Leon Rose ha avuto un approccio paziente nelle ultime sessioni di mercato, ma la finestra per fare movimenti importanti non è infinita.

Questo articolo, scritto da Eli Cohen per The Knicks Wall e tradotto da Federico Frumento per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 luglio 2021.


I New York Knicks sono nella posizione migliore da anni a questa parte, sia dal punto di vista del salary cap che da quello tecnico. Hanno finalmente un’opportunità per essere competitivi, e questo lascia molte strade e direzioni che possono essere intraprese in offseason.

Come sempre a New York, le opinioni sulla traiettoria ideale a cui la squadra dovrebbe mirare quest’estate sono svariate – il che ha senso, data la moltitudine di opzioni tra cui l’organizzazione può scegliere. Alcuni pensano che la squadra dovrebbe usare le fiches per un grande colpo, altri che dovrebbe continuare a costruire con pazienza, in modo da non sprecare la posizione in cui finalmente si trova, dopo anni.

Ci sono valide ragioni per sostenere un approccio paziente da parte del front office, di cui parleremo, ma è importante ricordare che il momento in cui si trovano i Knicks ha una “data di scadenza” più vicina di quanto si possa pensare. Ma prima, scaviamo nel sentimento della città.

Quando fai parte della fanbase della squadra per antonomasia collegata perennemente a tutti i giocatori – disponibili, potenzialmente disponibili, o forse ad un certo punto in futuro disponibili – e sei costantemente oggetto di derisione perché la tua squadra non ottiene i suddetti giocatori, può diventare difficile guardare con pazienza al mercato. Di contro, però, negli ultimi anni la maggior parte dei tifosi dei Knicks ha sperato soltanto in una pianificazione “normale”, senza contare su drammatiche svolte estive; ha sperato che il front office facesse scelte lungimiranti, coerenti e sostenibili nel tempo.

Certo, questo non ha impedito di desiderare Kevin Durant e Kyrie Irving nella Grande Mela (non sponda Nets), ma chi non lo farebbe? Detto ciò, quella di New York è diventata anche quella fanbase – almeno in parte – che si sarebbe rifiutata di includere Frank Ntilikina in una trade per Chris Paul, o Mitchell Robinson e Kevin Knox per Anthony Davis. La delusione, dopo le tante cicatrici causate da una combinazione di rumors che non si sono mai avverati e pessime trade, ha portato molti fan dei Knicks a una cautela esagerata.

Tutto ciò, se pensiamo agli ultimi dieci anni, rende questa offseason ancora più insolita per New York. Come è tradizione, i Knicks sono stati collegati a… beh, a quasi tutti i giocatori con un nome disponibili sul trade market o in free agency. Da Damian Lillard a Collin Sexton e Kelly Oubre Jr, passando per Lonzo Ball, Cam Payne e Duncan Robinson.

Tendenzialmente, se sei free agent, è probabile che tu sia un “potenziale obiettivo dei Knicks”. Ma quest’anno c’è qualcosa di diverso.

I Knicks non sono più lo zimbello dell’NBA, alla perenne disperata ricerca di un grande nome per raddrizzare la rotta. Nel 2021 sono tornati ai Playoffs, arrivando tra le prime quattro a Est in Regular Season, e hanno avuto da Randle una stagione da MIP e All-NBA Second Team; e, cosa interessante, hanno fatto tutto ciò essendo uno dei quattro team più giovani che hanno preso parte alla post-season, cui presumibilmente aggiungeranno tre scelte al Draft 2021 tra le prime 32 (la 19, la 21 e, appunto, la 32).

Leon Rose avrà enorme libertà d’azione per operare quest’estate, ma la flessibilità dei Knicks potrebbe non esserci ancora per molto. Al momento hanno la possibilità di assorbire un contratto importante, ma potrebbero non averla nei prossimi anni: gran parte del loro futuro sarà deciso, o almeno influenzato, da come affronteranno le decisioni nel frontcourt.

FOTO: NBA.com

Mitchell Robinson ha una team option da $1.8 milioni quest’estate, un prezzo molto basso per uno dei migliori giovani centri difensivi/rim-runner della Lega. I Knicks possono scegliere di esercitare questa opzione, che consentirebbe loro di operare con un sacco di spazio salariale in questa offseason, e rimandare all’anno successivo il discorso sull’estensione con il lungo. Il problema con questo piano, ovviamente, è il rischio di far diventare Robinson unrestricted free agent la prossima estate. Se i Knicks non esercitano l’opzione, d’altra parte, Mitch diventa RFA quest’estate.

Poi c’è Julius Randle, protagonista nel 2021 di una delle svolte più drammatiche nella recente storia della NBA. Difficile credere che non provi una certa gratitudine e lealtà – se non verso i Knicks, almeno verso Thibodeau – ma anche la sua situazione contrattuale è complicata. Randle, MIP in carica, quest’estate ha diritto a un’estensione da 4 anni e oltre 100 milioni; ma se aspettasse fino alla prossima estate, quando sarà UFA, sarebbe eleggibile per un max contract da 5 anni e 200 milioni restando a New York.

