FOTO: The Boston Globe

“Ci ha colti di sorpresa, nessuno se lo aspettava”, è stato il commento di DeAndre Jordan sul discorso di Nikola Jokic dopo la sconfitta casalinga di Gara 2. Il due volte MVP è apparso molto nervoso nel corso della partita, conclusasi con la prima sconfitta casalinga di questi Playoffs per i Denver Nuggets e una prestazione di squadra molto sottotono.

A riportare la vicenda è Chris Haynes di Bleacher Report, che spiega come a prendere parola nello spogliatoio siano stati in primis i leader vocali della squadra, veterani come Jeff Green, lo stesso Jordan e Kentavious Caldwell-Pope. Solo a seguito del loro intervento si sarebbe aggiunto Jokic:

“Quando Nikola dice qualcosa, l’attenzione di tutti aumenta. Lo paragono sempre a uno come Tim Duncan. Non è uno molto esuberante, ma quando parla, si fa sentire. Io, Jeff Green, Ish Smith, KCP diciamo sempre la nostra su quello che vediamo nel corso della partita, ma Nikola che parla porta il messaggio su un altro livello. Gli sono stato addosso riguardo all’essere più vocale e, in Gara 3, lo è stato e si è rivelato un bene per la squadra.”


– DeAndre Jordan

Jordan non ha rivelato i dettagli del discorso, ma ne ha spiegato il contenuto:

“Il suo messaggio mirava sul fatto che non possiamo rilassarci. Dobbiamo combattere di più, mettere più energia e fare attenzione al piano partita. In avvicinamento a Gara 3, durante l’allenamento o gli esercizi di tiro, tutti erano super concentrati, e questo si è rispecchiato nella partita.”

Anche Caldwell-Pope si è soffermato sull’argomento con Haynes, aggiungendo:

“Quando lo senti parlare dopo una partita, vuoi assicurarti di ascoltare. Non è uno molto vocale, si esprime di più sul campo, indica la strada. Ma ha avuto decisamente l’attenzione di tutti e ha funzionato in Gara 3.”

“Gara 2 è stata come una sveglia per noi, ha spinto alcuni a uscire dalla propria comfort zone. Nikola ha catturato la nostra attenzione.”

A parlare della questione è stato anche lo stesso Nikola Jokic, con il solito tono distaccato che lo contraddistingue, ponendosi a metà tra l’evidente bugia e il beneficio del dubbio:

“Onestamente, non ricordo nemmeno di aver parlato. Perciò, se ho detto qualcosa, non ricordo di cosa si tratti. Forse a parlare in quel momento era l’emozione, non ricordo davvero. Forse sono tutti pazzi. Quando dico qualcosa, non è che cerchi di essere vocale, c’è un motivo. Se vedo qualcosa, lo dico. Non parlo tanto per dare aria alla bocca.”

Che Nikola Jokic se lo ricordi, o meno, fatto sta che i Denver Nuggets si sono presentati a Gara 3 con un linguaggio del corpo completamente nuovo, rinvigorito e con un’attenzione completamente opposta rispetto a quella che ha contraddistinto Gara 2. A partire da Jamal Murray, letargico nella sconfitta alla Ball Arena, per arrivare fino a Christian Braun, autore di una partita perfetta.

La squadra si è confermata superiore in tutto e per tutto a Miami, dimostrando che – per quanto Erik Spoelstra sia stato bravissimo a giocare sulle debolezze altrui (un’analisi QUI) – i favori del pronostico non fossero casuali, ma la strada è ancora lunga. Ristabilito il fattore campo, il compito di Denver sarà quello di non incappare in altri cali di attenzione, che gli Heat sono bravissimi a sfruttare.

Nel frattempo, comunque, il messaggio di Nikola Jokic, sul campo e fuori, si è fatto sentire, e questo non può che essere un plus per l’andamento della serie dei Nuggets.