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Chris Paul ha parlato degli ultimi 12 mesi suoi e dei Phoenix Suns, e delle sue aspettative per la stagione in arrivo.

(Trascrizione dell’intervista pubblicata da Travor M. Booth su Bright Side of the Sun, tradotta in italiano da Marco Marchese per Around the Game)


Ri-firmare? Per me è stata una decisione molto semplice. Sono vicino alla mia famiglia, e i Suns sono divenuti “la mia famiglia” sin dall’inizio, l’anno scorso. Non mi piace stare qui solo perché Phoenix è divertente cestisticamente parlando, ma soprattutto perché anche la vita quotidiana lo è. Stare in compagnia di gente gradevole, che lavora quotidianamente e che non ti disturba mentre lavori, con cui non si creano disagi o problemi, rende tutto più leggero. Non pensi mai di essere a lavoro: pensi solo che ti stai divertendo e godendo ciò che fai. È davvero positivo per me. Per questo volevo davvero tornare e continuare a lavorare con i miei compagni, lo staff, gli allenatori: era semplicemente ciò che volevo.

Jae Crowder si era detto sicuro del tuo ritorno a Phoenix…

Jae non sapeva nulla. Non è il mio agente, non lavora per me. Nah.. però era comunque vero. Con Jae si è creato un rapporto di fiducia reciproca e profondo rispetto, ed è chiaro a tutti quanto ci siamo divertiti a giocare insieme l’anno scorso. Adesso, con una stagione di esperienza alle spalle, sono sicuro che la prossima sarà anche meglio. L’ho già detto, prevedo che uno dei nostri punti di forza quest’anno sarà la costanza.

Quali sono le aspettative per te stesso e per i Phoenix Suns per la prossima stagione?

Beh, le nostre aspettative sono quelle di scendere in campo e riprendere dove abbiamo lasciato. Dobbiamo lavorare, sin dal primo giorno. Non va bene dare per scontato il nostro ingresso ai Playoffs e poi da lì impegnarsi di più per arrivare in fondo. No, assolutamente: ci sono cose da migliorare, di cui siamo consapevoli e che vogliamo migliorare.

Hai dovuto cambiare qualcosa negli allenamenti di questa offseason?

Ho subito un intervento. Dopo la fine della scorsa stagione mi sono operato, perciò ho dovuto cambiare parecchio rispetto alle stagioni passate. Ho fatto riabilitazione tutti i giorni per 6-7 settimane. In generale, ho cercato di fare ciò che era meglio per me, quest’estate: stare quanto più tempo possibile con la mia famiglia.

E’ stata un’offseason più corta, dopo aver giocato le Finals. Ne hai parlato con Jae Crowder, che aveva già affrontato questa situazione nel 2020?

No, in realtà non ne abbiamo parlato, però penso che la situazione fosse un po’ diversa. In ogni caso, abbiamo affrontato il training camp da squadra, tutti uniti, noi e il coaching staff. Per i nuovi arrivati è stata una situazione stimolante.

FOTO: The Bright Side of the Suns

Quanto spesso ripensi alle Finals contro i Bucks?

Non così spesso, a essere onesto. Adesso sono qui e sono concentrato su ciò che verrà, anche quando riguardiamo videoclip dell’anno scorso. Sono concentrato su eventuali situazioni, giocate e azioni che migliorerebbero la squadra, ascolto tutti i suggerimenti del coach.

Per i tifosi di Phoenix ormai sei “uno di loro”?

È bello, anche perché sono un grande tifoso e sportivo. Credo davvero che sostenere la propria casa sia importante, e questa è casa mia. Tiferò anche per le Mercury (WNBA). Qualche giorno fa, durante un allenamento, stavo tirando a canestro in un campo, lo stesso in cui si allenava Diana Taurasi. Ho avuto il piacere di poter osservare i suoi allenamenti. Al college c’è la squadra femminile, e pure all’high school, dove spesso è anche più seguita di quella maschile. Essere lì, insieme a loro, crea un legame, un legame vero. Quest’anno voglio potermi sedere sugli spalti e vederle vincere. È come se fossimo tutti un’unica grande squadra. Nei miei anni in NBA, nei vari trascorsi a New Orleans, Los Angeles, Houston e Oklahoma City non c’era una squadra femminile affiliata. Non avevo mai avuto un’esperienza del genere.

Ti sei preso cura del tuo corpo in modo diverso in questa offseason?

No, prendersi cura del proprio corpo è un lavoro a tempo pieno, che ti impegna ogni giorno. Devi sapere quando allenarti e quando devi fare qualcosa di differente. Giorno per giorno, ho semplicemente continuato a lavorare.

C’è qualcosa della scorsa stagione che vorresti ritrovare in questa?

Penso che la cosa più importante sia la nostra fame, quella mentalità da underdog che avevamo ogni singola partita. Penso che dovremmo mantenerla, mantenere la stessa energia, consapevoli che quest’anno avremo anche più attenzione mediatica. Siamo consapevoli che ci saranno squadre vogliose di affrontarci per misurare il loro valore sul campo, ma dovremo dimostrare ancora più voglia di vincere di loro. E costruire giorno per giorno. Come ho già detto, il bello di far parte di una squadra come la nostra è che sappiamo di dover guadagnarci tutto step-by-step.

Cosa significherebbe per te essere incluso nella lista NBA’s Top 75 players of all time?

Per me vorrebbe dire molto. Ricordo quando stilarono la Top 50, in quell’All-Star Game in cui tutti i 50 più forti della storia hanno sfilato con le loro giacche e tutto il resto. Ed essendo uno studioso e amante di questo Gioco, sì, significherebbe davvero molto per me.