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La situazione dei Brooklyn Nets continua ad evolversi, giorno dopo giorno, in direzioni imprevedibili. Martedì scorso la franchigia aveva annunciato la separazione da Steve Nash, e nel giro di poco Woj e Shams avevano riportato la scelta di Ime Udoka come successore in panchina; la firma dell’ex coach dei Celtics, però, sarebbe dovuta avvenire “nel giro di 24-48 ore”, e dopo cinque giorni ancora tutto tace (si fa per dire) in casa Nets.

Secondo Marc Stein, all’interno dell’organizzazione si sono fatte largo delle perplessità sulla scelta di Udoka, anche per alcune “strong voices” arrivate al proprietario Joe Tsai: “Fonti interne alla lega dicono che delle ‘voci forti’ hanno suggerito di opporsi all’assunzione dell’allenatore sospeso dai Celtics, considerando tutte le turbolenze che Brooklyn ha fronteggiato di recente.”

Udoka, insomma, potrebbe essere l’allenatore di cui Durant e compagni hanno bisogno, da un punto di vista tecnico e per i rapporti con le stelle della squadra; questo, però, è diventato secondario per i Nets rispetto alle valutazioni e agli accertamenti in corso sul caso che ha coinvolto l’allenatore a Boston.


I Celtics non hanno condiviso i dettagli delle indagini da cui ha avuto origine la sospensione per una stagione. Quello che sappiamo è che ha intrattenuto una “relazione inappropriata” all’interno dell’organizzazione e che ha usato delle “espressioni inappropriate” a tal proposito; quello che possiamo intuire dalla sanzione dei Celtics (per un coach che li aveva appena portati alle Finals), dalle esitazioni dei Nets e dalle “strong voices”, è che si tratti di qualcosa di abbastanza grave.

Udoka non sarebbe in ogni caso la scelta più “popolare” possibile per Brooklyn, anzi. Sia internamente che esternamente. La domanda è: la franchigia che sta gestendo la situazione più caotica e rumorosa della lega, tra il malcontento di Kevin Durant e la sospensione di Kyrie Irving, se lo può permettere?

Sean Marks e soci sanno di non potersi permettere un altro passo falso in una lista già infinita.