Questo contenuto è tratto da un articolo di Jack Simone per CelticsBlog, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


In una serie in cui l’intensità è sembrata tutta dalla parte dei Miami Heat, almeno per larghi tratti delle prime tre gare (che potrebbero aver indirizzato definitivamente la finale di Conference), è tempo che i Boston Celtics si lascino trascinare da Grant Williams. E se già state pensando ai fatti di Gara 2, beh, calma. Andiamo con ordine.


L’anno scorso, Grant era fisso nella rotazione di Udoka, e in Gara 7 delle Semifinali della Eastern Conference era stato addirittura il giocatore decisivo. In questa post-season, con coach Joe Mazzulla, ha invece raccolto cinque DNP e ha superato i 20′ di impiego solo cinque volte in 17 uscite totali. Nell’opinione di chi scrive, emarginarlo così tanto dalle rotazioni durante questi Playoffs è stata una decisione assolutamente sbagliata, ma adesso per Mazzulla e compagnia è il momento soltanto di guardare avanti, ovvero al tentativo di compiere una storica rimonta per accedere alle NBA Finals. Ed è anche, soprattutto adesso che Grant potrebbe dare una grossa mano alla causa.

Con la stagione appesa un filo, Williams ha avuto un ruolo importante nella Gara 4 vinta da Boston sul campo degli Heat. È stato in campo per un massimo (in questi Playoffs) di 29 minuti 13 secondi, il quarto tra i Celtics per minuti giocati martedì sera; tutte le incertezze degli ultimi mesi, però, non hanno impedito a Grant di fare un passo avanti quando il momento lo richiedeva. “Per me, è solo una questione di mantenere il giusto approccio”, ha detto nel post-gara. “Non so mai quale potrebbe essere il mio ruolo in una partita, quindi devo solo assicurarmi di essere preparato per qualunque cosa, per dare una mano ai miei compagni di squadra.”

In Gara 4, come detto, Williams è stata fondamentale per il successo di Boston, mettendo a segno 14 punti e segnando 4 triple su 6 tentativi. Ha anche aggiunto 6 rimbalzi, 2 assist, 1 palla recupera e 1 stoppata. Sì, su Jimmy Butler, nel quarto periodo:

Non c’è dubbio che l’ottima serata al tiro di Williams abbia aiutato i Celtics a rompere la fastidiosa difesa a zona di Erik Spoelstra, e che abbia così facilitato il lavoro di Jayson Tatum, che ha disputato la sua migliore partita della serie. Sul lato difensivo, invece, Grant è stato semplicemente impeccabile per tutti i 29 minuti, in marcatura su Butler e non solo. “Ha giocato davvero bene”, ha detto coach Mazzulla. “Ha segnato i tiri da fuori, ha fatto un ottimo lavoro sugli switch difensivi e ha eseguito perfettamente il game-plan difensivo.”

Al di là del suo prezioso contributo da un punto di vista tecnico, Grant Williams è stato l’unica vera fonte costante di energia all’interno del roster. Anche quando le cose non sono andate per il verso giusto – ricordate tutti i fatti di Gara 2 – ha sempre dato il 110% in campo e ha provato ogni sera a trascinare i suoi compagni da un punto di vista emotivo.

“C’è bisogno di un ragazzo come Grant in ogni squadra che vuole vincere, e lui ci aiuta a vincere le partite”, ha detto Marcus Smart martedì sera. “E quando gioca anche così, ed è concentrato così, per noi è importantissimo.”

Ora possiamo tornare a Gara 2 e al trash talking con Butler nell’ultimo quarto. Jimmy lo ha attaccato incessantemente nei minuti finali, gli ha rivolto delle parole e degli sguardi di scherno, ma il numero 12 dei Celtics non si è tirato indietro. Mai. E dopo il parziale con cui gli Heat hanno portato a casa Gara 2, si è preso una (troppo) grossa fetta della colpa per la sconfitta.

Al contrario, io credo che l’intensità di Williams abbia mostrato come i Celtics avrebbero dovuto affrontare l’intera serie. Con il coltello tra i denti, pronti a combattere una battaglia alla volta, a prescindere da com’è andata quella prima. E così ha fatto Grant Williams in Gara 3 e ancora di più in Gara 4. Ha portato in campo sempre lo stesso effort, dal primo all’ultimo possesso, senza avere tracolli come invece hanno avuto, chi più chi meno, tutti gli altri compagni di squadra, da Tatum a Brown, da Smart ad Horford. E anche le percentuali da fuori del numero 12 sono state ottime: 1/2 nel secondo atto della serie, poi 2/3 e 4/6 nelle due gare successive.

“Sto semplicemente assicurando ai miei compagni un livello alto e costante di intensità”, ha detto Williams. “Quella stoppata su Butler? Solo uno tra i tanti possessi della partita. Per noi, il punto è assicurarci che difensivamente manterremo quella mentalità, che ci fa vincere le partite.”

L’intensità, la concentrazione e l’unità dei Celtics sono state intermittenti finora nella serie. Gara 3 è stata il punto più basso, senza dubbio, ma anche nelle prime due al TD Garden ci sono stati dei passaggi a vuoto preoccupanti. A livello di effort e approccio mentale, Grant è stato forse l’unica costante, eppure è stato preso di mira da tutti per quello che è successo con Butler in Gara 2. Non è che si è un po’ esagerato?

Butler, dopotutto, è uno dei migliori Playoffs performer di tutti i tempi. E ogni volta che scende in campo, il suo atteggiamento e la sua mentalità rassicurano e trascinano i compagni. Se Boston vuole provare a fare la storia, nelle prossime gare dovrà pareggiare (almeno) quell’energia e quella determinazione. E per farlo, può seguire un solo esempio, quello di Grant Williams.