16. La partita da 63 punti

Sarebbe stato facile per Gene Banks e Jordan scontrarsi durante il loro periodo insieme a Chicago, considerando che uno è di Duke e l’altro di UNC; ma a parte qualche occasionale e bonaria presa in giro, il rapporto tra i due fu sempre rispettoso.

Banks ricorda il momento in cui capì che c’era qualcosa di diverso in Jordan: fu quando, a metà del secondo quarto di una gara contro i Boston Celtics nei Playoffs del 1986, palleggiò tre volte di fila in mezzo alle gambe prima di superare Larry Bird per un jumper dalla media. «È stato allora che abbiamo capito che era di un altro livello», ha detto Banks. «L’avevamo visto in allenamento, ma in una partita contro Boston, contro Bird, è stato incredibile».

Jordan concluse l’incontro con 63 punti, che rappresenta ancora oggi un record in un incontro di postseason. Boston superò comunque il primo turno senza sconfitte, per vincere alla fine il titolo NBA del 1986, ma Jordan aveva gettato le basi per la sua dinastia.

«Penso che sia Dio travestito da Michael Jordan», ha detto Bird dopo la partita. Banks, che ora è l’ospite del podcast di The Bank Shot, è d’accordo. «Bird aveva ragione».

17. The first dance

Il nome Leah Wilcox è presente nei titoli di coda di The Last Dance. Ma la vice presidente NBA per le talent relations è ansiosa di parlare della “first dance” di Jordan accanto a Full Force, Kid ‘n Play e Lisa Lisa sul set del video di “Michael Jordan’s Playground” del 1991. Il consiglio di Wilcox dopo aver visto le mosse di Jordan? «Continua a giocare a basket».

Ma quello che abbiamo visto di Jordan nel video musicale fa parte di ciò che Wilcox incoraggiò i giocatori NBA a fare da quando sono entrati nella Lega negli anni ’80: mostrare un altro lato di loro stessi. Questo le ha fatto guadagnare il titolo tra i giocatori di “Big Sis”, insieme alla sua reputazione di aiutare a costruire il legame della Lega con il mondo dello spettacolo.

Alla fine strinse un legame con Jordan sul set del video “Come Fly With Me” nel 1988. Durante le riprese, Wilcox lo sorprese portando sua sorella in città per una visita. «Con Michael, ero più che altro un volto riconoscibile ogni volta che dovevamo fare un’intervista con lui o organizzare qualcosa che lo coinvolgesse», ha detto Wilcox. «Ero solo Leah, e ho avuto la fiducia di Michael e di quelli della sua cerchia. Ero anche quella noiosa, quella rompiscatole. Quando diceva di no, lo pregavo di fare qualsiasi cosa».

Nel suo ruolo, lavorando dietro le quinte con un gran numero di giocatori, Wilcox ha osservato la differenza tra Jordan e il resto dei giocatori del campionato. «Non potrebbe mai essere solo Michael», ha detto. «Con la sua celebrità, le piccole cose, come camminare al parco, non potrebbe mai farle».

Ma invece a Jordan piaceva guidare veloce per le strade di Chicago, cosa che Wilcox ha scoperto un giorno dal sedile del passeggero della sua Ferrari, mentre andava a fare un’intervista. «Non ricordo di aver visto nessuno, ecco a che velocità stava andando».

Wilcox è stata con noi per quasi tutto il viaggio dei contenuti video fuori campo che la Lega ha prodotto. Pochi giorni prima della conclusione del documentario di ESPN – dove, ancora una volta, appare nei titoli di coda – ha ricevuto una foto dell’ultimo scatto di Jordan nelle Finali del 1998 all’interno di una cornice della Lega con le parole “The Last Dance”.

«E’ stato fantastico», ha detto. «Sono onorata di essere stata inserita nei titoli di coda».

18. Rinunciare a un’home run per MJ

Il rapporto degli scout che il lanciatore dei Knoxville Smokies Jeff Ware ha avuto su Jordan mentre affrontava il tre volte campione NBA in una partita di baseball in Double-A del 1994 fu: insistere all’interno sulle sue mani. La palla che Ware lanciò effettivamente era passata proprio sopra il centro del piatto.

Mentre Jordan stava per colpire, Ware borbottò due parole: «Oh, no». Per Jordan fu la seconda home run della sua prima stagione con i Barons. Mentre Jordan stava percorrendo le basi, la mente di Ware iniziò a correre. «Stavo pensando: “Stasera riceverò delle telefonate”», ha ricordato Ware. «Ero incazzato».

Ma quell’home run si rivelò un punto cruciale per Ware, che si era perso la prima parte della stagione dopo l’intervento alla spalla. La sua velocità, nell’inning dopo l’home run di Jordan, aumentò nel corso del resto della partita e della stagione. «L’anno dopo ho fatto un 7-0 in Triple-A, e sono stato chiamato da Toronto», ha detto Ware. «Quel momento è stato un punto di svolta per me».

Ware usa quella storia – la spinta e la concentrazione di cui aveva bisogno per scrollarsi di dosso quel momento – con i giocatori del roster dei Buffalo Bisons, la squadra di Triple-A dei Toronto Blue Jays dove è l’allenatore dei lanciatori. «Ho causato quel fuoricampo, ne ero arrabbiato, ma l’ho superato», ha detto Ware. «Voglio che sappiano che possono farlo anche loro».

Nel 1994, durante l’allenamento di battuta del giorno successivo, Ware prese alcune nuove palle dalla borsa dell’equipaggiamento della squadra e si avvicnò a Jordan.

«Abbiamo parlato un po’ e gli ho chiesto di autografare le palle», ha detto Ware. «Era uno dei migliori giocatori di basket del mondo, appena uscito da un threepeat, e ho avuto la possibilità di giocare contro di lui. Anche da avversario, è stato emozionante».

19. Ho battuto Michael Jordan, uno contro uno

In qualità di uno dei principali dirigenti finanziari della nazione, a John Rogers viene chiesto di fare presentazioni in occasione di conferenze in tutto il mondo. E il rompighiaccio che usa spesso quando si trova davanti a quel pubblico è ormai un classico: «Ho battuto Michael Jordan, uno contro uno».

Rogers pagò per frequentare il campo della Michael Jordan Senior Flight School di Las Vegas nel 2003. I partecipanti, al termine di una delle sessioni, possono offrirsi volontari per giocare contro Jordan uno contro uno, al meglio dei tre. Rogers riuscii a battere Jordan 3-2 con un layup finale che è stato più una preghiera che un tiro, tanto che spinse Jordan a gridare: “Oh, no”, mentre la palla stava cadendo attraverso la rete.

Rogers non era un dirigente d’azienda qualsiasi che è riuscito a lanciare una preghiera per battere una leggenda. È un ex playmaker di Princeton che ha giocato in squadre di basket 3 contro 3 che hanno vinto titoli regionali, nazionali e mondiali. Faceva anche parte del gruppo di ragazzi che giocò con Jordan mentre His Airness contemplava il ritorno che alla fine lo ha portato a scendere in campo con i Wizards.

«Ho dovuto cambiare su Michael di tanto in tanto durante quelle partite, e mi ricordo che una volta stava andando a fare un tiro e pensai che di sicuro l’avrei stoppato. L’ho mancato», ha detto Rogers. «Questo mi dà ancora oggi fastidio».