Una squadra sottovalutata da tutti che ha dimostrato al mondo come la forza di volontà e il desiderio di riscatto possano condurre all’Olimpo del Basket.

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Se all’alba della stagione 2003/04 aveste puntato cento dollari sulla vittoria finale dei Detroit Pistons, ne avreste incassati ben 1500. Questa era la considerazione che i bookmakers avevano della squadra che poi ha sorpreso tutti nel mondo del basket NBA.

Gli ultimi cinque anni erano stati ad appannaggio esclusivo di due franchigie: i Los Angeles Lakers di Kobe e Shaq (three-peat 2000-2001-2002) e i San Antonio Spurs di David Robinson e Tim Duncan prima (1999) e del giovane trio Duncan-Parker-Ginobili poi (2003). Durante la offseason entrambe si rafforzano firmando grandi giocatori come Karl Malone e Gary Payton per i Lakers, Robert Horry e Hedo Turkoglu per gli Spurs.

Queste due squadre sono nettamente un gradino sopra le altre, ai blocchi di partenza della stagione 2003/04; inoltre ci sono altre contender in cerca della consacrazione definitiva, come i Sacramento Kings e i Minnesota Timberwolves di un inarrestabile Kevin Garnett.

A Detroit, nonostante una buona stagione 2002/03, con un record di 50-32, coach Rick Carlisle viene esonerato per un contrasto insanabile con front office e società. Viene quindi nominato come nuovo capo allenatore Larry Brown.

Con queste premesse nessuno si sarebbe mai immaginato che emergesse così prepotentemente la squadra di una città che, dopo il periodo d’oro dei Bad Boys, era stata da molti dimenticata.

Il roster

La genesi di questa squadra, a differenza di molte altre contender, non parte da lontano, ma è tutta da imputare a una singola decisione, in un singolo momento: l’offseason del 2002.

In quell’estate il GM Joe Dumars decise di ricostruire il backcourt della squadra, firmando per cinque anni Chauncey Billups come point guard titolare, scambiando con i Wizards un giocatore solido come Jerry Stackhouse per Richard “Rip” Hamilton e draftando con la 23esima scelta assoluta Tayshaun Prince.

Se il backcourt viene costituito in blocco nel 2002, altrettanto non può dirsi per il frontcourt.

Ben Wallace è il centro titolare da quando è arrivato a Detroit nel 2000, mentre come riserve ci sono Zeljko Rebraca e Mehmet Okur. Manca tuttavia uno scorer tra i lunghi e così Dumars coglie al volo l’occasione della vita e la trasforma in un vero e proprio capolavoro.

Alla trade deadline del febbraio 2004 cede agli Hawks Rebraca, Bob Sura e una scelta futura per Rasheed Wallace. Ed ecco che finalmente, a soli due mesi dai Playoffs, anche l’ultimo tassello trova la sua collocazione.

Come giocavano