La carriera di Shaquille O’Neal fu costellata di vittorie e record, ma anche genio e sregolatezza. Un viaggio in quattro tappe alla scoperta di uno dei più grandi Showman che il Gioco abbia mai avuto l’onore (e, per alcuni, l’onere) di conoscere.

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“Dunque, volevo solo dire…

[gli passano un telefono]

Chi è? Pronto? Davvero? Volete che venga per gestire il General Managment dei New York Knicks? Ok, sicuro! Sarò lì dopo la conferenza stampa. Grazie.

Scusate… era il presidente dei New York Knicks, vuole che vada là dopo la conferenza stampa per assumere il ruolo di General Manager.

[…]

Vorrei ringraziare la NBA e David Stern, per quello che ha creato qui… per la NBA di oggi. Mi mancherà molto del Gioco: la competizione, il cameratismo, le amicizie, i fan, scherzare con la stampa… Ma soprattutto, mi mancheranno tantissimo i tiri liberi.

Soltanto per il fatto che io sia IO, ho avuto la possibilità di recitare in film da Oscar, creare opportunità di business e amicizie che dureranno una vita; ma, molto più importante, ho potuto aiutare chi ne aveva bisogno.

[…]

Voglio ringraziare le sei organizzazioni di cui ho fatto parte e due persone in particolare: Phil Jackson e Doc Rivers.

E poi voi della stampa: vi ho sempre adorato.

Quindi all’alba di oggi ho ritirato tutti i miei soprannomi: “The Big Aristotle”, “Shaq-Fu”, “The Big Shamrock”, “The Big Cactus”, “The Diesel”, e infine il solo ed unico originale non duplicabile né replicabile “Superman”.

Quindi da oggi voi altri potrete chiamarmi “The Big AARP”: Association of Advancement for Retired People.

Grazie mille a tutti per essere venuti”.