Nonostante i dubbi sulla gravità dell’infortunio al piede, Marcus Smart ha fornito una prestazione incredibile in Gara 2 contro gli Heat.

FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Will Bjarnar per Celtics Blog, tradotto in italiano da Davide Angelo Corna per Around the Game.


Tifo Celtics. E amo Marcus Smart, mi fido di lui. Oggi, ho ancora negli occhi la miglior partita che abbia mai giocato ai Playoffs, una fra le prestazioni migliori e più complete che abbia mai fornito, su qualunque palcoscenico. Dopo aver saltato Gara 1 per un infortunio al piede (un’altra ragione per avere timore ad ogni sua caduta a terra, o quando ha zoppicato leggermente tornando in panchina a gara chiusa), Smart è stato protagonista di una prestazione incredibilee ha guidato i Celtics a un’impressionante vittoria 127-102 in Gara 2.

“Saltare la prima partita è stato frustrante, perché non potevo scendere in campo ad aiutare i miei compagni. Sono dovuto restare seduto a guardarci soffrire. È stato difficile”, ha detto Smart riguardo al crollo di Gara 1. “Il mio obiettivo oggi era partire il più aggressivamente possibile, e non lasciare che si ripetesse ciò che è successo”.

E ci è riuscito, portando anche 24 punti, 12 assist, 9 rimbalzi e 3 palle rubate. Ha tirato con un non entusiasmante 8/22 dal campo, mettendo però 5 triple sulle 12 tentate (42%). Con un plaus/minus di +31, è stato il migliore fra i giocatori in quintetto. Ora, Smart è l’unico giocatore nella storia dei Celtics ad aver mandato a referto 20 punti, 10 assist e 5 triple in una partita di Playoffs; tutto questo giocando quasi su un piede solo, con l’altro ancora dolorante, che però non gli ha impedito di giocare.

“Speravo di poter tornare presto”, ha detto Smart dopo Gara 2. “Non volevamo rischiare per Gara 1. Ma continuavo a dire a me stesso che avrei giocato in Gara 2, a prescindere da quanto dolore provassi al piede”.

Non ha dato l’impressione che il piede gli desse il minimo fastidio; magari perchè è un ottimo attore oppure, ancora meglio, perché è uno dei giocatori più tosti mai visti ai Celtics. Ciò che conta è che ha avuto un grande impatto su entrambi i lati del campo. È fin troppo banale sottolineare quanto si sia sentita la sua mancanza in Gara 1; anche un neonato come Hendrix, primo figlio di Derrick White (che ha saltato Gara 2 per assistere al parto), si accorgerebbe immediatamente di quanto Gara 2 sia stata segnata dal rientro di Marcus Smart.

Va prima di tutto sottolineato il suo impatto offensivo, considerato che, a torto o a ragione, si tratta spesso di un aspetto che va in secondo piano rispetto alle sue eccezionali qualità difensive. Dopo l’inconsistenza dimostrata a inizio carriera (che a volte riappare ancora, salturiamente), Smart è diventato un ottimo passatore ed è diventato una pedina fondamentale per i Celtics, che in cabina di regia cercavano una risposta dopo Walker e Irving.

“È una bellissima sensazione”, ha dichiarato in merito alla fiducia che la squadra ripone in lui come playmaker. “È ciò che sono. Il mondo intero sta vedendo cosa so fare come point guard”.

Inclusi in questa clip ci sono passaggi di vario tipo che hanno aiutato l’attacco dei Celtics a patire meno che in Gara 1 la difesa dei Miami Heat. I 12 assist di Smart hanno rappresentato il suo career-high ai Playoffs e la sua seconda miglior prestazione in questa stagione, dopo i 13 assist nella vittoria di 28 punti contro i Jazz a fine marzo. Ma questa è stata probabilmente la sua serata migliore come passatore, pur considerando che è stata anche esaltata da un’ottima serata al tiro dei compagni. In Gara 2, infatti, i Celtics hanno segnato 12 tiri su 15 dal campo, di cui 6 su 8 da tre, su passaggi di Smart.

In Gara 2 si sono poi viste le capacità realizzative di Smart, tra chiusure al ferro e jumper (anche contestati). Non ha tirato bene all’inizio, il suo primo canestro è arrivato a due minuti dalla fine del primo quarto e il secondo a 30 secondi dalla fine del primo tempo; poi, però, Smart è riuscito a chiudere la partita con 24 punti, tirando 6/10 dal campo (4/7 da tre) nel secondo tempo e chiudendo come terzo miglior scorer della gara, dietro a Jimmy Butler (29) e Jayson Tatum (27).

Smart non è restio a prendersi tiri; al contrario, esagera un po’ in qualche occasione, secondo chi scrive. Ma nelle sere in cui segna come nel secondo tempo, non c’è nulla di cui lamentarsi.

Smart può ancora migliorare nelle conclusioni al ferro, e anche nei tiri dal palleggio. Quantomeno, però, sono abilità che ha nel suo repertorio. È grazie a questa crescita, almeno in parte, che i Celtics sono ora 4-0 in questa post-season quando Smart segna 20 o più punti, e 6-0 quando prende più di 12 tiri, secondo quanto riporta StatMuse.

Tuttora, comunque, la sua caratteristica principale resta ovviamente la difesa che l’ha portato a vincere il premio di Defensive Player of the Year. Smart è fondamentale nella difesa di Boston, sebbene molti sostengano che il premio sia stato conferito più come riconoscimento alla difesa di squadra in generale che a quella di Smart nello specifico. Questa considerazione potrebbe essere dovuta al fatto che i suoi numeri sono meno “rumorosi” di quelli di Rudy Gobert, Jaren Jackson Jr, o anche Bam Adebayo; ma Smart è largamente considerato come uno dei migliori difensori della Lega sulla palla, e nell’ultima partita ha mostrato esattamente perché è temuto, e perché è stato premiato.

Smart ha forzato gli Heat a 4/15 dal campo e due palle perse quando era il difensore primario. In Gara 1 Miami aveva perso solo 12 palloni e, dopo un inizio negativo, aveva chiuso la gara con il 49% da due, il 33% da tre e l’88% ai liberi; nel secondo atto le percentuali degli Heat sono scese a 44-29-73.

Smart ha sottolineato lo sforzo di squadra, soprattutto riguardo alla difesa su Jimmy Butler. “Non è solo merito mio. Tutti mi hanno aiutato. Abbiamo lavorato tutti insieme contro di lui, e con buoni risultati. Il mio compito era solo quello di rendergli le cose difficili. Sapevamo che sarebbe comunque riuscito a segnare qualche canestro; ma il nostro obiettivo era farlo lavorare tanto per riuscirci, ed ecco qual è stato il mio ruolo.”

Smart ha difeso su Butler in 35 possessi in Gara 2, in cui la stella degli Heat ha segnato solo 9 punti, secondo Second Spectrum.

In tutti gli alti e bassi dei Celtics in questa stagione, sembra esserci una tendenza costante: Marcus Smart è sempre pronto nel momento del bisogno.

“La forza di questo gruppo è che siamo riusciti a superare molte avversità all’inizio della stagione”, ha dichiarato a fine partita, per poi aggiungere: “oggi volevamo semplicemente entrare in campo ed essere la squadra più tosta”.

Ora, monitorare le condizioni del piede sarà fondamentale per il proseguo della serie (ed eventualmente non solo), ma finchè Smart sarà presente, i Celtics avranno un leader da seguire.