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Questo contenuto è tratto da un articolo di Keith P Smith per CelticsBlog, tradotto in italiano da Anna Cecchinato per Around the Game.


1. È finita.

Non è finita come speravano i ragazzi di Ime Udoka, ma che viaggio è stato per loro, dall’undicesimo posto di qualche mese fa alle NBA Finals; dal chiederci a fine 2021 e inizio gennaio 2022 se questa squadra avrebbe trovato il suo sistema, al giocare il 16 giugno Gara 6 in un TD Garden gremito di persone speranzose di appendere il 18esimo banner.

I Golden State Warriors sono i campioni, e se lo sono meritato. E i Boston Celtics ci sono andati così vicino, ma anche così lontano.

La delusione per i Celtics c’è, inevitabilmente. Ma anche un po’, molta soddisfazione nel vedere fino a che punto è arrivata la crescita di questa squadra.

Per chiudere definitivamente il capitolo sulla stagione 2021/22 e proiettarsi verso la prossima, in questo articolo vedremo alcune delle cose che sono andate male e altre che sono andate bene nel corso delle Finals. Gara 6 è stata un concentrato dell’intera serie, e con uno sguardo agli aspetti che l’hanno caratterizzata si può capire molto del 4-2 con cui è andata in archivio la stagione.

2. Oh, queste palle perse.

Ecco i numeri relativi alle palle perse (e “point off turnovers”) dei Celtics per ogni partita:

  • Gara 1 – 13 per 10 punti subiti – vince Boston
  • Gara 2 – 19 per 33 punti subiti – vince Golden State
  • Gara 3 – 12 per 19 punti subiti vince Boston
  • Gara 4 – 16 per 19 punti subiti – vince Golden State
  • Gara 5 – 18 per 22 punti subiti – vince Golden State
  • Gara 6 – 23 per 20 punti subiti – vince Golden state

L’andamento è piuttosto chiaro. Boston ha finito per segnare sotto i 100 punti in tutte e 4 le sconfitte. La difesa è fondamentalmente rimasta intatta (e lo vedremo più avanti), ma l’attacco non ha fatto la sua parte.

Le Finals normalmente si vincono con un margine sottile. È vero, gli Warriors sono una squadra pazzesca, e hanno provocato molte di quelle palle perse. Ma facendo un conteggio approssimativo, delle 101 palle perse dei Celtics nelle Finals, circa la metà erano palle “vive”; e più di 30 erano errori di passaggi diretti a un giocatore avversario, una bella quantità di sfondamenti (numerosi anche lontano dalla palla) o errori nel trattamento della palla.

È difficile battere una squadra scarsa perdendo così tanti palloni. Batterne una forte è praticamente impossibile.

3. Questa è specifica di Gara 6, ma è successo più volte nel corso della serie: i parziali degli Warriors arrivano come una valanga.

Tatum ha segnato con 2:53 minuti rimanenti nel primo quarto portando i Celtics in vantaggio a 22-16; Brown ha segnato una tripla con 9:59 minuti rimanenti nel secondo quarto diminuendo il vantaggio avversario a 37-25. In quei 4:54 minuti, gli Warriors hanno avuto un parziale di 21-0.

La partita non era proprio finita, ma fondamentalmente lo era. I Celtics non sono più riusciti a superare quel divario. Non faremo un’analisi play-by-play di quel parziale, perché già sapete cos’è successo. Palle perse, tiri sbagliati e gli ottimi aiuti della difesa di Steve Kerr. Tutto nel giro di 5 minuti: una valanga.

4. Golden State ha messo Boston in imbarazzo a rimbalzo in questa serie, ma specialmente in Gara 4 e 6:

  • Gara 4 – 16 rimbalzi offensivi degli Warriors per 19 second-chance points
  • Gara 6 – 15 rimbalzi offensivi degli Warriors per 21 second-chance points

Sono numeri incredibilmente alti. Aggiungete le palle perse, ed ecco come gli Warriors sono arrivati ad assicurarsi anche 15/20 tiri in più dei Celtics. Contro una squadra forte, specialmente una che sa sfruttare la difesa non schierata, questo distacco non si può recuperare.

5. Arrivati alla metà di questa lista, parleremo di colui che sta al centro di tutto ciò che è positivo e negativo per i Celtics: Jayson Tatum. Da quasi ogni punto di vista, le prestazioni di Tatum in queste Finals sono state scadenti. I suoi numeri nello scoring:

  • 21.5 punti a partita
  • 36.7% al tiro
  • 65.6% ai liberi

Cifre ben inferiori alle solite di Tatum in Regular Season e nel resto dei Playoffs, e la causa principale sembrano essere le sue conclusioni al ferro. Nelle Finals, è entrato in area più che mai, con 15.3 penetrazioni a partita. Complessivamente nei Playoffs la cifra era 14.1, e in Regular Season 11.4. Tatum era aggressivo. Il problema? Non riusciva a segnare.

