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I “Nova Knicks” sono finalmente al completo. Mikal Bridges si ritrova con Jalen Brunson, Donte DiVincenzo e Josh Hart, amici dai tempi di Villanova, dove hanno vinto il titolo nazionale nel 2016, dopo quello che è uno scambio bello corposo intavolato con i Brooklyn Nets:

Nets ricevono: Bojan Bogdanovic; 4 first-round pick non-protette (2025, 2027, 2029, 2031); first-round pick 2025 protetta (via Milwaukee); pick swap 2028 non-protetta; second-round pick 2025, 2026

Knicks ricevono: Mikal Bridges


Un pacchetto gargantuesco, in quello che era un mercato apparentemente mezzo morto – fra regole del nuovo CBA, tante pick in mano a pochi e prezzi “bassi” (si veda la trade Caruso) – e che si prospettava piuttosto conservativo per i newyorkesi (ne abbiamo parlato QUI). Quello che i Knicks hanno fatto davvero bene è muovere il contratto di Bojan Bogdanovic, che altrimenti sarebbe stato probabilmente tagliato prima del 28 giugno: i $19 milioni dovuti al giocatore sono infatti solo parzialmente garantiti per $2 milioni, e la cifra totale eventualmente sarà pagata solo in caso di non-taglio entro la deadline riportata in precedenza. Cifra, anche piena, che i Nets in assoluto rebuilding potrebbero anche assorbire in tutta tranquillità per poi magari rigirare il giocatore verso qualche altra squadra. Tornando ai Knicks, invece, quello che forse va meno bene è il massiccio impiego di pick per un giocatore come Mikal Bridges. Non che quest’ultimo non sia eccellente, anzi, ci mancherebbe, semplicemente con un pacchetto simile di scelte e un Julius Randle al posto di Bojan Bogdanovic si può arrivare, forse, a qualcosa di più, anche e soprattutto pro-futuro – Donovan Mitchell stava diventando un’ossessione e magari resterà a Cleveland, ma qui si parla di sofferenze lecite per una superstar capace di svoltarti la stagione nonché potenziale pedina mancante per il titolo. Adesso, forse, manca ancora qualcosa, quindi approfondiamo il perché.

Partendo da quello che certamente si deve ancora fare:

  • OG Anunoby: il giocatore ha rifiutato la player option, entrando nel mercato dei free agent. Stando a quanto riportato da Wojnarowski, la priorità dei Knicks è riportarlo indietro, e non ci sono molte altre strade percorribili onestamente. A parte l’impatto molto positivo in campo, sono stati spesi asset piuttosto rilevanti per perdere un giocatore simile a 0; perciò, se OG Anunoby chiederà $30 milioni a stagione, probabilmente New York metterà sul piatto $30 milioni a stagione. Tanti, abbastanza da renderlo il più pagato a roster, ma abbiamo già visto come in questo sistema possa avere un impatto stellare – ricordiamo le 20 vittorie e sole 3 sconfitte con lui in campo, 6-2 ai Playoffs – su tutte e due le metà campo.
  • Isaiah Hartenstein: grazie agli Early Bird Rights, potrebbe richiedere al massimo un quadriennale da $72.5 milioni di dollari. Non saranno mai tali, ma i Knicks potrebbero comunque pensarci, andando ovviamente poi a finire in zona luxury tax (in caso di conferma anche di OG Anunoby). Scenario che non è da escludere, visto il numero di pick impiegate per Bridges: se, per Leon Rose, questo può essere il tassello mancante per questo nucleo, allora è giusto impiegare tutte le risorse a disposizione e non badare a spese. Altrimenti, in ogni caso, per quanto fenomenale come backup, quella a Hartenstein sarà una rinuncia “secondaria”, fatta per risparmiare qualcosa.

