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Questo contenuto è tratto da un articolo di Ethan Farina per Air Alamo, tradotto in italiano da Davide Angelo Corna per Around the Game.


Per decenni, il mondo sportivo ha visto i San Antonio Spurs come uno come uno dei migliori front office sulla piazza. Dalla loro professionalità alla loro capacità di scoprire regolarmente diamanti nel fango del draft o della free agency, hanno provato più volte di saper identificare, sviluppare e mantenere il talento meglio di molte altre franchigie. Ma anche gli Spurs a volte sbagliano. Pur avendo giustamente ricevuto lodi per aver scelto giocatori che nessun altro aveva individuato, come Manu Ginobili o Tony Parker, ci sono state anche mosse che in free agency che non hanno funzionato, o ipotetiche nuove star europee che non sono poi nemmeno mai sbarcate in NBA.


La capacità di valutare i giocatori può determinare il successo o il fallimento di una franchigia, e sebbene gli Spurs siano tra i migliori, anche loro hanno fatto qualche sbaglio. Così, mi sono messo a lavorare con il nostro esperto Noah Magaro-George per compilare una lista di sette giocatori che gli Spurs hanno dato via tramite scambi o in free agency prima di quando avrebbero dovuto.

1. Goran Dragic

È difficile dire che gli Spurs si siano arresi troppo presto con Goran Dragic. È più corretto affermare che non gli abbiano mai dato una chance. Dopo alcuni anni impressionanti in Slovenia e in Spagna, Dragic è sbarcato in NBA nel 2008, selezionato dagli Spurs con la 45esima scelta. È stato presto scambiato in direzione Phoenix Suns per soldi e i diritti su Malik Hariston, che i Suns avevano chiamato alla 48.

Dragic non ci mise molto per avere un impatto a Phoenix, rivelandosi fondamentale come riserva di Steve Nash, prima di passare agli Houston Rockets, e tornare poi in Arizona per giocare da point guard titolare. Si è poi fermato a Miami, Toronto, Brooklyn e Chicago, ha giocato un All-Star Game, è stato scelto in un quintetto All-NBA, e ha vinto il premio di Most Improved Player per la stagione 2013-14. Malik Hariston ha invece giocato 62 partite con gli Spurs, con una media di 2 punti e 8 minuti a partita, ed è uscito dai radar NBA dalla fine della stagione 2010.

Tuttavia, è difficile dare troppe colpe agli Spurs in questo caso. Non sapevano ancora cosa avevano per le mani, ma se potessero tornare indietro nel tempo direbbero sicuramente ai Suns di tenersi i loro soldi, e si terrebbero la loro point guard con un futuro da quintetto All-NBA.

2. Luka Samanic

Che ne dite di occuparci subito del giocatore più divisivo su questa lista? Luka Samanic  è stato agli Spurs solo due Stagioni prima che lo rilasciassero durante la pre-season 2021. Gregg Popovich non ha espresso una ragione specifica per aver rilasciato la loro ex-scelta al primo giro, ma è praticamente certo che la sua tristemente famosa decisione di rinunciare a difendere in una situazione punto a punto contro i Magic abbia avuto un notevole impatto sulla scelta.

Entrambe la parti hanno colpe nel rapido fallimento di questa unione. Samanic aveva capacità incredibili con la palla per un lungo e una buona versatilità difensiva, ma la continuità e l’impegno latitavano spesso. Il suo linguaggio del corpo era rivedibile in panchina e ancora peggio nei rari momenti in cui veniva in messo in campo durante il garbage time. In aggiunta a queste mancanze, non c’è dubbio che gli Spurs abbiano aumentato la sua irritazione preferendo dare spazio a giocatori veterani in stagioni di ricostruzione.

Oggi, il lungo 23enne ha dominato in G League dopo aver firmato contratti two-way con Knicks e Celtics, ma alcuni infortuni al piede e la folta concorrenza gli hanno impedito di essere protagonista in NBA dopo aver lasciato San Antonio. E nonostante gli Spurs in rebuilding sembrassero una destinazione perfetta per uno come Samanic, non sapremo mai se sarebbe potuto diventare un giocatore da rotazione per questa franchigia.

3. Rod Strickland

Rod Strickland, da passatore molto appariscente, ha illuminato San Antonio durante la sua breve permanenza agli Spurs. Dopo essere approdato nell’Alamo dai Knicks durante la stagione 1989-1990, è stato immediatamente chiaro che, quando era in giornata, Strickland fosse un giocatore speciale.

Sfortunatamente per San Antonio, non riuscirono mai a superare il primo round dei Playoffs con Strickland alla guida dell’attacco. Questo fatto potrebbe aver minato la loro confidenza a lungo termine nell’avere Hot Rod come generale sul campo, e potrebbe aver influito sulla decisione di Strickland di firmare con i Portland Trail Blazers. Strickland non è mai riuscito ad andare oltre il primo turno dei Playoffs nemmeno a Portland, ma ha registrato ottime cifre sia lì che poi a Washington. È stato il miglior assistman della Lega nella stagione 1997-98, arrivando anche a far parte di un quintetto All-NBA.

Nello stesso anno in cui Hot Rod guidava la classifica NBA degli assist, agli Spurs non andava certo male: scelsero Tim Duncan al draft e vinsero il loro primo titolo NBA. Ma sarebbero forse riusciti a vincerne un altro fra il ’99 e il 2001 se fossero stati in grado di aggiungere Strickland a Avery Johnson, Duncan, David Robinson e un giovane Tony Parker.

FOTO: Air Alamo

4. Lonnie Walker IV

Diversamente dai giocatori visti finora, siamo ben lontani dal sapere se gli Spurs abbiano o meno fatto un errore a lasciar andare Lonnie Walker IV durante l’ultima free agency.

Dubito che qualcuno sia rimasto sorpreso quando Walker ha firmato con i Lakers l’estate scorsa. I gialloviola avevano bisogno di gioventù e di tiro da 3 e, dopo qualche anno in cui Walker non ha realizzato a pieno il suo potenziale, è facile capire come mai abbia preferito esibirsi su un palcoscenico più grande per dar prova di se stesso. E c’è da considerare anche la connessione Klutch Sports-Lakers-LeBron James, ovviamente.

Nella sua prima stagione in gialloviola, Walker è stato esattamente lo stesso che abbiamo visto a San Antonio, alternando momenti esaltanti che fanno pensare che sia pronto a diventare una star a serate da 1 su 7 da tre, una difesa rivedibile e diversi minuti inconsistenti sul campo. Walker ha solo 24 anni e presumibilmente resterà in NBA ancora per molto, molto tempo. È in grado di avere un ruolo in un roster, solo che non è quello che i tifosi speravano quando è stato scelto al Draft.

È assolutamente possibile che, fra 10 anni, gli Spurs guarderanno alla carriera di Walker rimpiangendo il fatto di averlo lasciato andare. È troppo presto per dirlo, ma è sicuramente un giocatore che i tifosi di San Antonio continueranno a tenere d’occhio. Anche se gli Spurs dovessero pentirsi, Walker è stato, a detta di tutti, un ottimo compagno di squadra, e i tifosi di San Antonio sarebbero comunque contenti di vederlo aver successo.

5. Dejounte Murray

La giuria deve ancora pronunciarsi, ma è possibile che lo scambio che ha portato Dejounte Murray ad Atlanta diventi uno dei più grandi errori della storia degli Spurs. Inizierò però dicendo che penso che i texani abbiano fatto la cosa giusta: lasciando partire l’All-Star scelto al draft del 2016, San Antonio ha investito sul futuro e, se quelle scelte al primo giro nel 2025, 2026 e 2027 dovessero trasformarsi in giocatori più che buoni, gli Spurs sarebbero da applaudire. Ma dobbiamo essere onesti su ciò che può accadere.

Gli Spurs hanno scelto grandi giocatori al primo giro, ma hanno anche scelto ragazzi come Luka Samanic, Nikola Milutinov e Livio Jean-Charles. Se le scelte arrivate dagli Hawks dovessero portare giocatori di quel calibro, avrebbero fatto un pessimo scambio. Acquisire scelte non era però l’unico motivo della trade. Lasciar andare Dejounte ha dato la possibilità di splendere ad altri giocatori e ha contribuito a consentire di scegliere Victor Wembanyama. Se San Antonio dovesse arrivare a tre buoni giocatori con le scelte acquisite, allora si potrebbe parlare di un buono scambio, ma in caso contrario si tratterebbe di uno dei peggior di sempre per la franchigia.

6. Hedo Turkoglu

Probabilmente è da un po’ che non vi viene il mente il nome “Hedo Turkoglu”, eppure è uno dei giocatori che gli Spurs potrebbero rimpiangere di aver lasciato andare troppo presto. La sua unica stagione a San Antonio lo ha visto registrare l’ottava miglior percentuale da tre in NBA, è stato stabilmente in quintetto, giocando talmente bene da meritarsi un contratto da 6 anni per 36.8 milioni di dollari con i Magic nell’offseason del 2004.

Il giovane turco ha subito sfruttato le occasioni in una squadra in rebuilding, vincendo il premio di Most Improved Player nel 2008, arrivando all’All-Star Game e aiutando Orlando ad arrivare alle NBA Finals. È anche ricordato come uno dei primi giocatori ad aver incarnato il trend di un basket senza ruoli, fatto di giocatori versatili.

Nonostante gli Spurs abbiano vinto il titolo l’anno prima e l’anno dopo la sua sola stagione a San Antonio, Turkoglu sarebbe potuto essere il quarto moschettiere accanto a Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili. Con il senno di poi, è facile biasimare il front office per averlo lasciato andare, ma non c’è modo di sapere se Hedo sarebbe cresciuto allo stesso modo se fosse rimasto in Texas.

7. Leandro Barbosa

Nando De Colo, Kyle Anderson e Garrett Temple erano tutti in corsa per l’ultimo spot, ma un altro giocatore ha chiuso la carriera con un curriculum che ha reso quasi impossibile escluderlo da questa lista: Leandro Barbosa. Gli Spurs hanno lo hanno scelto con la 28esima chiamata del Draft NBA 2003, e l’hanno subito inviato a Phoenix per una scelta al primo giro, con l’obiettivo di ridurre il monte stipendi.

Barbosa fu fondamentale per i Suns, e un elemento perfetto per il loro famoso attacco “seven seconds or less”. In grado di arrivare al ferro, tirare da tre e dirigere il traffico della second unit, ha anche battuto Manu Ginobili come sesto uomo dell’anno nel 2007, diventando uno dei giocatori più giovani a vincere quel premio nella storia della Lega, con Phoenix che vinse 61 partite e arrivò alle semifinali di Conference (la sua carriera l’abbiamo approfondita QUI).

Sebbene San Antonio avesse già un super-sostituto nel roster, non c’è dubbio che sarebbe stato divertente vedere Ginobili e Barbosa mettere in crisi gli avversari in uscita dalla panchina. Questo duo di guardie non si è mai concretizzato, visto che il brasiliano non ha mai giocato in nero-argento. E potrebbe essere il più grande “what if” per una franchigia che raramente sbaglia nel valutare il talento.