Lente di ingrandimento sullo scoring di DeMar DeRozan, tra lo stile vintage e una rinnovata efficienza.

FOTO: CHICAGO.SUNTIMES.com

28.2 punti di media con il 60% di True Shooting, entrambi i dati al career-high. Quando i Chicago Bulls firmarono DeMar DeRozan durante la scorsa estate, le aspettative non erano certo così alte; pochi mesi dopo, DeMar si è preso Chicago e le attenzioni del mondo NBA, e ora punta a coronare la miglior stagione della sua carriera nei Playoffs.

Il suo gioco, lo sappiamo bene, è totalmente anacronistico, perché sulla carta inefficiente. Per arrivare a questo livello di efficienza, DeRozan non ha avuto bisogno di snaturarsi; ha invece perfezionato minuziosamente le sue doti, rimanendo sempre all’interno del suo stile unico. Questo processo aveva già avuto inizio sotto la guida di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, ma non era affatto scontato continuarlo segnando nel frattempo ben 7 punti in più a partita (da 21.6 a 28).

Mettendo la lente di ingrandimento sul modo in cui segna, possiamo dividere il suo scoring in tre ambiti principali. In ordine di importanza:

  1. Ricerca del suo tiro
  2. Attacco del ferro
  3. Capacità di subire falli

1 – Ricerca del suo tiro

Dall’altra parte dell’Oceano chiamano questa capacità “getting to his spot”, ovvero il modo in cui un giocatore riesce spesso a prendersi il tiro che vuole dalla zona di campo che preferisce. Tale zona, nel caso di DeRozan, è facilmente individuabile:

Shot chart di DeRozan, da CLEANINGTHEGLASS.com

Il 71% dei suoi tentativi di tiro arrivano dalla zona del mid-range (“100esimo percentile”, ovviamente), tentativi che riesce a convertire con il 51% (89esimo percentile).

Questo monopolio di tiri dalla zona centrale dell’area ovviamente è ben conosciuto anche dalle difese, che hanno tutto l’interesse di tenerlo lontano da lì; nonostante ciò, DeRozan riesce quasi sempre a conquistarsi lo spot che predilige, e questa abilità impatta enormemente sul livello del suo scoring. Lo fa sfruttando a suo vantaggio principalmente due situazioni:

  • Isolamento

17.6% frequenza
1.14 punti per possesso
51.1% FG
94esimo percentile

  • Pick&roll

41% frequenza
1.02 punti per possesso
51% FG
86esimo percentile

2 – Attacco del ferro

Partiamo dicendo che DeRozan non è nell’élite della lega per quanto riguarda l’attacco del ferro, soprattutto se si considera il suo ruolo e le sue misure. Nonostante ciò, alla luce di quanto detto prima su quanto sia una minaccia in tutte le zone dell’area, quello che riesce a produrre nei pressi del tabellone avversario gli basta per essere una minaccia credibile.

Il 63% al ferro con il 27% di frequenza è una percentuale ampiamente sufficiente per poter variare il suo gioco e fare in modo di essere considerato una minaccia anche nella restricted area.

3 – Capacità di subire falli

Il foul hunting, ovvero la “caccia al fallo”, condivisibile o meno, è una pratica molto rilevante per uno scorer. Sapersi guadagnare falli e giri in lunetta costantemente stabilisce una base fissa di punti che non dipendono dalle percentuali al tiro.

Pur non essendo al livello di maestri nel campo come James Harden, Joel Embiid e Trae Young, gli otto liberi di media a partita tirati da DeRozan rappresentano una quantità importante, soprattutto considerando l’eccellente 86% dalla lunetta.

L’ex Spurs e Raptors è molto abile nel cercare e gestire il contatto con il diretto marcatore, oltre che a ingannarlo spesso e volentieri con finte di tiro molto credibili.

Esame Playoffs

A questo punto, la vera prova del nove per DeRozan saranno i Playoffs, contesto in cui finora ha quasi sempre deluso in carriera.

Guardando al suo gioco attuale, i margini per dare continuità a questo rendimento anche nelle partite decisive ci sono, ma saranno determinanti fattori come il riconoscimento delle strategie difensive avversarie e la sua tenuta mentale.