Complice la pesante assenza della point guard titolare, i Philadelphia 76ers si sono dovuti reinventare in maniera provvisoria, riuscendo anche a mantenere un record vincente.

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Ci si aspettava, senza dubbio, di vedere una Philly profondamente diversa senza Ben Simmons (sulla cui fase di stallo sono usciti aggiornamenti poco rassicuranti), con Tyrese Maxey e Shake Milton a cercare a tentoni di tappare il buco. Invece, se c’è qualcosa che questo scorcio di stagione ha confermato, è quello che credo chiunque abbia idea di cosa siano i Philadelphia 76ers sa da anni: questa è la squadra di Joel Embiid.

I Sixers nello sviluppo del proprio attacco e nell’utilizzo dei set offensivi non sono praticamente cambiati per nulla: eseguono più o meno lo stesso numero di giochi e con la stessa frequenza ma, grazie alla vena da MIP-caliber di Seth Curry, ad un rigenerato Furkan Korkmaz e all’aggiunta di Georges Niang come stretch big di buon livello, convertono con percentuali migliori.

FG% – 2020/21 FG% – 2021/2022 3PT% – 2020/21 3PT% – 2021/22 True Shooting% difference
Seth Curry(4.5/9.7) 46.7%(6.8/11.0) 61.6% (2.2/4.9) 45% (2.9/5.4) 53.1%+15.4%
Furkan Korkmaz(3.1/7.7) 40.1%(3.8/8.4) 44.8%(1.8/4.9) 37.5%(1.6/4.8) 34.2%+4.7%
Georges Niang(2.5/5.6) 43.7%(4.1/8.8) 46.8%(1.7/4.1) 42.5%(2.6/6.1) 41.8%+3.3%
Fonte: NBA.com

I tre giocatori in stato di grazia realizzativa mostrano una comune tendenza al rialzo molto importante nelle proprie percentuali e questo è uno dei fattori chiave dell’ottimo avvio di stagione dei 76ers. Il fatto che due su tre escano alla panchina dimostra come la second unit anemica che ha caratterizzato la scorsa stagione sia stata area di particolare attenzione in questa offseason e, con l’eventuale ritorno di Simmons e delle rotazioni predefinite, il roster potrebbe assumere una profondità importante.

Ciò che è cambiato già dalla pre-season è l’interpretazione del ruolo di Point Guard che, ovviamente, non potendo contare su uno dei migliori giocatori in transizione della Lega, è diventato un ruolo nominale. La palla, nella metà campo avversaria, la porta principalmente Maxey, ma il segreto di questi Sixers è la grande capacità di condividere il pallone e di farlo girare velocemente fino a trovare tiri aperti o il numero “0” pronto all’isolamento per sfruttare la sua arma migliore: l’attacco in penetrazione, utilizzato per poi scaricare o concludere.

Il ragazzo sicuramente non è un floor general e nemmeno un tiratore, e su questo deve lavorare per arrivare almeno al 30% da fuori per esercitare una seppur minima gravity. Altrimenti, come già si è visto in questa stagione, la difesa lo battezzerà, con buona pace dello spacing. Ad ogni modo, il prodotto di Kentucky si sta applicando al massimo per dare risposte ad un’organizzazione che deve restare competitiva, con risultati al momento piuttosto soddisfacenti.

Se Sparta piange, Atene non ride. Shake Milton (nel suo contract-year) deve assolutamente ritrovarsi. Come Maxey è sostanzialmente una combo guard, ma ha una propensione al tiro da fuori maggiore rispetto al texano. Anche il prodotto di SMU non ha caratteristiche da Point Guard, ma nei minuti che i due condividono è solitamente lui a portare palla in virtù di un passing game sicuramente più notevole rispetto a quello di Maxey, ma che non è comunque al livello richiesto per essere la PG titolare di una squadra con ambizioni di vittoria.

Shake ha comunque dalla sua un solido ball handling e una buona lettura delle situazioni che, in questo contesto di diarchia nel ruolo, di palla molto condivisa e veloce, a Point Guard nominale, sta funzionando in modo soddisfacente.

Il centro di gravità è comunque, e rimarrà, Joel Embiid, che si è trasformato in un offensive coordinator, tanto da vederlo spesso chiamare giochi anche per altri, partecipando con la sua sola ed enorme gravity ed essere una continua guida vocale per la squadra.

