FOTO: NBA.com

Si potrebbe scrivere un libro su tutto quello che è capitato ai Brooklyn Nets nell’ultimo paio di anni, O, meglio, dalla formazione del duo composto da Kyrie Irving e Kevin Durant. Andando ancora più nel dettaglio, un capitolo gigantesco e degno del miglior “mattone polacco” (non andiamo avanti, conoscete la citazione) sarebbe da dedicare ai fatti legati a questa stagione.

A partire dall’offseason, con la richiesta di trade da parte di KD e l’incertezza sul rinnovo di Kyrie, per continuare poi con l’inizio di stagione disastroso e la separazione da coach Steve Nash, fino ad arrivare alle accuse di antisemitismo rivolte a Irving, contro il quale Adam Silver ha applicato il pugno duro, così come i Nets, che lo hanno sospeso per un minimo di 5 gare.


Di questo immenso capitolo, queste sono solo le macro-sequenze, che non tengono conto dei conseguenti intrecci e dei vari spin-off. Uno, ad esempio, riguarda il sostituto di Nash, ancora non scelto e sul quale si è fatto un piccolo dietro-front, nonostante Ime Udoka sembrasse il nome designato e per il quale non si aspettava altro che un annuncio formale (potete approfondire QUI). L’altro, invece, è ben più grossolano, e si riallaccia alla questione Kyrie.

Come dichiarato anche da Nick Friedell di ESPN, i dubbi sul potenziale reintegro in squadra di Kyrie Irving si sono palesati fin da subito, sebbene il rientro sembrasse apparecchiato senza troppi fronzoli dopo la stesura della lista da 6 punti chiave appositi da seguire (che potete leggere QUI). Come ci hanno insegnato anche i capitoli precedenti, però (citofonare James Harden), a Brooklyn nulla è mai come sembra.

Secondo il noto reporter Marc Stein, la lista stilata dall’organizzazione newyorkese sarebbe un artificio creato ad arte per impedire il ripristino della presenza in squadra di Kyrie, con la consapevolezza che il giocatore non sarebbe in grado di rispettarli, forzandone il rilascio:

“C’è un crescente pessimismo in svariate parti della Lega sul fatto che Kyrie Irving possa mai più giocare per i Nets. […] Delle fonti mi hanno riportato che ci sia la sensazione che la lista sia stata architettata con la consapevolezza che il giocatore non sarebbe stato in grado di completarla. Questo lo esporrebbe a un potenziale rilascio definitivo.”

– Marc Stein

Stein ricorda infine che Irving e Adam Silver si incontreranno per chiarirsi nel corso della giornata di oggi. Chiarimento che sarà seguito però molto da vicino anche dalla National Basketball Players Association (NBPA) e da quello che, in queste ore, sembrerebbe essersi posto come deus ex machina per sbrigliare la questione: Jaylen Brown.

Come riportato da Gary Washburn su The Boston Globe e reiterato da Brian Robb su masslive.com, la star dei Celtics avrebbe interagito con Adam Silver, Tamika Tremaglio (NBPA Executive) e con lo stesso Kyrie riguardo alla questione, parlando poi a nome di tutta la NBPA per criticare i termini imposti per il reintegro:

“Mi aspetto che la NBPA faccia ricorso in appello riguardo alla sospensione. I termini imposti sembrano pesanti, e molti giocatori hanno espresso disagio nei confronti di essi.

“Ha fatto un errore, ha postato quel materiale, ma magari possiamo fare un passo in avanti. Ma i termini ai quali deve attenersi per il reintegro, parlando a nome di molti dei nostri giocatori, non sono supportati da noi, e stiamo aspettando il meeting di martedì per vedere cosa succederà. “

– Jaylen Brown, via Brian Robb (masslive.com)

In poche parole, dalla giornata di oggi passeranno molte della chiavi decisive per le sorti di Kyrie Irving, nella speranza che, prima o poi, arrivi un epilogo anche per l’ennesimo, immenso capitolo di questo romanzo “maledetto” chiamato Brooklyn Nets.