In stagione regolare, Tatum ha tirato con il 49% nelle penetrazioni a canestro. Nei Playoffs con il 38%, soprattutto per via del pessimo 31% nelle Finals.

Com’è stato ampiamente riportato dai media, Tatum è anche diventato il primo giocatore nella storia con 100 o più palle perse in una singola post-season.

Come si spiega tutto ciò? Forse le condizioni della sua spalla destra erano ben peggiori di quello che dava a vedere; post-partita ha detto di non aver bisogno di trattamenti, ma a freddo, nelle prossime settimane, può essere che la sua posizione cambi.

O forse, la causa di tutto ciò è stata l’inesperienza a questo livello, unita alla stanchezza dovuta alla la Playoffs run impegnativa dei Celtics e all’enorme dispendio energetico che è stato chiesto a Tatum in entrambe le metà campo.

È importante, ora, che Tatum sfrutti il dolore dato dalla sconfitta per tornare più forte e determinato. Per quanto terribili siano state le ultime sei gare, non cancellano la sua stagione incredibile. È una superstar e i Celtics sono fortunati ad averlo.

6. In breve: cos’è successo alla panchina dei Celtics nelle Finals? Derrick White ha giocato un paio di buone partite prima di scomparire, ma sembrava che Grant Williams e Payton Pritchard fossero rimasti a Miami.

Alla fine, coach Udoka ha potuto fare affidamento solo sugli uomini in quintetto, avendo un vistoso calo di energie nel corso di Gara 5 e 6.

Difficile ora fare previsioni sull’offseason di Boston, ma Brad Stevens deve potenziare la second unit di Ime Udoka. Non necessariamente sostituendo, ma più che altro aggiungendo. E i piani alti devono dare a Stevens la libertà di addentrarsi nella luxury tax, se vogliono costruire una panchina da titolo.

7. Per concludere, alcune cose positive…

La difesa dei Celtics aveva dimostrato il proprio incredibile valore in Regular Season, e lo ha confermato anche ai Playoffs. Anche nelle Finals, contro gli Warriors, la difesa non è stata il problema.

Boston ha tenuto sotto controllo Golden State per tutta la serie. Gli Warriors hanno fatto molta fatica a segnare contro difesa schierata, anche se Stephen Curry stava facendo danni tripla dopo tripla.

Si è parlato molto delle scelte difensive di Udoka contro il numero 30. Le ultime partite hanno confermato, però, che strategie diverse dalla drop coverage esponevano Boston a diversi rischi, senza la sicurezza di limitare consistentemete l’impatto di Curry.

8. Jaylen Brown ha fatto un salto di qualità nelle Finals. Non che sia stato perfetto, soprattutto ha avuto la sua buona dose di palle perse; ma ha giocato con forza e durezza mentale, guidando i compagni nei momenti più delicati e riportando a galla i Celtics più e più volte.

Se Boston avesse vinto la serie, Brown sarebbe stato l’MVP delle Finals. Lunga vita ai Jays: considerare di separarli è ormai un (lontano) ricordo.

9. Menzione d’onore ad Al Horford e Robert Williams. Entrambi hanno lottato duramente per esserci fino alla fine.

Ciò che è in grado di fare Horford alla sua età è straordinario. È stato fondamentale in questa inversione di rotta, tanto quanto gli altri. Boston è fortunata ad averlo, per il suo apporto in campo e anche fuori.

Williams è, semplicemente, un mostro. È stato in grado di dominare varie frazioni di gioco. C’è un possibile futuro DPOY che lo aspetta, ammesso che resti in salute. E sta migliorando molto anche a livello offensivo. Il nuovo contratto non è ancora partito e Time Lord è già un affarone.

10. Quest’ultima è per ciò che verrà…

Manca meno di una settimana al Draft 2022, che sarà giovedì 23 giugno. Boston ha scambiato la propria scelta del primo giro per Derrick White, quindi gli rimane la numero 53. La free agency del 2022 inizia invece giovedì 30 giugno.

Per Brad Stevens e soci è il momento di capire come provare ad aggiungere uno o due elementi che possano aiutare la squadra a colmare le lacune emerse in questi Playoffs.