No, davvero, ce lo stiamo chiedendo.

New York Knicks nba around the game
FOTO: NBA.com

La situazione dei New York Knicks è, per dirla in maniera delicata, poco nitida: la squadra, che viene da due convincenti successi casalinghi consecutivi contro Cleveland Cavaliers e Atlanta Hawks, si trova ora nona ad Est, con un record di 12-13, ma soprattutto in quel tipico limbo poco conveniente, qualunque sia il progetto della franchigia. Stando così le cose, nella Grande Mela sembrano essere pronti a compiere quello che sanno fare meglio: muoversi, anche a casaccio, se serve, sul trade market.

L’obiettivo di Leon Rose, dichiarato da Fred Katz su The Athletic, e implicitamente suggerito anche da Shams Charania in questo pezzo, sarebbe quello di arrivare a un big, come spiegherebbero i numerosi asset accumulati:

“New York ha un ingente Draft capital da poter mettere sul tavolo (fino a 8 prime scelte), essendo in possesso di tutte le proprie first-round pick dei prossimi anni, più quelle di Dallas (2023, protetta 1-10), Detroit (2023, protetta 1-18), Washington (2023, protetta 1-14) e Milwaukee (2025, protetta 1-14).


Con tutti questi asset, e una batteria di contratti spendibili come cap filler (Evan Fournier, Derrick Rose) in unione a qualche giovane promettente (Quentin Grimes, un rivitalizzato Cam Reddish, Obi Toppin e Immanuel Quickley), l’arrembaggio a qualche big scontento o, guardando al futuro, in scadenza, sembrerebbe tutto fuorché inverosimile.

– estratto da un nostro report di giorni fa

Ed ecco che, con questa ancestrale voglia di autosabotarsi per star che non siano game changers, il trade market si è già aperto. A partire da nomi più logici, come Derrick Rose e Evan Fournier, ad altri abbastanza fuori luogo, come Immanuel Quickley o Cam Reddish, tutti citati da Fred Katz di The Athletic.

– Evan Fournier

Il francese, acquisito tramite trade dai Boston Celtics nel corso dell’estate 2021, era già stato timidamente posizionato sul trade market verso la deadline di quest’anno e in estate. Oggi, invece, i segnali sembrano più chiari: Fournier ha giocato solo le prime 13 partite stagionali e non ha mai visto il parquet nelle ultime 12 (QUI la sua situazione). Liberarsi di lui potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata se i Knicks riuscissero ad ingaggiare qualche buon giocatore o se alleggerissero il peso del monte ingaggi. In ogni caso, svenderlo non è un’opzione, e la probabilità è quella di vederlo inserito in una trade come pezzo da salary matching assieme a qualcosa di più attraente.

– Derrick Rose

La situazione di Rose appare più delicata. L’ex MVP non ha giocato le ultime due partite, e coach Tom Thibodeau è apparso abbastanza confuso nel confronto con i media quando gli è stato chiesto un commento sulla scena di tenerlo fuori. Dopo la vittoria contro Cleveland ha dichiarato di avergli voluto concedere un po’ di riposo, visto il back-to-back, ma Rose ha capito altro:

“Mi ha detto che voleva dare una chance a Miles McBride, nient’altro. Non so, è sempre stato trasparente con me, ma nessuno mi ha più detto nulla. Io comunque sto bene e mi sono allenato.”

(Derrick Rose)

La possibilità di trade è dunque la prima opzione, con Lakers e Mavs già in prima fila. Atteggiamenti dubbi a parte, Rose ha ormai 34 anni, parecchi infortuni alle spalle e un contratto in scadenza la prossima estate, con una team option fissata per la prossima stagione che difficilmente i Knicks eserciteranno. Insomma, non proprio un profilo irrinunciabile per una franchigia che ha voglia di fare un grande passo in avanti.

– Immanuel Quickley

Il gioiellino di New York, oggi, non sembra un profilo incedibile: è ancora giovane, intelligente e molto promettente… ed è forse per questo che, sempre secondo Katz, i Knicks potrebbero includerlo in qualche massiccia trade alla ricerca di una vera star (e, eventualmente, di qualche scelta al primo giro). Secondo le fonti del giornalista di The Atheltic, i Knicks sarebbero aperti ad offrire un pacchetto con Fournier e uno tra Reddish e Quickley, qualora si presentasse un’occasione succosa.

Per il solo Quickley, invece, le fonti parlano di minimo una first-round pick, considerando che il suo contratto è attualmente un favorevolissimo rookie scale, ma eleggibile per un’estensione a partire dalla prossima estate. In poche parole, chi decida di prendersi la giovane combo guard, dovrà farlo con la consapevolezza o che dovrà lasciarlo andare (con tutte le probabilità) a 0 una volta in scadenza, o che dovrà offrirgli un’estensione – e, quindi, avere spazio salariale a disposizione.

