La giovane ala dei Knicks ha vissuto una seconda stagione NBA molto positiva, migliorando in tutte le aree del suo gioco.


FOTO: The Knicks Wall

Questo articolo, scritto da Mike Cortez per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 giugno 2021.


RJ Barrett ha iniziato la sua seconda stagione NBA portando con sé una lunga lista di difetti da correggere.

Al contrario dei suoi “colleghi” (di Draft) Zion Williamson e Ja Morant, RJ ha incontrato non poche difficoltà nella sua rookie season; tanto che, ad eccezione dell’area di New York, è stato difficile sentire anche solo tenui complimenti nei suoi confronti. Un riflesso di questa cattiva percezione è stata la nomina a All-Rookie di giocatori come Coby White, Terence Davis e Eric Paschall – tutti preferiti proprio a Barrett.

Prima di procedere oltre, è il caso di sottolineare come la prima stagione di Barrett non sia stata un completo disastro: RJ ha giocato un totale di 56 partite finendo nella top-5 delle matricole per punti, rimbalzi e assist, e sesto nelle palle rubate. I difetti del suo gioco risiedevano nelle percentuali al tiro: 40.1% dal campo (66esimo tra tutti i rookie), 32.1% dall’arco (46esimo) e, peggio ancora, 61.4% dalla lunetta (79esimo).

Queste percentuali hanno fanno sorgere non poche domande sul suo conto; ci si è interrogati, infatti, sulle reali possibilità del giocatore di diventare non solo una star, ma addirittura un solido starter. Se si ritiene esagerata questa mole di dubbi, si pensi, ancora una volta, che Terence Davis è stato non minato All-Rookie al suo posto.

Il fallimento di Barrett avrebbe significato automaticamente il fallimento dei Knicks e della loro ricostruzione. RJ rappresenta la pick più alta di New York al Draft dai tempi di Patrick Ewing. Una terza scelta assoluta non sempre è facile da usare bene, a meno che non ci si chiami Cleveland Cavaliers o Minnesota Timberwolves. Questo è il motivo per cui il suo approdo nella Grande Mela è stato caricato di grandi aspettative: tutti, a New York, attendevano il suo sviluppo in uno dei pilastri della franchigia. In seguito alla brutta conclusione di stagione e alla mancata nomina All-Rookie, molti avevano già gettato la spugna.

Il peso delle aspettative si è fatto sentire non poco sulle spalle del giocatore e non essere tra i primi 10 rookie non è stato d’aiuto, anzi. “Mi ha dato molto fastidio”, ha dichiarato Barrett circa la mancata nomina. “Sarò onesto, mi ha davvero dato molto fastidio. Non riesco a capire il motivo per cui io non fossi in quella lista. Però la frustrazione si è trasformata in motivazione, carburante per la stagione seguente. È stata una buona cosa avere un ulteriore peso sulle spalle, per dimostrare ancora di più chi sono veramente.”

Col senno di poi, la mancata nomina è stata la cosa migliore che potesse accadergli. Una delle caratteristiche che venivano messe in luce di Barrett prima del Draft, era la sua solidità mentale. RJ sapeva che era stato scelto per essere un leader e che per riuscirci avrebbe dovuto superare delle difficoltà.

OFFSEASON

“Mio figlio è pronto a dare tutto sul campo” – così Rowan Barrett, la notte in cui RJ è stato selezionato dai Knicks. “È un ragazzo che ama la competizione. Gioca per vincere, sempre. Ogni volta. Durante l’offseason si allenerà duramente, diventerà più grosso e più forte tecnicamente. Abbiamo visto solo la superficie di ciò che può diventare come giocatore e di ciò che può rappresentare per New York.”

Barrett ha soddisfatto pienamente le parole del padre, presentandosi alla sua seconda stagione “più grosso e più forte tecnicamente”.

La trasformazione è iniziata mentre la bubble di Orlando prendeva piede (non per i Knicks). Barrett ha creato una sua personale bolla, con Drew Hanlen, il suo allenatore – che era stato soggetto a molte critiche, a causa delle cattive percentuali di tiro di RJ, prima che si scoprisse che coach Fizdale ne era il vero responsabile.

Hanlen ha aiutato Barrett a migliorare il tiro, già a partire da prima della stagione da rookie; ha adottato un approccio diverso da quello classico e ha suggerito al giocatore di tenere il gomito non esattamente allineato con la spalla – cosa che non è stata accolta positivamente dallo staff dei Knicks, una volta iniziato il camp. Il risultato sono state pessime percentuali di tiro.

Con Fizdale fuori dai giochi, Barrett e Hanlen hanno lavorato per cinque settimane consecutive la scorsa estate. Questo intenso allenamento ha pagato importanti dividendi: Barrett si è presentato agli allenamenti di squadra “più grosso e più forte tecnicamente”.

