L’ex-Minnesota sta completando una stagione da All-Star con degli ottimi Playoffs, ma gli Warriors potrebbero faticare a confermarlo.

FOTO: NBA.com

Guardando queste Western Conference Finals, ci sono pochi dubbi: Andrew Wiggins è un giocatore indispensabile per i Golden State Warriors. Le sue caratteristiche da two-way player, capace di trascorrere la maggior parte del tempo sulla stella avversaria – con Luka Doncic e Ja Morant tra i matchup più affrontati in questi Playoffs – e, allo stesso tempo, restare efficiente nell’altra metà campo, sono merce rarissima per un roster con uno star power medio già abbastanza alto.

Oltre all’incredibile apporto nella serie con Memphis, soprattutto a rimbalzo, quello che sta facendo vedere con Dallas, rendendo complementare la marcatura primaria su Doncic a più di 20 punti di media dall’altra parte, con quasi il 39% da tre su 6 tentativi a partita, è impressionante.

Certo, pur sapendo come funzionino i criteri di votazione, l’elezione a All-Star starter resta comunque esagerata per il tipo di giocatore, e forse non così ininfluente come si possa pensare. Infatti, per Golden State, il fatto che Wiggins stia mantenendo il proprio valore di mercato ad un livello indubbiamente alto è sia croce (per il salary cap), sia delizia (per il parquet).

In un articolo uscito su San Francisco Chronicle a febbraio, il reporter Connor Letourneau evidenziava già questo problema, ponendo l’accento su un dilemma non da poco:

“Semplicemente sono vittima del loro stesso successo. Hanno talmente tanti profili che stanno giocando bene che sarà impossibile per Golden State tenerli tutti. Ogni volta che pensiamo che Joe [Lacob, ndr] abbia raggiunto il suo massimo potere di spesa, alza il livello. Ma questa volta è impossibile, anche lui dovrà rinunciare a qualcosa.”

– Keith Smith , Spotrac

Cosa si intende? Gli Warriors pagheranno Wiggins ben $33.6 milioni la prossima stagione, arrivando a $22 milioni di dollari sopra la soglia della Luxury Tax con soli 8 giocatori a roster e 7 slot da riempire. Aggiungendo a questo le estensioni doverose di Kevon Looney, stima a $6 milioni l’anno, e soprattutto di Jordan Poole, che potrebbe rientrare nel range di un 80×4 (se non di più) con inizio nel 2023, si capisce come già la situazione inizi a complicarsi. Ancor di più, in ottica futura.

Come fa notare Letourneau, Wiggins sarà in scadenza a fine 2023, quando ci saranno anche da confermare le opzioni di giovani come Jonathan Kuminga, Moses Moody e James Wiseman, assieme alla trigger date dell’accordo di Poole e ai $122 milioni che guadagneranno in tre Stephen Curry, Draymond Green e Klay Thompson. Gli Warriors potrebbero trovarsi a spendere in tutto $208 milioni per soli nove giocatori (contando Looney), visto che il valore di Wiggins potrebbe restare pressoché immutato e garantirgli un’estensione con un primo anno sui $37 milioni.

Stando così le cose, con il rischio di spendere oltre $400 milioni fra tasse e stipendi, è molto difficile immaginare uno scenario in cui non si rinunci a nulla in quel di San Francisco. E, non a caso, gli ultimi rumors sembrano seguire questa linea.

Ciò non significa che Wiggo non sarà di certo confermato. Semplicemente, nel momento in cui si arriverà a compiere delle scelte, puntare sull’allungare la timeline di questo nucleo, valorizzando le estensioni – presenti e future – dei vari giovani talenti presenti a roster, risparmiando in più qualcosa sul monte salari pur restando competitivi, sembra la scelta più saggia per Joe Lacob e affini.

Andrew Wiggins sta indubbiamente brillando, e questo non può che essere un bene per una Golden State che mira a vincere il più possibile nella finestra temporale ancora aperta dei Big Three. L’unica domanda, che già da questa estate comincerà a risaltare, è se Maple Jordan sarà ancora parte del nucleo che quella finestra proverà, nei prossimi anni, a spalancarla ulteriormente.