Questo contenuto è tratto da un articolo di Justin Tinsley per Andscape, tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game.



Il futuro di Anthony Edwards è così promettente che parlar bene di lui e proteggerlo viene naturale. La guardia dei Minnesota Timberwolves ha una personalità intrigante, pur in una lega piena di star eccentriche, e si sta affermando fra gli agonisti più determinati della NBA. È un trash-talker di livello elite e un predatore instancabile, un giocatore inesauribile sui due lati del campo, e sempre più protagonista anche a livello di marketing, come dimostra la recente campagna pubblicitaria per Sprite con Sha’Carri Richardson, campionessa del mondo dei 100 metri piani. È anche il “proprietario” delle scarpe più ricercate sul mercato, le Adidas Ae 1s. Potrebbe suonare esagerato, ma i prossimi mesi potrebbero cambiare la vita di Anthony Edwards, e anche il futuro dell’NBA.

Tifare per lui è facile. Gioca in un modo così calmo e controllato, e allo stesso tempo esplosivo, che non resta che chiedersi quanto sarà sensazionale all’apice della carriera, se già ora è così forte. In ogni stagione ha migliorato vari aspetti del suo modo di giocare, da quando è stato la prima scelta al Draft 2020. Ma è quest’anno, il suo quarto, quello in cui Edwards ha fatto il proverbiale salto di qualità. La sua percentuale ai liberi è salito di poco meno del 7%, arrivando a 83,6. Allo stesso modo, è diventato più efficiente e ha migliorato le sue capacità di playmaking (i suoi assist hanno generato 1024 punti, solo 25 in meno rispetto a Mike Conley, la point guard titolare), e Edwards ha preso saldamente il controllo di una franchigia che non vede simili livelli di entusiasmo dai primi anni 2000, ai tempi di Kevin Garnett e di Flip Saunders. Durante il primo turno contro i Phoenix Suns, Edwards ha fatto segnare i massimi in carriera praticamente in ogni statistica. Per farla semplice, Edwards ora non sta più bussando alla porta della NBA; si è messo bello comodo sul divano, da vero padrone di casa.

“Sono probabilmente al 40% del mio potenziale”, aveva detto ad Aprile. “Non ci sono nemmeno vicino”.

Quando gli hanno chiesto quanto tempo potesse volerci prima di vederlo diventare il miglior giocatore della Lega, Edwards ha risposto senza esitare “direi due o tre anni”.

C’è un qualcosa di familiare riguardo all’aura che circonda Edwards, che non riguarda solo il campo di basket. Tutti noi abbiamo incontrato qualcuno come lui nella nostra vita. È come quel collega, cugino, compagno di college o amico la cui altissima fiducia in se stesso è accattivante invece che irritante. A soli 22 anni, Edwards è il direttore d’orchestra dei T-Wolves, sia in fase offensiva che difensiva; la squadra ha chiuso la regular season da terza ad Ovest e sta ora affrontando i campioni in carica come ultimo ostacolo prima di approdare a quelle che sarebbero le prime Conference Finals negli ultimi 20 anni della franchigia.

Pochi giorni prima dell’inizio dei playoff, Edwards ha riso al pensiero dell’ascesa della sua importanza nella Lega. Non è che non gli importi… gli importa eccome. E non soffre della sindrome dell’impostore.

“È divertente”, ha detto a Andscape. “Devo solo essere pronto, perché so che comporta una grossa responsabilità fuori dal campo”.

Edwards è la fotosintesi del basket: tutti traggono benefico dalla luce delle sue eroiche imprese. Mentre il mondo è in agitazione, dai campus dei college americani alle guerre all’estero, veder giocare Edwards garantisce fuggevoli ma fondamentali momenti di felicità. Che sia o meno opportuno addossargliela, ha questo tipo di responsabilità sulle spalle.