– Cam Reddish

La decima scelta assoluta del 2019 è arrivata a New York meno di un anno fa dagli Atlanta Hawks, ma potrebbe già salutare. Anche lui, come Rose, ha saltato le ultime due gare e non ha partecipato alla conferenza stampa di questo martedì. Anche qui, coach Thibodeau ha risposto alle domande riguardanti il prodotto di Duke in modo piuttosto vago:

“Non si tratta di Cam, ma della squadra: bisogna sempre mettere la squadra al primo posto, e a volte si devono fare dei sacrifici. Raramente tutto permane. Ma è sempre importante allenarsi bene e farsi trovare pronti in ogni situazione. Oggi non è in rotazione, ma potrebbe tornarci in qualunque momento.”

(Tom Thibodeau)

Parole che sembrano celare – nemmeno troppo bene – una chiara volontà di esplorare il mercato per cedere anche Reddish. Quest’ultimo, come detto, potrebbe essere inserito in un pacchetto con Fournier, essendo anche lui attualmente sotto un contratto favorevole, ma che lo vedrà diventare restricted free agent nel corso della prossima estate.

Tutte voci, però, che sembrano non essere arrivate a Cam, il quale se ne è uscito con dichiarazioni al veleno dopo la gara contro la sua ex squadra:

“Non ho chiesto nessuna trade. Non l’ho fatto. Sembra che voi ne sappiate tutti più di me, davvero. Non ho la minima idea di cosa stiate parlando, ma non ho richiesto uno scambio, nulla di simile.”

– Cam Reddish, via New York Post

Ok, se non lo aveste capito, Cam Reddish non ha richiesto una trade. Detto ciò, il fatto che sia fuori dalle rotazioni e che gli insights da fonti autorevoli riportino la sua disponibilità, non preclude una sua partenza entro la deadline di febbraio, anzi.

Ma, quindi, che diavolo sta succedendo?

Tornando agli inizi, la deduzione più immediata è che, come scritto da Fred Katz, i New York Knicks vogliano una star. Non importa come o perché. Inoltre, questo core è effettivamente piuttosto dispendioso, anche immaginandolo pro futuro, con giocatori come gli stessi Reddish e Quickley, e così Obi Toppin, in zona rinnovo; RJ Barrett e Mitchell Robinson estesi, Jalen Brunson appena firmato e Julius Randle che vivrà ancora per un po’ di rendita dopo la clamorosa stagione 2020/21; infine, Evan Fournier con i $18.6 previsti per il 2023/24.

Quello che i New York Knicks cercheranno di fare sarà sfruttare contratti come quelli di Reddish e Quickley per liberarsi di quello di Evan Fournier. Quest’ultimo, avendo scarsissimo trade value, dettato dalla discrepanza fra stipendio elevato ($18M) e rendimento nullo, ha bisogno di essere reso il più appetibile possibile. Oltre alle numerose prime scelte che i Knicks hanno disposizione, entreranno in gioco anche i contratti dei giovani sopracitati: tanto Reddish, quanto (ancor di più) Quickley, possono essere pezzi pregiati per ogni franchigia, dalle più alle meno competitive. Perché? Perché occupano pochissimo spazio salariale nell’immediato, fornendo un rendimento di livello qualitativo molto elevato, creando – in questo caso – una discrepanza positiva rispetto alle cifre nello stipendio.

E, così, se New York volesse arrivare – per citare un trade target emerso di recente – volessero arrivare a Zach LaVine, ecco che una combinazione di Fournier, l’expiring di Rose e uno tra Cam Reddish e Immanuel Quickley, in unione a una certa mole di prime scelte, potrebbe dare forma a un pacchetto verosimile (?). I Bulls lo accetterebbero? Questo è un altro interrogativo a cui non possiamo rispondere – ma che, da parte nostra, dovrebbe ricevere un “no”. Nel caso dei Knicks, però, avrebbe un minimo di senso. Non dimentichiamo che New York è da sempre un magnete per star infelici, soprattutto proveniente dagli small market, garantendo anche extra-campo alcune attrattive che svariate città non possiedono.

Per adesso, non resta che aspettare il 15 dicembre, giorno in cui molte firme della scorsa estate diventeranno scambiabili. Chissà, magari vedremo qualche movimento anche nei prossimi giorni… mai dire mai con i Knicks.


Articolo scritto in collaborazione con Mattia Tiezzi.