I miglioramenti sono stati talmente importanti da impressionare Tom Thibodeau, divenuto nel frattempo head coach dei Knicks. Poco dopo, Barrett ha iniziato ad allenarsi insieme a Johnnie Bryant, già coach di star come Donovan Mitchell e Gordon Hayward e molto vicino alla stella dei Blazers, Damian Lillard.

In poco tempo Barrett ha fatto registrare miglioramenti sensibili nel suo gioco, mettendo a tacere una grande fetta degli scettici e ravvivando la convinzione, tra i fan dei Knicks, che il volto della Nazionale canadese possa essere anche il volto di New York.

Se Barrett non avesse giocato insieme al MIP eletto, Julius Randle, avrebbe probabilmente riscosso più di tre voti per la terza posizione. Al fianco di Randle, comunque, RJ ha assunto il ruolo di seconda opzione della squadra, fatto reso possibile dal suo evidente migliorato tiro.

MIGLIORAMENTI OFFENSIVI

La più grande differenza tra il Barrett del 2019/20 e quello del 2020/21 è stato il miglioramento nella capacità realizzativa. Ci sono stati tratti di stagione in cui il giocatore ha avuto difficoltà – il culmine è stato raggiunto durante una striscia di 10 partite in cui ha tirato col 33.1% dal campo e col 12.8% da tre – ma tutto sommato ha fatto registrare grandi miglioramenti. Ha reagito positivamente alla maggiore responsabilità a lui data da Thibodeau.

RJ ha portato a 17.6 punti per partita la sua media, ha realizzato il primo trentello ed è diventato soltanto il settimo giocatore della storia NBA a mettere insieme 800 punti, 250 rimbalzi, 100 assists e 50 triple realizzate prima di compiere 20 anni. Gli altri nomi della lista: Kobe Bryant, LeBron James, Carmelo Anthony, Jayson Tatum, Luka Doncic, Kevin Durant.

Il miglioramento è stato possibile principalmente grazie alla maturità del ragazzo. Barrett ha saputo guardarsi dentro e si è migliorato.

TIRI LIBERI

La parte di gioco su cui Barrett doveva lavorare di più erano i tiri liberi. Il 61.4% con cui ha tirato dalla lunetta nella prima stagione in NBA non era neanche lontanamente sufficiente. Il giocatore lo sapeva, ha lavorato duro e ha alzato la percentuale a 74.6%, accrescendo vistosamente la fiducia nelle proprie capacità in lunetta.

Il momento fondamentale è stato il 9 aprile scorso, in occasione della partita contro i Grizzlies, la prima vittoria delle nove consecutive di quel periodo. Con i Knicks sotto di 4 a 40″ dalla fine, Barrett è andato in lunetta e ha messo a segno tutti e tre i tiri liberi a sua disposizione; poi, con un canestro in penetrazione ha portato la squadra all’overtime; infine, ha indirizzato la partita con un tiro da tre punti, altra area del suo gioco sensibilmente migliorata.

TIRO DA TRE

Il miglioramento più sorprendente di Barrett è stato, appunto, nel tiro da tre punti.

Avvicinandosi al Draft 2019, il tiro da tre era la parte del gioco di RJ decisamente più “traballante” – e, in effetti, il primo anno ha “traballato” molto. Ha tirato da tre col 32%, collocandosi, secondo Cleaning The Glass, al 20esimo percentile tra i pari-ruolo.

Nel 2020/21, Barrett ha fatto un balzo in avanti notevolissimo, assestandosi nel 78esimo percentile e chiudendo la Regular Season con una percentuale del 40.1%.

Durante la stagione da matricola, Barrett spesso tirava da tre dal palleggio: un tiro, per lui, a bassa percentuale . Quest’anno ha iniziato a tirare da tre in maniera più controllata e quasi sempre “off the catch”. Questo aggiustamento è sottolineato dai dati nelle triple dal centro (above-the-break three-point attempts), in cui è passato dal 30% a 37%.

Un altro fattore-chiave per il miglioramento delle percentuali da fuori è stato il posizionamento negli angoli. Durante la stagione da rookie, Barrett ha tirato 66 volte dall’angolo con una percentuale del 36.4%; durante la scorsa stagione, ha tirato 144 corner 3s, con una percentuale del 42.9%. Col passare delle partite ha trovato anche una sorta di hotspot, proprio davanti alla panchina dei Knicks.

Questa aumentata fiducia è e sarà molto utile, per la franchigia. RJ non sarà mai uno specialista, ma, ora, sa che quando il tiro scotta se lo può prendere senza problemi.

PLAYMAKING

Anche il tiro dal mid-range è migliorato molto, passando da un gelido 27.1% (stagione da rookie) al 35.9% (scorsa stagione). Contrariamente ai miglioramenti nel tiro da tre, scaturiti dalle situazioni di catch&shoot, quelli del tiro dalla media sono dipesi dalla capacità di self-creation di Barrett. Altra situazione in cui Barrett ha trovato un hotspot, vicino alla linea dei tre punti.

