in angolo per via dell’aiuto di O’Neal. Nella seconda situazione invece i Nets cambiano meglio, portando i Lakers ad innescare Vincent sul perimetro con un bel blocco di Davis.

Nella partita di pre-season contro i Suns vediamo invece un’altra situazione che coinvolge direttamente le due stelle con ottime spaziature intorno: Prince e Russell in angolo, Reaves in punta con la palla, LeBron all’altezza del semicerchio anti-sfondamento e Davis in lunetta. Il set inizia con un blocco di AD per LBJ, liberando il lungo per una ricezione pulita al gomito vista l’attenzione della difesa per l’uscita del Re; a questo punto Reaves porta un blocco ad altezza gomito per LeBron, che dopo averlo preso gioca un hand-off con Davis sulla stessa linea, per poi girare l’angolo e fronteggiare il canestro. A questo punto le soluzioni sono molteplici: se l’uomo in angolo sul lato forte aiuta troppo lo si può punire con uno scarico su Prince; se l’uomo di Davis esce forte su LeBron, il lungo può essere comodamente servito sul roll; mentre se la difesa adotta un atteggiamento più neutro, come in questo caso, LeBron può attaccare il ferro con discreta facilità ed eventualmente punire l’aiuto dal lato debole con uno scarico su Russell. Nell’ultima clip del montaggio c’è anche un’opzione extra, solo per momenti di estrema fiducia del Re.

Dal punto di vista difensivo invece non vedremo grosse differenze: anche questa stagione l’intero sistema verrà sorretto da Anthony Davis. L’assenza di un difensore Point of Attack affidabile e le difficoltà di inserimento di Vanderbilt nella maggior parte delle lineup probabilmente incideranno sull’efficienza difensiva dei Lakers, rendendo molto difficile la riconferma di quanto fatto nel finale della scorsa stagione. Tuttavia, grazie alla maggiore taglia a disposizione e alla presenza a roster di buoni difensori di sistema come Prince, i gialloviola dovrebbero riuscire a confermarsi come una difesa solida. Inoltre non è da escludere un possibile ritorno alla difesa a zona, soprattutto nei momenti di assenza di Davis e con i quintetti supersize.

Aspettative per la stagione

Visti lo scorso finale di stagione in crescendo, il raggiungimento delle Western Conference Finals e un mercato che ha rafforzato il roster, in quel di Los Angeles le aspettative non possono che essere alte. Inizialmente i Lakers potrebbero faticare un po’ dal punto di vista dei risultati, dato che avranno bisogno di un po’ di partite per trovare il giusto amalgama, ma sono convinto che sul lungo periodo faranno bene. Nonostante l’Ovest di quest’anno sia estremamente competitivo, i gialloviola hanno il dovere di puntare al raggiungimento della top 4 nella conference, piazzamento che garantirebbe un preziosissimo fattore campo e che garantirebbe un minimo di riposo prima dell’inizio dei Playoffs, fondamentale per le due stelle. Le carte in regola per puntare al piazzamento ci sono tutte: LeBron e Davis garantiscono uno star power con pochi eguali nella lega, il supporting cast ben si sposa con le caratteristiche delle due stelle e il roster è estremamente profondo, aspetto da non sottovalutare in regular season.

In attesa di eventuali trade per colmare le lacune strutturali, in ottica Playoffs vedo i Lakers un gradino sotto i Denver Nuggets e i Phoenix Suns nella lista dei candidati per uscire dalla Western Conference. Benché l’accoppiamento con entrambe non sia in favore dei gialloviola, la squadra di James e Davis ha diverse armi per far del male agli avversari e potrebbero giocarsela apertamente.