La sua versatilità è ancora ben visibile a tutti, ma le percentuali si sono abbassate drasticamente

FOTO: Celtics Blog

Questo contenuto è tratto da un articolo di Trevor Hass per Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Arriverà un momento in questi Playoffs in cui Jayson Tatum segnerà 40+ punti contro un avversario inerme e guiderà i Celtics a un trionfo entusiasmante. Potrebbe avvenire contro i Cavaliers, forse nelle Eastern Conference Finals o magari addirittura alle Finals. Ma succederà. Tatum è troppo letale per tirare così per sempre. La sua shooting slump, il suo periodo nero al tiro non è un problema sul breve periodo, Boston dovrebbe rullare i Cavaliers anche senza di lui. Ma a lungo andare? Non è un segreto che i biancoverdi contino sulla sua miglior versione per vincere un titolo ma, dal momento che sta facendo tutto il resto estremamente bene, quello che stiamo vedendo è abbastanza? Probabilmente, no. Per raggiungere il loro obiettivo finale, i Celtics hanno bisogno che Tatum sia Tatum. Non significa che debba prendersi 30 tiri a partita, ma che debba trovare il giusto equilibrio fra efficienza e aggressività. Per adesso ai Playoffs sta viaggiando a 21.2 punti di media su 16 tiri a partita – entrambe le cifre sono il minimo dal 2019. Sta tirando con il 40.6% dal campo e il 25% da tre punti, anche questi minimi in carriera per i Playoffs. Nella vittoria di Gara 1 contro i Cavs, Tatum ha chiuso con 18 punti, 7 su 19 dal campo (0/5 3PT) e ha delegato il resto a Jaylen Brown e Derrick White. Cosa ne deriva? Beh, non tutto è perduto. Sta viaggiando a 10.5 rimbalzi e 5.3 assist con solo 1.7 palle perse di media ai Playoffs, a cui aggiungere un impressionante plus/minus di +16 a notte. Molti lo hanno definito, scherzando, un role player, un modo divertente di dire che è stato molto tranquillo finora. Ma non sarà certo una fase a dire che si stia mimetizzando anziché emergere. Quando è in “modalità attacco”, Tatum sembra cercare i mismatch ancor di più del solito. Ogni volta che ha visto Max Strus, i suoi occhi si sono illuminati e ha cominciato a forzare tiri contestati. Ma ha imparato dai propri errori man mano che la partita è andata avanti, riuscendo poi a trovare i compagni smarcati. Bisogna dargli credito per non aver lasciato che i problemi al tiro ne oscurassero la prestazione totale.


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“Si tratta dell’ennesima sfida riguardo a che altro fare per avere un impatto positivo sulla partita”, ha detto Tatum, che ha anche posto enfasi sul talento di questa squadra e sulle possibilità di superare gli avversari in modi diversi. Il coach dei Celtics, Joe Mazzulla, gli ha dato credito per la sua versatilità: “Penso che abbia giocato una buona partita a tutto tondo, i suoi blocchi hanno anche concesso molti tiri facili ai compagni”. Tutto ciò è davvero bello, certo, ma ha tirato sopra il 50% dal campo una sola volta in sei partite e non ha mai messo a segno più di 2 triple. Per chi è preoccupato, lo capisco, ma ecco un paio di dati rassicuranti:

  • i 2363 punti in carriera di Tatum ai Playoffs lo pongono al secondo posto nella storia della franchigia e al 19esimo fra i giocatori nelle prime 100 gare Playoffs
  • Tatum è uno dei 3 giocatori nella storia NBA a raggiungere almeno 2300 punti, 750 rimbalzi e 450 assist nelle prime 100 gare Playoffs, gli altri sono LeBron James e Larry Bird

Non male, se la caverà. E, quando lo farà, tutti dovranno stare attenti. Perciò, meglio vedere il bicchiere mezzo pieno in questo caso. Tatum sta tirando davvero male, eppure i Celtics stanno battendo con margine tutti gli avversari. Una volta che uscirà da questo periodo nero, e siamo certi che lo farà, tutto si farà più chiaro.