Risolto il più grande mistero della prossima stagione: vediamo chi ne guadagna, e chi deve spostare il mirino.


FOTO: NBA.com

“This is my home, this is my city, i’m blessed to be able to be a part of the Milwaukee Bucks for the next five years. Let’s make these years count. The show goes on, let’s get it!”.

Così Giannis Antetokounmpo ha scaldato i cuori dei tifosi Bucks nel gelido inverno del Wisconsin; così ha annunciato la firma di un contratto record che prevede 228.2 millioni di dollari, con una player option sul quinto anno; così ha definitivamente salvato una franchigia che, insieme a Sacramento e Orlando, prima di sceglierlo come 15esimo al Draft del 2013, rischiava seriamente di dover fare posto a una tra Las Vegas e Seattle. Lasciando a Milwaukee solo i ricordi di Happy Days e l’autostrada per vedere i Packers.

Vediamo vincitori e sconfitti in conseguenza di una firma che rischia di segnare un’epoca, ribaltando il trend segnato da LeBron James nel 2010.

Milwaukee Bucks

Oltre a quanto già spiegato, per coach Budenholzer e il GM Jon Horst, si prospettavano tempi davvero duri.

Dopo aver perso la finale di Conference nel 2019 (dal vantaggio di 2-0) contro la più classica delle squadre in missione, i Raptors di Kawhi Leonard, nella bolla è andata anche peggio, dato che sono mancate le risposte primariamente a livello di gioco contro Jimmy Butler e il sistema di Spoelstra, e lo stesso greco è apparso in netta difficoltà.

Poi l’offseason, il prezzo abbastanza salato – giustamente – concesso ai Pelicans per Jrue Holiday (Bledsoe, Hill e tre pick al primo giro) e l’affare-Bogdanovic saltato all’improvviso. Con tutta la pressione del mondo addosso e rumors costanti.

Tutto risolto, forse grazie al loro lavoro, forse perché il #34 davvero si sente a casa, forse per fiducia personale. Ma comunque, per la prossima mezza decade, tutto risolto.

L’NBA e gli small markets

Sì, Adam Silver sarà molto felice di questa scelta. Perché dà fiducia ai tifosi e ai proprietari di tutti gli small markets, che sono abituati a vedersi come mere province dell’Impero. Certo, i Knicks e i Bulls sono considerati big markets, quindi serve anche altro. Ma la firma del greco dimostra che, dovesse andare bene un Draft, non è detto che arrivi la città fascinosa di turno a portarlo via da chi l’ha cresciuto.


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Immaginate se LeBron fosse rimasto a Cleveland (certo Griffin all’epoca non fece molto per trattenerlo) o se Durant fosse rimasto in Oklahoma…

Questa è una firma che ricorda gli anni di Reggie Miller in Indiana, o quelli di Stockton nello Utah. Non hanno vinto, ma sono Hall of Famers inimmaginabili con altre canotte. Non certo un augurio per Giannis, ma un ottimo punto di partenza sì.

Sconfitti: Heat, Raptors, Mavericks

Il circo sarebbe stato davvero ampio: a Miami Pat Riley, rinnovando con certe modalità Adebayo e Dragic, davvero non aspettava altro che la free agency del 2021 solo per Antetokounmpo. Dovrà ricalibrare, ma voci in arrivo da Shams Charania dicono che stia già lavorando ad un pacchetto per James Harden. Nella NBA, su prospettive di medio o lungo periodo, si può stare molto, ma molto peggio degli Heat.

Stesso discorso più o meno si può fare per Dallas: il trio All European Superstars avrebbe fatto la felicità di molti, forse eccessivamente, ma vorrà dire che Cuban e Carlisle dovranno accontentarsi di un solo talento generazionale, un lungo d’èlite e tantissimo spazio salariale. Anche loro, sopravviveranno.

Un po’ diversa la situazione a Toronto, dove il connazionale di Giannis, Masai Ujiri, sperava in un altro colpo dei suoi. Ha in mano una squadra che farà stabilmente i Playoffs, e ha liberato spazio per due All-Star. Eppure, con le estensioni di Mitchell e Tatum, oltre a quella qui discussa, la classe dell’anno prossimo vedrà in DeRozan, Oladipo e Aldridge i suoi pezzi pregiati.

I Raptors, come tanti altri, con ogni probabilità dovranno essere pazienti.