Guardando a quello che sarà, invece, Mikal Bridges andrà a inserirsi in quello che è il contesto ideale per le wing di questo tipo. Tanta concentrazione difensiva soprattutto sugli X-out dopo i collassi in area e tanti switch nella metà campo difensiva, richiesta di creare qualcosa in più rispetto ai propri mezzi dal palleggio in quella offensiva. Brunson e Randle resteranno probabilmente ancora le due opzioni primarie, vista la capacità di Bridges di agire anche in spot-up, ma ci saranno svariate situazioni in cui la mancanza di un creator per gli altri di alti livello costringerà ad adattarsi. L’ormai ex Nets ha ricoperto benissimo questo ruolo da scorer e self-creator subito dopo la trade da parte dei Suns, chiudendo il 2023 a 26 punti di media con il 60.7% di True Shooting e giocando dei Playoffs da primo violino a 23.5 punti di media con il 43% dal campo e il 40% su 6.3 triple tentate a partita. Nella passata stagione, invece, è andato incontro a una regressione non da poco, scendendo a 19.6 punti di media con il 56% di True Shooting, sotto la media della Lega. Va visto certamente anche il contesto poco competitivo e la richiesta di ricoprire un ruolo non suo, con una usage% schizzata sopra al 90esimo percentile nelle stagioni a Brooklyn pur senza aver mai superato il 64esimo in maglia Suns, con un aumento sì della percentuale di assist forniti ai compagni, ma anche di palle perse – 10.6 turnover% nella passata stagione, cifra peggiore mai toccata dal suo anno da rookie e da sophomore. Questo perché Mikal Bridges è senza alcun tipo di dubbio uno “star-role player”, ma non uno scorer capace di creare con continuità per sé stesso e per gli altri come prima opzione offensiva. Ha dato il meglio di sé, anzi, in un contesto con due grandi giocatori palla in mano nella Phoenix del fu-Chris Paul e Devin Booker, con una produzione ridotta ma un’efficienza molto superiore – nella stagione 2020/21, career-high per true shooting sia in Regular Season (66.7%) che ai Playoffs (60.3%). Se i Knicks riusciranno a impiegarlo come “terza opzione” con continuità, chiedendogli cioè di agire più lontano dalla palla, di crearsi il proprio tiro sporadicamente e di aumentare un po’ il carico solo in assenza di Randle o Brunson, allora è probabile che il rendimento sarà estremamente positivo – cioè, efficiente – sin da subito; altrimenti, c’è il rischio di iniziare a dipendere un po’ troppo dai vari isolamenti palla in mano e che le cifre (sue e di squadra) inizino a calare. Per il resto, il fit difensivo è perfetto, così come quello legato al fattore extra-campo, dal momento che il feeling fra i ‘Nova Boys non si scopre certo oggi. Aspetto da non sottovalutare è anche quello che Bridges sia sostanzialmente un “highlander”, con 474 partite di fila giocate in regular season, un giocattolo nuovo di zecca per Tom Thibodeau, che si starà sfregando le mani.

Quello che forse è più opinabile è l’utilizzo massiccio di pick nello scambio: questo pacchetto, come anticipato, era quello destinato a un giocatore del calibro di Donovan Mitchell, per quanto poi potesse essere modificato o arricchito, ma comunque a giocatori in un tier decisamente superiore a quello di Bridges. Certo, accumulare scelte per poi lasciarle ad ammuffire è un conto, ma una piazza come New York è molto appetibile e in NBA c’è sempre la stella scontenta di turno. Quello preso dai Nets è un ottimo giocatore, semplicemente – soprattutto dopo la passata stagione – non vale questo prezzo in quello che è il mercato attuale, indipendentemente da quanto positivo potrà essere poi il suo impatto. Facciamo l’esempio di Rudy Gobert, che sconvolse il trade market al tempo: i Minnesota Timberwolves sono riusciti a costruire un contesto ideale e a valorizzarlo, arrivando fino alle Conference Finals e completando una stagione stellare, ma anche a posteriori risulta ovvio quanto quel pacchetto fosse sproporzionato perché, dopo aver speso asset del genere, serve come minimo arrivare al titolo. E in questa posizione, adesso, si trovano anche i Knicks. Magari uno scambio – si ragiona per assurdo – di Randle potrebbe aggiungere ulteriore profondità o star power a questo roster ma, al momento, affinché l’All-In per Mikal Bridges abbia esito positivo, serve portare a casa quella che negli Stati Uniti chiamano “The whole thing”. Ai posteri l’ardua sentenza.