Il veterano, al 19esimo anno nella Lega, ha condiviso con Marc J. Spears una serie di riflessioni personali sulla scelta di unirsi ai Lakers, sulla pressione che comporta voler vincere un anello e sull’esempio di Kareem Abdul-Jabbar.

FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 27 settembre 2021.


Nella stagione NBA che si appresta a cominciare, nessun giocatore in attività avrà giocato lo stesso numero di gare in carriera di Carmelo Anthony senza aver vinto almeno un titolo. Solo Karl Malone, invece, ha segnato più punti in carriera del nuovo arrivato dei Lakers senza mai portare a casa il premio più ambito. 

Il 37enne prodotto di Syracuse, tuttavia, avrà nella prossima stagione una grandissima opportunità di raggiungere il tetto della Lega: i suoi Los Angeles Lakers, infatti, sono certamente tra le squadre favorite per la vittoria finale. Sulla questione si è espresso così. 

“Sono vent’anni che penso a vincere un titolo. Ora, grazie alla squadra che abbiamo costruito, siamo pronti per competere ad alto livello”. 

Per chi avesse seguito Melo fin dai suoi esordi, però, potrà sembrare strano che a dargli le maggiori chances di vittoria sia oggi LeBron James. Anthony è stato la terza scelta assoluta al Draft 2003, due picks dopo James, con cui ha da sempre avuto un rapporto da amico-rivale. I due si sono contesi a lungo il premio di Rookie of the Year del 2004, andato a James per un soffio, e sono diventati la faccia della Lega negli anni successivi (insieme a un altro membro della classe del 2003 come Dwyane Wade). Insieme, poi, Bron e Melo hanno condiviso la difficile esperienza olimpica di Atene 2004 e i successivi ori di Pechino e Londra.

Nonostante tutte queste esperienze, Carmelo era sicuro che lui e James non avrebbero mai condiviso uno spogliatoio NBA, finchè una telefonata ha sconvolto tutto lo scorso luglio: “Lo dicevamo sempre in maniera scherzosa: ‘Pensa cosa succederebbe se giocassimo insieme, sarebbe folle’. Invece penso che, per il momento che entrambi stiamo vivendo nelle nostre carriere, fosse destino”.

Tutti si aspettano che Anthony possa dare il proprio contributo in questa stagione come spot up shooter, una componente del suo gioco molto importante nella sua ultima parentesi a Portland (chiusa con 13.4 punti di media e il 40% da tre punti).

Prima dell’Oregon, la carriera del nativo di Brooklyn si era sviluppata tra Nuggets, Knicks, Thunder e Rockets. Proprio l’esperienza nella sua città natale, secondo Melo, lo ha reso pronto ad affrontare le pressioni che inevitabilmente agiscono sul mondo Lakers. 

I giallo-viola, che hanno aggiunto in estate anche Russell Westbrook, hanno legittime speranze di arrivare al titolo numero 18 della franchigia (superando per la prima volta gli eterni rivali dei Celtics): un’opportunità unica per Melo, che giocherà nella stessa arena del suo grande amico Kobe Bryant

“Giocare a LA è diverso, ma in senso positivo. Ho avuto la fortuna di giocare a New York, ma sono due mondi opposti, nonostante siano entrambe grandi città con grandi mercati. Essere a Los Angeles ti dà delle sensazioni particolari. Penso che Kobe, un fratello per me, stia sorridendo in questo momento.”

Il 29 giugno Anthony ha vinto anche il primo Kareem Abdul Jabbar Social Justice Champion Award, assegnato dalla NBA al giocatore che si è impegnato maggiormente per la giustizia sociale, seguendo la missione dell’ex-centro di Milwaukee e Los Angeles, da sempre in prima fila per “trovare, potenziare e ricercare l’uguaglianza tra gli individui e i gruppi che sono stati storicamente marginalizzati o svantaggiati in modo sistematico”. 

Melo ha creato la propria fondazione nel 2005, con la speranza di diffondere un cambiamento concreto. Anthony, con gli amici Chris Paul, Dwyane Wade e LeBron James, ha chiesto a gran voce questo cambiamento in un notissimo passaggio delle premiazioni ESPYS del 2016. Nel 2020, invece, è stato guest editor per un fortissimo pezzo di SLAM sulla giustizia sociale, il cui titolo non lasciava spazio ad interpretazioni: It Stops Now. All’inizio del 2021, infine, Melo si è reso protagonista della nascita di Creative 7, una società di creazione di contenuti incentrata su questioni di attivismo sociale e avversità. 

Il Social Justice Award portava in dote una donazione di 100.000 dollari per un’istituzione a scelta dell’atleta. Melo ha deciso di aiutare il Portland’s Museum of Black Arts and Experiences Initiative. Alla consegna del trofeo,  prevista durante questa stagione, Kareem sarà presente.

“Kareem è il volto della giustizia sociale. Mi rende felice anche solo che inizi a parlare, raccontando la propria storia. La gente lo vede per com’è veramente e si apre con lui. Perciò essere il primo vincitore di questo premio è speciale. (…) So quanto tempo ci abbia messo Kareem ad arrivare al punto in cui ha sentito la necessità di uscire allo scoperto ed esporsi con questa risolutezza. Io faccio quello che faccio perché ho seguito il suo esempio”.

Anthony ha avuto un primo assaggio di Hollywood nello spot per il 75esimo anniversario della NBA, a cui ha preso parte. Potrebbe essere l’inizio di una nuova carriera, dopo il basket giocato?

“Non recito. Piuttosto dietro l’obiettivo”.