E’ possibile che chiedere a Joel di essere il go-to-guy che ti porti alle Finals sia troppo, ma senza dubbio si è impadronito definitivamente della squadra che fin dalla notte del Draft è stata pensata come sua.

“The Process” sta facendo un po’ fatica in termini di realizzazione, tanto che le sue percentuali sono in netto peggioramento (FG% scesa dal 51.3 dello scorso anno al 41.2; 3PT% calata dal 37.7 al 32.1). La cosa che più impressiona in questo calo è la netta differenza di efficacia nel gioco in post, che però si accompagna ad un notevolissimo aumento dell’assist% generale, la quale, secondo i dati di Cleaning The Glass, è salita del 6.6% arrivando addirittura al 94esimo percentile.

Regular Season 2020/21Regular Season 2021/22
Post-up frequency36,5% (9,3 possessi/partita)30,5% (6,6 possessi/partita)
Post-up efficiency1,08 punti/possesso; 52,6 EFG% (83° percentile) 0,89 punti/possesso; 43,3 EFG% (52° percentile)
Assist%22,2%15,6%
I dati ci mostrano come il gioco in post, forse l’arma prediletta di Joel, sia in un momento di scarsa incisività. Embiid è uno di quei giocatori che lamenta uno scarso feeling con i nuovi palloni NBA e questa potrebbe essere parte della spiegazione.

Come detto, dietro a questo miglioramento nel coordinare l’attacco si cela la gravity che il camerunese è in grado di esercitare in campo, la quale assume ancora più valore se viene accompagnata da giuste spaziature, concedendo tiri open anche a compagni temibili da dietro l’arco per le difese.

A monte della capacità di adattarsi all’assenza di Simmons di questo sistema senza dubbio c’è la Moreyball, regola aurea del basket dei Sixers dal giorno dell’insediamento di Daryl Morey nel novembre 2020. La progressione nel gioco di Philly mostra chiaramente come triple, layups e schiacciate siano sempre più presenti a discapito del tiro dalla media, che sopravvive solo in alcune variazioni sul tema di Joel.

Unico dato in ribasso è il Pace della squadra (95.5, -4.0 dal 2020/21 e 30esimo in NBA), ma questo dipende probabilmente da una minor efficacia nel recupero della palla e, ovviamente, dall’assenza di giocatori particolarmente efficaci nel gioco in transizione.
Contro Nets e Knicks si sono visti i limiti di questo sistema a Point Guard nominale: quando la circolazione di palla si inchioda e il sistema batte in testa, i Sixers dimostrano la loro mancanza di creator costanti e le azioni personali vanno spesso a sbattere, generando palle perse.

Se in attacco le cose funzionano piuttosto bene, in difesa il discorso è profondamente diverso.

Nel sistema dello scorso anno Curry era sempre nascosto piuttosto bene grazie alla capacità di Simmons di difendere 1-5 senza bisogno di particolari aiuti, oltre all’ovvia presa in consegna dell’australiano della stella avversaria che permetteva a Curry di difendere giocatori meno pericolosi.

Quest’anno Curry si trova di fianco Milton o Maxey, difensori sotto la media sia per qualità che, nel caso di Maxey, per stazza. Questo mette sempre un mirino rosso sulla schiena della coppia di guardie, che fanno una fatica incredibile a contenere gli avversari, tanto che in certi momenti la sensazione richiama drammaticamente quella del telepass.

Matisse Thybulle è un crack difensivo come confermano i suoi numeri (in 22.3 minuti di media, 2.3 STL e 1.7 BLK, con il 4.0 di STL% e 3.5 di BLK%, massimo percentile di Cleaning The Glass) e unitamente a Danny Green continua a garantire un buon impatto difensivo, soprattutto quando la difesa è ancorata ad Embiid.

Il peggioramento nel contestare efficacemente i tiri, però, che vede gli avversari segnare il 2% in più dei tentativi, in unione alla diminuzione sia delle palle rubate, sia delle stoppate, certifica il peggioramento in quel lato del campo.

Ovviamente (o, almeno, ci si augura) prima o poi la querelle-Simmons arriverà alla sua conclusione e i Sixers, con o senza il 25, avranno la loro Point Guard, così da inserire un ulteriore tassello nel mosaico dell’Embiid’s Team.