È facile essere protettivi nei suoi confronti perché sappiamo che è impossibile proteggere qualcuno da ogni cosa. Ha commesso errori da quando è diventato professionista, dal lanciare sedie dopo una brutta sconfitta all’usare un linguaggio inappropriato sui social media, cose per cui si è poi scusato. Ma di solito i 22enni sono ben lontani dall’essere impeccabili. E molti 22enni non hanno l’ombra del paragone con Michael Jordan a tormentarli, o non parlerebbero come ha fatto lui di quanta voglia aveva di “uccidere” la concorrenza, cosa che poi ha puntualmente fatto contro Devin Booker e i Phoenix Suns. E la maggior parte dei 22enni non sono nella brevissima lista di chi potrebbe diventare il volto di una delle associazioni sportive più famose del pianeta. Sebbene Edwards sia alla soglia del successo, la linea fra il paradiso cestistico e l’inferno mediatico è sottilissima.

Una delle cose più interessanti riguardo alla storia di Edwards è come tutto si è concretizzato. Ha provato dolori tremendi dopo le morti di sua nonna e di sua madre Yvette mentre era al college. Edwards ha preso forza da quel trauma, ed è stato protetto e amato dai suoi fratelli che lo hanno cresciuto fornendogli la stabilità che gli ha consentito di diventare l’uomo che è oggi. E ora Edwards sta per prendersi definitivamente la scena. Dopo aver eliminato il suo giocatore preferito, Kevin Durant, al primo turno dei Playoffs, Ant-Man sta ora affrontando i Denver Nuggets. Da una parte, il miglior giocatore del pianeta, Nikola Jokic, assieme a uno dei giocatori più “clutch” in NBA come Jamal Murray; dall’altra, Edwards e i Timberwolves, che sono vicini al nirvana cestistico.

Ogni singola partita da qui fino alla fine della stagione dei T-Wolves potrebbe includere alcuni dei momenti migliori della vita di Anthony Edwards. E finiti i Playoffs, ci sono le Olimpiadi di Parigi ad attenderlo, con Edwards che avrà un ruolo importante, forse addirittura in quintetto, nella caccia di Team USA alla medaglia d’oro. E poi ci sarà l’imminente accordo fra l’NBA e i media, per vedere il ruolo che giocatori come Edwards avranno nel futuro della Lega.

In confonto a dov’era dieci anni fa, la vita di Edwards è cambiato drasticamente. E ovviamente, si sta ancora abituando.

“Vedere come mi tratta la gente, e osservare le reazioni dei bambini quando interagisco con loro, mi fa venire la pelle d’oca. Non avrei mai immaginato di vedere la gente piangere di gioia nel vedermi”.

“È la miglior sensazione possibile”, ha detto Ant-Man, con quel sorriso che un giorno potrebbe unirsi a quello di Magic Johnson fra i sorrisi più riconoscibili della storia del gioco.

È facile essere protettivi nei confronti di Edwards grazie alla pelle d’oca che ci fa venire quando lo vediamo giocare. Dall’inizio dei Playoffs, solo LeBron James ha avuto più delle 100 milioni di visualizzazione sui social media avute da Edwards. Nessuno ha avuto un incremento nei followers di Instagram maggiore di quello di Edwards, dall’inizio dei Playoffs. Tuttavia, l’interesse mediatico può essere una maledizione, se non arrivano i risultati. Minnesota non riuscirà a superare Denver affidandosi solamente al talento e alla tenacia di Ant-Man. Avrà bisogno dei suoi compagni di squadra, che Edwards loda continuamente, e che condividono la stessa ideologia.

Edwards ha sempre detto che questo momento sarebbe arrivato. Tuttavia, godersi il momento è diverso dal rimanerci intrappolato.  Sa che un giorno si sveglierà e sarà un veterano a cui tutti danno la caccia. Qualcuno lo affronterà nel trash talking come ha fatto lui con Durant.

Quando pensa a come sarà la sua vita a 40 anni, Edwards è ottimista e ansioso. Spera che il se stesso più vecchio sia in grado di dirgli che ha fatto un ottimo lavoro nel modo di approcciarsi alla vita. Gl errori accadrann come per tutti. Ma non definiranno chi è. E nemmeno il basket di per se stesso lo definirà… speriamo.

“Spero di trovare anche altro che mi piace fare, oltre al basket. So che un giorno tutto questo finirà”, ha detto a Andscape.

È facile essere protettivi nei confronti di Edwards, perché ha ragione. Il sole tramonta e gli eroi a un certo punto devono affornare il resto della loro vita. Per ora, comunque, Edwards ha appena cominciato e il mondo è davvero la sua ostrica. Tutto quello che dobbiamo fare è vedere come continua la storia.