Nella giornata di ieri le prime aggiunte al roster di coach JB Bickerstaff, ma rimane ancora aperta la questione dell’eventuale nuovo accordo con il numero 2.

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I Cleveland Cavaliers hanno iniziato ieri la propria free agency. Ben inseriti all’interno di un percorso di crescita graduale, i dirigenti della franchigia del Lake Erie hanno per ora mantenuto un atteggiamento conservativo, cercando di rafforzare i risultati ottenuti la scorsa stagione migliorando la squadra in maniera graduale e sostenibile tanto economicamente quanto negli equilibri interni.

In questo atteggiamento decisamente anti-timberwolvesiano vanno quindi inserite le firme di Ricky Rubio, Raul Neto e Robin Lopez, veterani con molte primavere nella Lega scelti per coprire due dei maggiori buchi di roster della scorsa stagione: il centro ed il playmaker di riserva.

Se per Rubio (che ha firmato un contratto triennale a 18.4 milioni di dollari) si tratta di un graditissimo e anticipato ritorno – il giocatore aveva disputato un’ottima prima parte di stagione ai Cavaliers lo scorso anno per poi essere ceduto, da gravemente infortunato, ad Indiana all’interno della trade per Caris LeVert – Robin e Raul non erano certamente nel toto-nomi circolato alla fine di giugno.

La loro scelta, tuttavia, è spiegabile se si pensa al rapporto ruolo in campo/prezzo: sia l’ex-Wizards che il gemello di Brook, infatti, si uniranno al gruppo attraverso contratti al minimo salariale, occupando all’interno della rotazione ruoli non certamente di primo piano (Per Neto si parla addirittura di una firma in quanto “polizza assicurativa” nel caso in cui Rubio non tornasse al meglio).

Un risparmio, quello operato dal GM Koby Altman attraverso la scelta di questi due profili, che permette ai Cavs di ballare sulla linea della luxury tax – sapientemente evitata la scorsa stagione nonostante i ruggiti della fanbase dopo la crisi avuta tra gennaio e febbraio – e di poter ancora offrire sia l’intera non-taxpayer midlevel exception (10.4 milioni), sia la Bi-Annual exception (4.1).

A colmare queste nicchie salariali – oltre alla probabile conversione durante la stagione dei contratti di Dean Wade e Lamar Stevens in accordi garantiti – dovrebbe essere un sesto uomo in grado di portare scoring e la possibilità di uscire dal – pur riuscito – esperimento della lineup a tre lunghi. Un nome su tutti si staglia, ovviamente, in questo senso: Collin Sexton.

La guardia di Marietta, Georgia è stata probabilmente la più grande incompiuta del rebuilding di casa Cavs: scelto poche ore prima del definitivo passaggio di LeBron James ai Lakers, Collin ha vissuto una stagione da rookie di grandissima difficoltà, e, nonostante il netto miglioramento tecnico avuto sotto coach JB Bickerstaff, ha dato sempre l’apparenza di essere injury-prone (visione confermata dal gravissimo infortunio che lo ha tenuto i box quasi tutta la scorsa stagione).

Per questo motivo, nonostante molti prevedessero per lui un contratto oneroso e fuori dalla portata dei Cavs in questa offseason, Cleveland ha prolungato la propria qualifying offer di 7.2 milioni e spera ancora di poter ottenere un accordo al risparmio in modo da non sacrificarsi troppo dal punto di vista salariale in vista della delicata offseason del 2024 (quando tutti i giovani di oggi saranno nella possibilità di battere cassa).

Considerando quanto detto, quindi, sembrerebbe sensato seguire le ipotesi pubblicate un paio di giorni fa su Sports Illustrated dall’insider Chris Mannix.

Secondo il giornalista, Cleveland, che come specificato può pareggiare ogni offerta, sarebbe intenzionata a matchare unicamente offerte ritenute ragionevoli, un termine vago che starebbe ad indicare il range contenuto tra i 10 ed i 12 milioni di dollari all’anno (anche se non sarebbe da escludere l’accettazione da parte dei Cavs di un leggero gioco al rialzo, purchè non si superino i 14-15 milioni di nicchie salariali sopraelencati).

Una linea economica chiara che certamente non soddisferebbe a pieno le ambizioni di Sexton, convinto di poter avere ancora un ruolo da protagonista in maglia oro-granata. Nonostante il fastidio di questa parziale differenza di valutazione, tuttavia, la comune volontà delle parti sembra essere quella di un accordo a stretto giro di posta, sia per il feeling esistente tra il numero 2 ed il gruppo di lavoro in campo, sia per l’apparente assenza di alternative.

Il mercato di Collin, infatti, si è negli ultimi giorni drasticamente ridotto.

Su di lui sembrava inizialmente esserci il forte interesse di due sqquadre, riportate dallo stesso Mannix: Detroit Pistons e Dallas Mavericks. L’interesse dei primi è scemato nel momento in cui si è deciso di puntare forte sulle firme di Marvin Bagley e Kevin Knox, mentre per i secondi – il cui interesse è stato confermato negli ultimi giorni dall’insider Sam Amico – sono ancora in corso importanti valutazioni di merito.

Dopo aver portato in Texas Christian Wood e JaVale McGee, infatti, la situazione salariale di Dallas è tra le peggiori della NBA. Cuban si trova ancora una volta nel pieno del luxury tax range e potrebbe decidere di sostituire al risparmio il partente Brunson per evitare di sfiorare l’hard cap con un gruppo decisamente non competitivo per la vittoria finale.

Cleveland potrebbe quindi beneficiare di queste incertezze, chiudendo già nelle prossime ore un accordo che, pur ridimensionando economicamente e all’interno della franchigia il ruolo della guardia georgiana, appare oggi come un’ottima soluzione per tutti.