Le due franchigie sembrano non aver ancora risolto i loro enigmi in questa offseason.

FOTO: NBA.com

I Portland Trail Blazers e i Boston Celtics stanno attraversando due momenti per certi versi simili: entrambe si trovano nel pieno del limbo tipico dell’NBA. Due buone squadre, con individualità importanti, ma con criticità evidenti che le escludono a priori dal gruppo delle possibili contendenti al titolo.

Le risposte che si attendevano in offseason sono arrivate finora solo in parte, e con la free agency che volge alla conclusione, è ora di chiedersi se vedremo queste due franchigie protagoniste del trade market.

Portland, ancora Lillard-McCollum?

Qualche mese fa i Blazers hanno affrontato l’ennesima uscita prematura ai Playoffs, che sembrava però aprire finalmente le porte verso un cambiamento. D’altronde, Damian Lillard è nel fiore degli anni, e merita una squadra che gli permetta di lottare per la vittoria finale.

Lo sa anche lui, che ha infatti apparentemente lanciato avvisaglie al front office già dalla fine della scorsa stagione.

Eppure, ad oggi, nonostante le interessanti aggiunte di Cody Zeller, Tony Snell e Ben McLemore, i Blazers sono lontanissimi dal potersi considerare una contender.

In difesa di Neil Olshey, c’è da considerare che è notoriamente molto complicato convincere un free agent ad accasarsi a Portland, e la situazione della squadra non aiuta.

Per questo motivo l’attenzione si sposta sul trade market.

Con l’estensione di Norman Powell appena firmata, appare ormai chiaro come il sacrificio necessario per cambiare le carte in tavola sia quello di CJ McCollum. Il 29enne non è tatticamente complementare a Lillard e ha un valore di mercato abbastanza elevato.

Il front office però non ha nessuna intenzione di svenderlo, e lo scambierà solo per un pacchetto davvero convincente. Date dunque le attuali richieste delle altre franchigie per i papabili giocatori inseribili in una trade (uno su tutti: Ben Simmons), sembra improbabile una partenza di McCollum a breve; più possibile invece a stagione in corso.

Questo atteggiamento attendista potrebbe però non piacere a Lillard. La superstar ha ormai concluso l’esperienza a Tokyo 2020, e tornato in patria trova un roster non migliorato quanto avrebbe voluto. Potrebbe essere arrivato per lui il momento di richiedere una trade.

Alla sua decisione è aggrappato il futuro prossimo della franchigia.

FOTO: NBA.com

Boston, tanti cambiamenti ma ancora un punto di domanda

In casa Celtics invece gli stravolgimenti non si sono fatti attendere. A partire dalla promozione di Brad Stevens e l’arrivo di Ime Udoka come nuovo head coach, fino ad arrivare alla partenza – tra le altre – di Kemba Walker e gli arrivi di Al Horford, Josh Richardson, Enes Kanter e Kris Dunn.

Il front office è tutt’ora attivo sul mercato dei free agent, e l’obiettivo numero uno è Dennis Schroder. Come riportato un paio di giorni fa da Keith Smith, le due parti sono interessate ma i Celtics hanno intenzione di offrire un solo anno di contratto all’ormai ex Lakers, e quest’ultimo è ancora in cerca di uno stipendio più alto di quello che i Celtics possono offrirgli.

Nonostante le Trade Exception accumulate, infatti, la franchigia ha già perso ogni traccia di flessibilità salariale, e naviga nei pressi della soglia della Luxury Tax. Il modo più semplice per acquisire Schroder sarebbe quello di scendere ancora un po’ al di sotto di questa soglia e utilizzare la Mid-Level Exception da 9.5 milioni di dollari: la quota è più bassa rispetto alle pretese della point guard, ma forse nessun’altra squadra sarà in grado di pareggiare l’offerta.

Essendo però sotto la soglia dell’apron di appena 4.8 milioni, per poter mettere in atto tale operazione l’imperativo dovrà essere liberare un po’ di spazio salariale.

L’arrivo di Schroder coprirebbe un buco nel roster, e sostituirebbe per certi versi il precedente ruolo di Evan Fournier. Il 27enne non è però il primary creator con elevate doti di playmaking che servirebbe ai Celtics. La scelta di affidarsi a lui è un chiaro segno dei piani di Stevens: la scelta ricade ancora sullo scoring e sul playmaking diffuso, pur non avendo funzionato affatto dopo l’addio di Gordon Hayward. Se il front office avesse voluto cambiare strategia, avrebbe probabilmente cercato un profilo à la Ricky Rubio, accasatosi invece ai Cleveland Cavaliers.

Nel caso in cui, però, i problemi evidenti mostrati nella stagione 2020/21 si dovessero ripresentare, allora potremmo ritrovare Boston tra le protagoniste alla trade deadline, alla ricerca di una soluzione nuova.