I Knicks potrebbero voler negoziare l’estensione con Randle solo dopo aver firmato un grande free agent, il che consentirebbe loro di usare lo spazio disponibile e poi andare oltre il cap per ri-firmare Julius. Ma questo non è scontato, come non lo è nel caso di Mitchell Robinson. Cercare prima di portare un’altra stella a New York significa convincere entrambi a rimandare l’estensione, e la storia recente dell’NBA ci ha insegnato che non sempre questa strategia paga.

Infine, c’è il fatto che la prossima estate anche RJ Barrett diventerà eleggibile per l’estensione. I Knicks avranno fino al primo giorno della stagione successiva (2022/23) per assicurarsi un accordo con il canadese. C’è tempo, insomma, e questo potrebbe essere l’ultimo problema da affrontare, ma è un altro grosso contratto che l’organizzazione deve prevedere di negoziare tra dodici mesi.

E QUINDI?

Fondamentalmente, se i Knicks sono intenzionati a scommettere sulla squadra costruita intorno a Julius Randle e vogliono passare dai buoni risultati del 2021 a essere una squadra realmente competitiva nei Playoffs, hanno questa estate e la prossima estate per provarci.

Data la penuria di stelle nella classe di free agent di quest’anno e, invece, il talento teoricamente disponibile nella prossima offseason, l’idea di provare a migliorare il roster con pazienza ha senso. I Knicks hanno attualmente solo 8 giocatori sotto contratto, tra cui Robinson e il non garantito Luca Vildoza. Senza vere superstar sul mercato (Kawhi Leonard sarebbe l’unico, ma tendenzialmente resterà a Los Angeles) e con i migliori free agent non allineati alla timeline della franchigia (Mike Conley, Kyle Lowry, Chris Paul), sarebbe comprensibile dare priorità alla flessibilità per il prossimo anno, e fare delle aggiunte più “marginali” in questa free agency.

Ma è anche importante ricordare che le classi di free agent possono passare da ricche di talento a sterili in un batter d’occhio. Dopotutto, non molto tempo fa parlavamo della classe 2021 come “assolutamente ricca di talento”.

Il prossimo anno è pieno di superstar con delle player option, tra cui Kevin Durant, James Harden, Kyrie Irving, Bradley Beal e Jimmy Butler, e non si può avere alcuna certezza sulla loro effettiva disponibilità nella free agency 2022. E se i Knicks non ci riuscissero nel 2022, a quel punto diventerebbe molto più difficile fare mosse che cambino il destino della franchigia e la trasformino in una contender.

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Nelle ultime settimane Damian Lillard è stato sulla bocca di tutti i tifosi NBA, e tra questi non mancano i fan dei Knicks, ovviamente.

A New York in molti sono preoccupati per una “Melo Trade 2.0” e di quello che il front office potrebbe fare per circondare la coppia Lillard-Randle e provare a renderli qualcosa di meglio di Portland East. Detto ciò, è raro che un giocatore tra i primi 10 dell’NBA, con un contratto a lungo termine, diventi disponibile sul mercato (ammesso che lo diventi); ed è ancora più raro che ciò accada in un momento in cui hai spazio per far funzionare l’affare senza troppi problemi da un punto di vista salariale. Se ti fidi del tuo front office (e Leon Rose non ha dato alcun motivo per non fidarsi di lui, per ora), parte di questa fiducia dovrebbe risiedere nella capacità di circondare due stelle con i pezzi di cui hanno bisogno per competere.

Ho citato l’occasione di scambiare per Lillard in questo discorso più come “totem” della situazione dei Knicks, che per la concreta possibilità di questa trade. Un esempio per parlare di come in NBA, a volte, le finestre per andare nella giusta direzione per una franchigia siano determinate dagli incastri salariali dei propri giocatori, per cui cogliere un’opportunità sul mercato nel momento giusto può risultare decisivo.

Mi vengono in mente i Miami Heat, che hanno scelto di non perseguire uno scambio per Chris Paul nel 2020 perché volevano mantenere lo spazio nel cap per la free agency 2021 (incluso, soprattutto, il non più disponibile Antetokounmpo); e in seguito hanno scelto di non usare i loro giovani e andare all-in per James Harden. Credo che oggi rimpiangano queste decisioni.

I Celtics sono un altro esempio di squadra che si è avvicinata a premere il grilletto su quasi tutte le stelle disponibili negli ultimi anni, senza mai farlo realmente. Ora sono in una posizione strana: senza dubbio competitivi con Jaylen Brown, Jayson Tatum e, immagino, Robert Williams, ma bloccati in un limbo in cui non hanno spazio per firmare un playmaker ed è probabile che non ne avranno nel prossimo futuro. Ora, il loro orizzonte è molto meno sicuro di quanto sembrasse negli ultimi anni.

Tutto ciò ci riporta al punto originale: i Knicks hanno un sacco di direzioni in cui possono andare. Leon Rose ha avuto un approccio paziente nelle ultime sessioni di mercato, ma la finestra per fare movimenti importanti non è infinita.