I miglioramenti nel pull-up hanno permesso al giocatore di sfruttare maggiormente la sua capacità di andare a canestro. Barrett non ha l’esplosività di Williamson e Morant, ma ha comunque potenziale per diventare un grande minaccia al ferro, a patto che riesca a migliorare il suo tocco. Ha la taglia per reggere i contatti ed è capace di scegliere sempre la conclusione più vantaggiosa, anche nel traffico.

Per quelli che hanno visto le partite di Duke, il canestro di Barrett realizzato sulla testa di Morant ad aprile non è nulla di nuovo. Ai tempi dei Blue Devil, Barrett era molto bravo ad accelerare in transizione, superare il difensore con l’euro step e mostrare i muscoli, nel guadagnarsi la strada verso il canestro. Col tempo, una situazione simile si potrebbe riprodurre anche al piano di sopra.

La prima serie di Playoffs di Barrett è stata largamente discutibile. La schiacciata in testa a Bogdanovic davanti al Garden pieno, d’altro canto, è stata indimenticabile.

C’è ancora grande margine di miglioramento – come detto, in particolare per quanto riguarda il tocco vicino a canestro – ma la sua intelligenza è complicata da insegnare. E quando tiri di questo genere diventeranno regolari, Barrett causerà parecchi mal di testa alle difese:

Grazie alla giusta direzione che ha preso il gioco di RJ, Thibs può permettersi di separare lui e Randle sempre di più. Il playmaking di Barrett permette a Thibodeau di schierarlo insieme a un gran numero di giocatori, e RJ ha dimostrato di essere efficiente quando è stato la point guard de facto dei Knicks. Questo aspetto del suo gioco, insieme alla sua forza fisica, può permettere a Thibodeau di schierarlo da 4, come point-forward.

Durante la stagione da matricola ci sono stati dei dubbi circa la sua difesa e il suo tiro, ma il playmaking non è mai stato messo in discussione. Ed è anche migliorato. Il numero di assist realizzati dal giocatore è salito da 2.6 a 3.0, per un totale di 217 assist in stagione. Sebbene abbia ancora molto da migliorare, ha mostrato un’ottima intesa con Randle.

Una riduzione dei passaggi cross-court e un migliore processo decisionale arriveranno con l’esperienza e grazie alla guida di coach Thibodeau. Il playmaking di Barrett, comunque, è una certezza.

TWO-WAY TERROR

Barrett ha dimostrato forza, mobilità e grandi capacità sul lato difensivo del campo. Per molti è stata una sorpresa. Prima del Draft, RJ non era considerato un giocatore dall’impronta difensiva e non si pensava che avesse molto potenziale da questo punto di vista.

Proprio per questa ragione gli esperti vedevano in maniera preoccupante le mancanze offensive: senza difesa e con una fase offensiva incompleta, non ci sarebbe stato spazio per il giocatore nativo di Toronto in NBA. Tuttavia, sotto la guida di coach Thibodeau, Barrett ha mostrato segnali importanti che fanno presagire un suo sviluppo in giocatore two-way.

RJ ha fatto un buon lavoro da point-of-attack, marcando bene anche avversari di alto livello come Kawhi Leonard.

Un interessante sviluppo su cui i Knicks dovrebbero puntare è la capacita di Barrett di marcare i cosiddetti “stretch four”, giocatori come, ad esempio, Danilo Gallinari che hanno già mostrato di andare in difficoltà contro il giocatore canadese.

La capacità di Barrett di marcare dall’1 al 4 garantisce a Thibodeau grande flessibilità e la possibilità di schierare diverse lineup – ad esempio, con Randle da 5 e Barrett da 4.

LA BIG PICTURE

L’importanza dello sviluppo di Barrett non deve essere sottovalutata. RJ e Julius hanno tante caratteristiche in comune, ma la sicurezza di rimanere a New York sul lungo periodo, non è una di queste. A prescindere da quello che succederà a Randle, i Knicks hanno bisogno che Barrett si trasformi in un giocatore in grado di attrarne altri.

Barrett è già vicino ad avere 20 punti a partita. A marzo ne ha avuti quasi 21 di media, e in stagione non ha mancato neanche una partita, condividendo con Randle la responsabilità di condurre la squadra – come seconda opzione, con alcune eccezioni, in cui gli è stato chiesto di essere il leader. Insomma, ha giocato un ruolo cruciale nella stagione super-positiva dei Knicks, a soli 20 anni.

I Knicks recentemente non hanno avuto molta fortuna con i giocatori pescati al Draft, ma Barrett sembra rappresentare un’eccezione. Dal primo giorno della sua esperienza a New York, ha messo le cose in chiaro:

Un sentimento che si è fatto via via sempre più forte, come dimostrato dalla delusione del giocatore per essere uscito al primo turno nei Playoffs 2021: