Questo contenuto è tratto da un articolo di JD Tailor per Welcome to Loud City, tradotto in italiano da Niccolò Scquizzato per Around the Game.


Oklahoma City non è riuscita a chiudere 3-0 la Summer League di Salt Lake City, con la sconfitta subita giovedì scorso contro Phila. I Thunder hanno perso 80-79, con Holmgren che non ha giocato un singolo minuto. L’assenza della seconda scelta al Draft è stata evidente: le spaziature offensive sono state peggiori e i Thunder hanno avuto più difficoltà a creare vantaggi contro la difesa dei Sixers.

I Thunder, poi, hanno fatto seguito alle sconfitta a Salt Lake City con un altro insuccesso a Las Vegas: brutte percentuali al tiro da parte di Mann e Holmgren hanno contribuito alla disfatta contro i Rockets. Poi, ecco di nuovo due vittorie in fila, contro i Magic (senza Banchero) prima e i Kings ieri notte.

Queste partite si sono rivelate parecchio interessanti per testare l’attuale roster dei Thunder in un’ambiente dove sono stati in grado di mostrare il massimo delle loro abilità. Alcuni giocatori hanno brillato, altri invece avranno bisogno di lavorare ancora molto per poter guadagnare dei minuti in campo, una volta che inizierà la stagione ad ottobre. Ecco, dunque, tre spunti degni di nota in queste partite estive.

La capacità di creazione di Holmgren

Chet Holmgren, la scelta numero 2 dei Thunder al Draft 2022, è stata probabilmente la più sorpresa più interessante di questa Summer League. Oltre alle doti difensive e come tiratore, Holmgren è stato in grado di mettere palla a terra con regolarità e creare tiri per sé stesso o per i compagni.

Questa abilità è rimasta nascosta durante il suo percorso a Gonzaga. Coach Mark Few aveva creato un attacco basato sulle capacità dal post basso di Drew Timme e sulla minaccia di Andrew Nembhard in penetrazione. Non aveva necessariamente bisogno che Holmgren si costruisse dei tiri, ed è per questo che Chet passava parecchio tempo ad attendere gli scarichi sul perimetro.

Kameron Woods, head coach dei Summer Thunder, non si è fatto invece scrupoli a testare e sfruttare tutto il bagaglio tecnico di Chet, incoraggiandolo a mettere in mostra le sue doti di self creation. Abbiamo visto Holmgren ricevere palla in situazioni di triplice minaccia e mettersi al lavoro.

È difficile difendere Holmgren sul perimetro. Relativamente alla stazza ha un’ottima capacità di palleggio, sa costruirsi un tiro dalla media distanza, ha mani educate e al ferro sa sfruttare la sua lunghezza.

Eravamo consapevoli che sarebbe stato in grado di segnare su due dimensioni, dal perimetro e in area, ma il tiro dal mid-range era più complesso da valutare. Le spaziature al college non ci avevano permesso di determinare l’efficienza di Chet fuori dal pitturato, ma i primi segnali sono incoraggianti. Abbiamo visto Chet fare uso del tiro dal palleggio e mostrato un footwork notevole.

Quando si guarda Chet attaccare in palleggio, la sua fluidità e il suo controllo del corpo risaltano davvero. I tiri in allontanamento su una gamba sono particolarmente difficili, ma Chet raramente dà l’impressione di essere fuori controllo. Fa sembrare facili dei tiri complicati.

Chet rappresenterà per coach Daigneault un’ulteriore opzione nell’attacco a metà campo. In questo momento, è Shai Gilgeous-Alexander a prendersi la maggior parte di queste responsabilità: quando i Thunder necessitano di creare un tiro contro difese schierate, si affidano a SGA. Avere Chet libererà parte della pressione da Shai, e l’abilità di Holmgren di realizzare tiri incontestabili (per via della sua lunghezza) potrebbe pagare dividendi, con il passare del tempo.

La crescita di Giddey

La visione e i passaggi di Josh Giddey da una parte all’altra della metà campo si sono rivelati un piacere da guardare. In Summer League, ha giocato con enorme fiducia da playmaker primario della squadra e ha fatto un ottimo lavoro nella gestione dei possessi e dei ritmi.

I suoi spettacolari assist a tutto campo attirano l’attenzione, ma è stato consistente nel guidare l’attacco anche al di fuori dei migliori highlights. E la sua bravura al ferro è stata uno strumento utile ogni qualvolta l’attacco diventava stagnante.

Josh non sembra molto diverso fisicamente, ma è palese come abbia passato la offseason concentrandosi sui suoi punti di forza e lavorando sul proprio corpo. Sta penetrando a canestro e sfruttando la sua taglia con grande regolarità per creare separazione semplicemente scrollandosi di dosso i difensori. È più che capace di generare contatti e non ha paura di usare il fisico.

Il suo mid-range game deve ancora migliorare, ma è incoraggiante vedere come Giddey stia diventando più efficiente al ferro. Sviluppare questa parte del suo arsenale offensivo costringerà le difese a collassare su di lui in penetrazione, e questo potrà generare parecchi tiri puliti per i compagni sul perimetro.

La sorpresa: Jalen Williams

Jalen Williams era considerato una pick bassa nella maggior parte delle draft boards, e nessuno era in grado di predire con sicurezza cosa aspettarsi da lui. Williams ha giocato in una conference che solitamente è poco esplorata dagli osservatori, il che significa che le prove alla Draft Combine rappresentavano l’unico modo reale di valutarne le abilità.

In quelle occasioni, J-Dub ha mostrato coordinazione e controllo del corpo mentre superava le difese e arrivava al ferro con conclusioni non semplici. Questa caratteristica, poi, è stata confermata anche durante la Summer League, ma è soprattutto il suo gioco lontano dalla palla che si è rivelato un’enorme sorpresa.

Williams ha ottimo tempismo sui tagli, sa aspettare che il difensore aiuti in area prima di scattare back-door per una facile conclusione al ferro. Gli piace tagliare lungo la linea di fondo dagli angoli e apparire dietro la schiena degli avversari per aprirsi una corsia verso il canestro. È un piccolo dettaglio, ma indicativo del genere di giocatore che può diventare Jalen.